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BAMBINI E CAPRICCI

BAMBINI E CAPRICCI
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Quando le mamme e i papà mi consultano su un dilemma riguardante i figli, lo scopo non è assolutamente farli sentire in colpa o in dubbio rispetto alle loro capacità come genitori (per quanto ciascuno, io in primis, si senta costantemente insicuro sulla maniera più corretta -posto che esista- per crescere un figlio). Al tempo stesso, per aiutare il figlio, bisogna assumersi la responsabilità per il modo in cui il nostro comportamento di genitori ha fatto sì che il bambino diventasse così. Spesso padri e madri, senza volerlo, rinforzano dei comportamenti indesiderabili e poi si crogiolano nei sensi di colpa (niente di più inutile…). Poichè nei bambini le abitudini si sviluppano molto in fretta, non è possibile evitare completamente di essere dei “genitori per caso”. Ognuno di noi genitore, prima o poi, ha ceduto alle richieste irragionevoli del bambino, ha reagito al piagnucolio prestando un’attenzione eccessiva, ha ignorato un comportamento sbagliato non appena il piccolo ha sfoggiato il sorriso che conquista o ha lasciato perdere un gesto scorretto perché sopraffatto dalla stanchezza. Tuttavia, quando gli schemi comportamentali negativi persistono per molti mesi, o persino anni, è molto più difficile cambiarli. E si trasformano in capricci e problemi.

Per correggere quasi ogni genere di problema persistente che tormenta una famiglia, bisogna partire dal capire che cosa abbiamo fatto per incoraggiare e rinforzare il problema. Non pensate a vostro figlio come a un viziato, ma invece guardatevi allo specchio e rispondete: se lavorate fuori casa, avete la tendenza a lasciar correre se il bambino non si comporta bene? Quando dite no, vi sentite dispiaciuti per vostro figlio? Le lacrime di vostro figlio fanno sentire voi infelici?

Assicuratevi di essere pronti a cambiare. I genitori sono spesso inconsapevoli della loro stessa riluttanza, oppure trovano in qualche modo più comodo e facile proseguire per la “strada problematica”.

Per analizzare il problema individuate l’Antecedente (quello che è successo prima), il comportamento del Bambino (quello che fa), e la Conseguenza (lo schema di comportamento che si è stabilito come risultato di A e B). Questo è il metodo ABC: se osservate con attenzione e riflettete sulle difficoltà che persistono nel tempo, potete individuare quello che sta accadendo e in che modo cambiare le cose. Spesso per cambiare una situazione, devi cambiare il tuo comportamento di genitore.

Quando affrontate un comportamento problematico è importante stabilire un piano e rispettarlo, procedendo un passo alla volta: ogni cambiamento può richiedere da due a tre settimane. Prestate attenzione anche ai minimi progressi: alcuni genitori, che cercano soluzioni immediate, restano bloccati e non riescono a vedere oltre il problema. E così rimangono bloccati in “copioni” infruttuosi per molto tempo. Quando si è alle prese con un capriccio dei soliti, a volte è utile fare qualcosa di diverso per vedere come va, per mostrare al bambino comportamenti e conseguenze diverse del suo agire.

Tutti i genitori commettono degli errori. E se un giorno un bambino è più nervoso del solito, non è detto che questo si trasformi in un problema serio. Ma quando un certo schema di comportamento porta frustrazione, rabbia, esasperazione e litigi a getto continuo, qualcosa deve cambiare. E’ meglio non limitarsi ad aspettare e vedere che succede. Se da soli sembra di non farcela, perché non valutare l’idea di chiedere un aiuto?

Per commenti o chiarimenti, scrivi a info@spazioaiuto.it

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BAMBINI CHE RIFIUTANO IL CIBO

BAMBINI CHE RIFIUTANO IL CIBO
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Escludendo che il bambino abbia problemi di salute, le ragioni per cui un bambino rifiuta il cibo durante i pasti potrebbero essere:

  • Vuole mostrare di avere un certo controllo su qualcosa
  • Sa che nel giro di poco tempo potrà avere accesso a un alimento che gli piace mangiare (dolcetti, cracker, patatine ecc.)
  • Vuole vedere se gli proponete qualcosa che preferisce
  • Nelle ore precedenti ha pasticciato con vari piccoli spuntini
  • Rifiutando il cibo il bambino ottiene molte attenzioni
  • Gli piace creare confusione a tavola e sfidare il genitore

Alcune domande chiave che il genitore dovrebbe porsi:

  • Al momento di andare a tavola, il mio bambino ha veramente fame?
  • Ha consumato qualche snack che gli ha tolto l’appetito? (anche semplici caramelle possono far diminuire l’appetito)
  • Il momento del pranzo è per lui spiacevole (ad esempio deve interrompere attività più gradevoli)?
  • Sto mettendo troppa pressione su di lui affinché mangi?
  • Mio figlio mangia normalmente fuori casa con altre persone?
  • Mi sento molto tesa quando è il momento di andare a tavola?
  • Quando mio figlio rifiuta di mangiare me la prendo eccessivamente?
  • Considero il rifiuto del cibo da parte di mio figlio come un rifiuto nei miei confronti?
  • Mi aspetto che mio figlio mangi più di quanto ha effettivamente bisogno?

Evitare di forzare a tutti i costi il bambino a mangiare. Forse pensate che come genitori è vostro compito farlo mangiare, ma NON lo è! Il vostro compito è presentargli cibo gradevole e nutriente durante i pasti. E’ compito del bambino mangiare!

Pranzate assieme a vostro figlio. Evitate sia di impegnarvi in altre attività (ad esempio, svuotare la lavastoviglie, preparare una pietanza per altri membri della famiglia, telefonare, ecc.), sia di piazzarvi davanti al bambino e imboccarlo, una volta che abbia appreso ad utilizzare le posate. I pasti sono un’esperienza sociale ed anche in quei momenti il bambino apprende ciò che vede. Se vi aspettate che il bambino assaggi con curiosità qualcosa di nuovo, gli altri membri della famiglia dovranno dare l’esempio. Questo non significa necessariamente che se il bambino vede la mamma mangiare spinaci senz’altro la imiterà, ma ci saranno maggiori probabilità che si abitui ad accettare una varietà di alimenti. Un altro vantaggio nel pranzare a tavola assieme al bambino è dato dal fatto di poter immediatamente lodare e incoraggiare il bambino non appena prova ad assaggiare cose che in precedenza tendeva a rifiutare.

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