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CIBO E PIACERE

CIBO E PIACERE
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Spesso il cibo diventa uno degli unici piaceri che pensi di trovare nella vita? L’unico modo per rilassarti la sera o sciogliere le tensioni è aprire la dispensa o il frigorifero o buttarti sui tuoi biscotti preferiti? Ti accorgi di mangiare in modo inconsapevole e di ritrovarti regolarmente con Kg in più da smaltire? Vorresti ritrovare un rapporto più sereno col cibo, così che non rimanga la tua unica fonte di piacere o viceversa di preoccupazione?

Hai presente quando ti chiedono “cosa ti piacerebbe fare” e a te d’istinto viene da chiedere “e a te?”. Che si tratti di decidere dove uscire la sera, di cosa mangiare, o si tratti di qualche scelta a lavoro o di cosa ci fa davvero piacere mentre facciamo l’amore: per non offendere/sbagliare/far sentire da meno/perdere l’amore di chi abbiamo di fronte non esprimiamo quello che desideriamo. A volte non sappiamo neppure noi cosa desideriamo, perché non siamo state abituate a esprimerci riguardo al piacere.

E’ così radicato in noi questo comportamento del ‘voglio-farti-piacere-a-tutti-i-costi-così-magari-ti-piaccio-e-così-mi-ami’ che si insinua nei modi più impensati nelle nostre giornate. E tu? Sai cosa ti piace? Ne sei consapevole? Riesci a dirlo di fronte agli altri, anche se loro potrebbero avere un’altra opinione, voler fare un’altra cosa o addirittura sentirsi offesi? Sei in contatto con i tuoi desideri? Non solo rispetto al cibo e a ciò che vorresti mangiare…

Si tratta di

  • chiederti cosa vuoi tu.
  • esprimerlo nel modo più chiaro possibile senza lamentarti, ma con voce chiara e in modo diretto.
  • ricordarti che comunque venga preso dalle persone, dall’universo, o dal tuo amante non è una tua responsabilità perché tu hai semplicemente espresso quello che ti fa piacere.

Solo dopo che ti sei espressa vedi se ti fa piacere scendere leggermente a compromessi e solo perché lo vuoi tu e non per fare piacere agli altri…Tieni presente quanto sei fortunata e impegnati a sfruttare quest’occasione. Smettila di far di tutto per piacere o far piacere agli altri. Pensa a cosa vuoi tu. Inizia a metterlo davanti a tutto e tutti. Forse allora il cibo perderà la sua funzione malsana di unica fonte di piacere e riscoprirai il piacere di mangiare piuttosto che di lenire qualsiasi emozione col cibo (Tratto da e thanks to Elisa Caltabiano, mia fantastica insegnante di Danza Qoya).

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EMOZIONI E CONSAPEVOLEZZA

EMOZIONI E CONSAPEVOLEZZA
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Una persona consapevole è una persona che ha la capacità di avere una visione integrata della propria identità, del proprio percorso di vita. Che vive con partecipazione emotiva ciò di cui è protagonista, ma non rimane intrappolata in un eccesso di sentire emotivo, bensì sa riconoscere le emozioni sperimentate, sa attribuire a esse valore e validità e poi sa abbinare a tali emozioni i significati che la rendono capace di comprendere in modo realistico e vero, integro e completo ciò che è accaduto. La consapevolezza è la capacità che possiede chi sa vivere la propria vita in modo intenso e complesso, immergendosi nel flusso dell’esistere e cogliendone l’essenza nel qui e ora. Poi, ciò che è stato vissuto nel qui ed ora può diventare un ricordo che appartiene alla nostra autobiografia, che ci permette di raccontare noi a noi stessi, in un dialogo implicito orientato a dare senso al nostro percorso evolutivo, ai cambiamenti e alle trasformazioni che ci occorrono nelle differenti fasi del nostro ciclo di vita.

La consapevolezza ha una proprietà fondamentale: fa luce sul passato, ne comprende gli eventi e gli accadimenti, ne valuta l’impatto e le conseguenze sulla nostra esistenza. Ma dopo aver fatto questo lavoro di rivelazione e rischiaramento delle zone d’ombra e di confusione, sa collocare tutto questo al posto giusto. Ovvero sa lasciare il passato nel passato. E non ne rimane più in balia, non se ne lascia contaminare, impedendo che frammenti e rimasugli emotivi tossici di pezzi di vita che ci siamo lasciati alle spalle continuino ad agire nel presente e mettano a serio rischio la possibilità di felicità che ci riserva il nostro futuro. Lasciare il passato nel passato: è forse questa l’operazione chiave per poter avere accesso alla dimensione della consapevolezza in modo da rendere tale proprietà l’elemento su cui poggiare l’equilibrio della nostra esistenza, delle nostre relazioni, della nostra capacità di riflettere su di noi e su chi ci vive a fianco. Quanti tra noi vivono ogni attimo della loro vita intrappolati in un rancore silenzioso ma cronico che deriva da un’irrisolutezza e da un invischiamento sempre attivo e derivato dalle relazioni disfunzionali vissute nelle fasi precedenti della loro esistenza? Quanti si muovono ancora nella vita con la paura di ciò che la mamma o il papà, magari ormai anziani, potrebbero pensare di ciò che vanno facendo? Quanti adulti tengono nascosti eventi o relazioni alle persone della propria cerchia familiare per il timore del giudizio che essi potrebbero darne?

