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ANORESSIA: LA MANCANZA DI UNA CAUSA PRECISA

ANORESSIA: LA MANCANZA DI UNA CAUSA PRECISA
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Molte volte mi sono chiesta che cos’è e quali siano le cause dell’anoressia…la risposta è semplice, sfiora la banalità: non lo so e non mi vergogno di dirlo, ma penso che in fondo nessuno lo sappia, anche se nessuno sembra volerlo ammettere ed abbia una risposta sempre pronta. È umiliante arrendersi senza proporre almeno un abbozzo di risposta e, per orgoglio professionale, posso tentarne di darne una…un “black-out neuronale nell’intricato labirinto psichico”. Sicuramente è una risposta d’effetto per dire, ugualmente, non lo so! Certo è preoccupante se pensiamo che l’anoressia è una patologia in netto aumento sopratutto tra le giovani e che conduce spesso a quadri cinici altamente cronici, quasi sconvolgenti. Le stime in Italia indicano una prevalenza della malattia nello 0.8% della popolazione femminile tra gli 11 e i 26 anni. Come tutte le cose che non riusciamo bene a comprendere, l’anoressia ci induce a riflettere e a cercare spiegazioni ed ulteriori indicazioni nell’infinito mondo psichico. Voglio tentare una risposta per cercare di aiutare quella moltitudine di genitori sconvolti, disperati, che sono impegnati nei casi più gravi in un percorso terapeutico difficile, una sorta di via crucis che non conosce pause e che si arricchisce giornalmente di una nuova speranza di guarigione, puntualmente smentita dalla drammatica evoluzione del quadro clinico psichico e nutrizionale. Ogni genitore che combatte una lotta impari contro una patologia priva di una causa precisa, ma che corrode e logora più di un acido e deprime più del più cocente degli insuccessi, ha diritto ad una risposta, ha diritto di essere aiutato, ma anche il dovere di capire. Ma capire che cosa? Che è fondamentale il dialogo con i figli, quel dialogo che la vita frenetica di oggi impedisce e trascura, quel dialogo che cresce pian piano negli anni e che non si inventa in un momento di particolare ispirazione o disponibilità.

Se non ricaviamo ogni giorno del tempo da dedicare ai nostri figli, ci accorgeremo, una volta che questi saranno cresciuti, che sono lontani, che quello che abbiamo perso non lo possiamo più recuperare, che i danni psicologici a volte sono permanenti. Questa assenza di un valido riferimento nella famiglia rende i nostri ragazzi particolarmente vulnerabili alle facili promesse della televisione e della moda. In un’età in cui si vorrebbe ottenere tutto e subito è difficile resistere: l’insicurezza tipica dell’adolescenza viene nascosta da una ricerca ossessiva di ambizione, di perfezione, di simboli di successo e di accettazione sociale. Parlo della moda, in tutte le sue varianti, che tante vittime sembra poter fare tra i nostri giovani, così insicuri ed attenti ad apparire, più attratti dall’esteriorità piuttosto che dall’interiorità, dall’avere piuttosto che dall’essere. Oggi purtroppo viviamo in un’epoca in cui l’esteriorità sembra aver preso il sopravvento sull’interiorità: la forma e le misure del corpo sembrano giocare un ruolo di primo piano sull’impressione globale che una persona ha di sé. Molte persone appaiono ossessivamente e narcisisticamente autocentrate sul culto dell’immagine aderendo acriticamente ai modelli quotidianamente proposti dalla moda e dai mass media, dove sembra essere quasi un ‘dovere’ raggiungere il successo ed essere fisicamente perfetti. Ciò potrebbe non costituire di per sé un problema. Un messaggio che sopravvaluti l’importanza dell’esteriorità può diventare invece motivo di preoccupazione e di allarme se interagisce con altri problemi, quali ad esempio una condizione di immaturità psicologica e di fragilità dell’Io, cioè se viene accolto da giovani con problemi di natura affettiva e relazionale. Così per questi e chissà quanti altri motivi “imprigionati nel labirinto della psiche”, ci troviamo di fronte ad una figlia anoressica; ogni genitore si domanda cosa fare per uscire da un incubo in cui tutta la famiglia viene precipitata, per ricominciare a vivere. Certo che è possibile uscirne, e questa è la mia risposta ai genitori, soprattutto quando ci accorgiamo della malattia nella fase iniziale, quando notiamo una riduzione dell’alimentazione, il vomito successivo ad un pasto, comportamenti strani e quasi rituali, l’assenza o il ritardo mestruale.