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LE BUGIE DEI BAMBINI

LE BUGIE DEI BAMBINI
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Esistono varie ragioni per cui un bambino può mentire. Se il proprio figlio è in età scolare, si tenga presente che il bambino a quest’età è caratterizzato da una grande esuberanza mentale ed emotiva, è poco critico e non discerne bene tra la realtà e la fantasia. Inoltre a quest’età il bambino ha una fantasia e immaginazione senza freni. È anche frequente che si inventino un compagno di giochi o un “amico immaginario” che in realtà non esiste. Pertanto non ci si deve preoccupare: se il proprio figlio inventa storie fantastiche a quest’età è perché la sua immaginazione è senza limiti, ma il problema si supera a mano a mano che matura.

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S.O.S. GENITORI

S.O.S. GENITORI
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“Quando vorremmo modificare qualche aspetto del bambino,
sarebbe meglio prima vedere se non sia qualcosa
che possiamo piuttosto cambiare in noi stessi.”
Carl Jung

Come molte persone prima di diventare genitore, anch’io non riuscivo a immaginare l’intensità del sentimento che avrei provato per i miei figli. Non avevo idea dell’emozione che avrei sentito quando avessero sorriso per la prima volta, avessero imparato a camminare, a parlare. Non potevo immaginare quanta pazienza e quanta attenzione mi avessero richiesto minuto per minuto. Né quanto avrei desiderato dargli tutta l’attenzione di cui avevano bisogno. D’altro canto mi sorpresi a constatare quanto, a volte, mi sentissi frustrata, delusa, vulnerabile. Frustrata quando non riuscivamo a comunicare, delusa quando si comportavano male, vulnerabile quando dovetti riconoscere di essere preda delle mie emozioni invece che padrona di un corretto modo di agire con loro.

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NON PULITORI DI PAPERI: OVVERO COME CURARE I DISTURBI ALIMENTARI

NON PULITORI DI PAPERI: OVVERO COME CURARE I DISTURBI ALIMENTARI
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Un giovane papero naviga tranquillo sulle acque di un grande stagno. Non ha coscienza che la superficie è inquinata da larghe chiazze di petrolio. Finché un giorno fatica a prendere il volo: le sue piume hanno perso la loro leggerezza. Il panico si impadronisce del papero. Poi -finalmente- qualcuno si accorge del flagello che di è abbattuto su quell’ecosistema. Preleva il papero dallo stagno, lo ripulisce amorevolmente, poi lo getta nuovamente nello stagno – “passo tra una settimana per darti una pulitina…” – e se ne va. Papero non conosce altri luoghi che quello e, pur potendo volare, preferisce rimanere in un habitat sporco, avverso, ma conosciuto, piuttosto che avventurarsi verso l’ignoto.

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