E’ dentro a queste trappole invisibili rappresentate dai legami intimi e famigliari -che vengono vissuti come fonte di paura o giudizio, colpa o rancore- che noi rimaniamo in costante balia di tempeste che scuotono il mare nel quale cerchiamo di dirigere la nave della nostra vita. Come facciamo a renderci conto che non siamo pienamente consapevoli di ciò che siamo e stiamo vivendo? Spesso siamo vittime di un costante rimuginare e del nostro rimanere ancorati a un vissuto antico che non abbiamo mai affrontato ed elaborato pienamente. E’ fondamentale, per acquisire consapevolezza, imparare a fare un onesto e realistico monitoraggio della propria attività psichica: quanta energia ogni giorno spendiamo (e perdiamo) a rimuginare su ciò che le persone che ci sono a fianco, o che hanno giocato un ruolo nella nostra vita, ci fanno o ci hanno fatto? (Fonte: Alberto Pellai). Spesso è necessario un aiuto per superare antiche ferite, per diventare consapevoli dei nostri pesi passati e delle nostre catene emotive, per poi diventare persone più libere e serene, capaci di scelte consapevoli e sagge…

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ABBUFFATE E ABITUDINI

ABBUFFATE E ABITUDINI
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Vi ritrovate a fare abbuffate, quasi quotidiane, e non riuscite a capire il perché? Le nostre azioni sono spesso frutto di automatismi inconsci. Siamo tornati dal lavoro e abbiamo aperto il frigorifero, anche se non abbiamo fame? Ci siamo seduti davanti alla Tv e abbiamo preso il pacco di biscotti dalla dispensa? Eppure non sappiamo dire perché abbiamo fatto così, noi che magari stiamo cercando in tutti i modi di perdere peso. In questi casi è stata la mente a decidere per noi, sfruttando quel bonus di scelte inconsce che in molti casi ci tirano fuori dai guai, come l’automatismo che ci fa guardare a destra e a sinistra prima di attraversare la strada o la capacità di guidare. Difficile però è accettare gli automatismi e le abitudini che ci impongono scelte che alla lunga condizionano in negativo e guastano la nostra vita. Eppure la nostra mente funziona così, con tutto un mondo che si muove sotto la superficie della consapevolezza. L’importante è comprendere il meccanismo e i moventi che stanno alla base dei nostri comportamenti, delle nostre abitudini e delle abbuffate.

Oggi sappiamo che l’inconscio è come un cassetto nel quale sono immagazzinate tantissime informazioni sul nostro passato, sul presente e sul futuro, nel senso che oltre alle cose che sono realmente accadute, la nostra testa archivia anche quelle che abbiamo solo fantasticato. Il 98% delle nostre azioni sono automatismi: comportamenti che si mantengono indipendentemente dalla volontà e dall’attenzione che gli diamo. Questo succede ad esempio quando sgranocchiamo biscotti per tirarci su il morale. I comportamenti governati dall’inconscio non si limitano alle scelte d’impulso però, ma nel tempo costruiscono gli atteggiamenti radicati, persino quelli che riconosciamo che in fondo non ci fanno bene e diventano automatismi e abitudini nocive, come quello delle abbuffate. Non essere consapevole dei processi mentali non significa non poterci fare nulla, ma illudersi di possedere l’autocontrollo e che basti la forza di volontà è il modo migliore per fallire.

Cosa fare allora per gestire le abbuffate ad esempio? O come riuscire a seguire una dieta? Il modo migliore per riuscire non è puntare sulla forza di volontà in una lotta titanica della mente contro le tentazioni, bensì fissare delle buone abitudini affidandosi al potere della routine, così che si instaurino degli automatismi positivi. Si può partire con piccoli accorgimenti (fare una buona colazione alla mattina, a merenda mangiare un frutto, non sabotarvi se per una volta mangiate male, eccetera), per poi aggiungerne di nuovi man mano che il tempo passa. Appena mangiare  bene diventa un’abitudine (ci vorrà un po’ di tempo e forse non ci riuscirete da soli, ma vi servirà un aiuto esperto), sarete meno tormentati dalle tentazioni e la mano non andrà più in automatico al cassetto del cioccolato, ma alla cesta della frutta. Soprattutto se grazie ad un percorso terapeutico avrete afferrato i moventi inconsci che vi spingevano a cercare il cioccolato o a fare abbuffate!

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