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OBESITA’ E BAMBINI

OBESITA’ E BAMBINI
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Purtroppo negli ultimi vent’anni si è assistito non solo ad un drastico aumento dell’obesità negli adulti, ma anche tra i più giovani. In estate è possibile non notare quanti bambini sotto ai 12-13 anni sono in evidente sovrappeso, e quanta ignoranza nelle persone che pensano di fare del bene nutrendo i propri bambini a suon di gelati e patatine. Spesso i genitori non si rendono conto che, così facendo, condannano i loro piccoli ad una condizione di sovrappeso che facilmente li accompagnerà tutta la vita, favorendo i disagi sociali ed uno scorretto rapporto con il cibo. Per quanto concerne la condizione di sovrappeso, ci sono problematiche a livello di salute alle quali andrà incontro il bambino quando crescerà. Un aspetto a volte trascurato, ma importantissimo in particolar modo per un bambino, è il disagio sociale: un bambino in sovrappeso avrà molti problemi a confrontarsi con i suoi compagni, a scuola e nel tempo libero. I bambini sanno essere molto sinceri, non hanno filtri e non hanno sviluppato ancora una giusta dose di empatia; essere deriso dai propri compagni può segnare profondamente un bambino e sicuramente un bambino in condizione di obesità o sovrappeso è un facile bersaglio. Forse agli occhi degli adulti possono sembrare cose di poco conto e spesso non sono realistici quando chiedono ai loro figli di restare indifferenti alle critiche dei loro compagni, ignoranti della possibilità che il figlio possa anche restarne traumatizzato, in una fase delle vita già di per sé difficile come quella della crescita.

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BAMBINI E RABBIA

BAMBINI E RABBIA
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La rabbia infantile costituisce un tema di consulenza sempre più frequente per lo psicologo. E’, infatti, in crescita la richiesta di aiuto da parte di genitori e insegnati che non riescono a gestire bambini con forti comportamenti di rabbia.
Molti professionisti del settore (come pediatri, educatori, allenatori, ecc) concordano nel ritenere che le manifestazioni di rabbia dei bambini siano in aumento. Parallelamente la mia esperienza clinica (e di mamma) suggerisce che sia in aumento anche la difficoltà degli adulti nel gestire la rabbia infantile e, più in generale, tutte le espressioni di disaccordo,  protesta, sfida e opposizione.
Le difficoltà riguardano, quindi, sia i contesti familiari, sia quelli scolastici o educativi in senso ampio.
La rabbia è una delle emozioni primarie e compare molto presto nel percorso di sviluppo del bambino. Questo significa anche che le difficoltà nel gestirla iniziano nei primi anni di vita e continuano,a volte, molto a lungo.
I comportamenti di rabbia hanno sempre un significato e in alcuni casi più di uno, però cambiano con la crescita del bambino e si fanno “promotori” di messaggi diversi in base all’età del bambino, al contesto in cui si palesano, alla sua specifica situazione famigliare, ecc.
Le esplosioni di rabbia attivano, quasi sempre, preoccupazione e rabbia nei genitori e disagio e frustrazione negli adulti che si occupano di bambini così irosi. Ci si ritrova a non gestire né la rabbia dei bambini, né la propria!
Lo psicologo può trovare un suo specifico spazio di lavoro nell’accompagnare bambini, ma soprattutto genitori ad intraprendere un percorso che aiuti sia i grandi che i piccoli ad adottare nuove prospettive sulla rabbia espressa, ad utilizzare strumenti più efficaci nella gestione dei comportamenti di protesta e opposizione e, soprattutto, ad aprire letture ampie, ma sempre specifiche e precise, sul significato e la funzione che la rabbia ha per tutti, con l’obiettivo di trasformarla, elaborarla e renderla risorsa.

Per commenti, scrivi a info@spazioaiuto.it

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PROBLEMI GENITORI E FIGLI

PROBLEMI GENITORI E FIGLI
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La possibilità che i genitori hanno di crescere bene i loro figli è il risultato di una complessità che fa ritenere fuorviante e inutile stabilire nessi rigidi e deterministici di causa-effetto. Si parla quindi più propriamente di fattori di rischio presenti in determinate situazioni, di per sé quindi non rigidamente predittivi di esiti negativi sul bambino. Tale esito è peraltro il risultato dell’intersecarsi di fattori di rischio con fattori protettivi, conosciuti in letteratura con il nome di resilience.

Nel resilience si riconoscono due componenti:

  • la capacità di resistere alle situazioni difficili, per esempio per una persona proteggere la propria integrità
  • la possibilità di operare una costruzione positiva nonostante le circostanze difficili.

La risorsa mentale alla base del resilience è la capacità di focalizzare sulle forze anziché sulle debolezze (e nella mia esperienza di terapeuta questa è la risorsa fondamentale per lavorare e risolvere qualsiasi problema e difficoltà si sperimenti nel proprio percorso di vita). Non può essere intesa come una risorsa solo personale, ma come il frutto dell’interazione tra risorse personali e socio-ambientali (l’opportunità di chiedere un aiuto e una consulenza ne è un esempio). Viene considerato come il più importante fattore che contribuisce al resilience l’accettazione incondizionata del bambino all’interno di una stabile relazione emotiva con almeno un genitore o con una figura significativa; altri fattori alla base del resilience sono considerati la presenza di reti di supporto sociale, l’interesse del genitore per l’educazione del proprio figlio, l’interesse dei genitori per lo sviluppo della sua autonomia e della sua socializzazione extra-familiare, il non arrendersi alla propria difficile situazione ma il considerarla come transitoria e anomala, nei confronti della quale è possibile attivare risorse proprie e aiuti esterni. Quest’ultimo elemento è la caratteristica basilare in qualsiasi manifestazione di disagio, in qualsivoglia sintomo o temporanea difficoltà che si riscontri ad esempio anche nella relazione genitori-figli. Il vedere una difficoltà e un problema come personalmente gestibili, nel momento in cui abbiamo il potere di attivare le nostre risorse o di chiedere aiuto per trovare tali risorse, è già il primo passo nella direzione di una risoluzione e del ritrovamento di un benessere, sia esso personale, di coppia o dei nostri figli. Il sentirsi schiavo e in balia di un problema, dal più piccolo inciampo nella relazione tra genitori e figli alla problematica più invalidante, non permetterà mai di attivare le proprie risorse, di trovare la forza per risolvere la situazione e di uscirne! Invece è sempre possibile trovare una via di uscita, se non da soli, di certo chiedendo un aiuto…

Per commenti, scrivi a info@spazioaiuto.it

 

 

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