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DIETE E DISTURBI ALIMENTARI

DIETE E DISTURBI ALIMENTARI
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Nel disturbo alimentare nervoso l’accento va messo sul nervoso, e la terapia dei disturbi alimentari deve uscire dallo standard della bilancia e transitare ad un approccio multidisciplinare. Personalmente credo nell’armonia: un coro sano è un corpo armonioso. Un corpo armonioso è un corpo bello. E -escludendo gli eccessi e le distorture- bello è ciò che piace. Piace: ma a chi? Anzitutto a se stessi. Un corpo che fa piacere toccare, guardare, che riceve e trasmette piacere, non può essere insano, al di la delle tabelle-peso. Se poi teniamo conto che ci rivolgiamo ad un pubblico particolare, le tabelle hanno il (dis)pregio di sortire nelle pazienti un effetto-spauracchio, quindi il rifiuto totale di diventare “normali”: la nostra anoressica di 1,65 mt avrà ben più di un mancamento se le verrà indicato un peso forma di 57 Kg. Nel caso specifico, la mia personale opinione fissa il peso-obiettivo in circa 48 Kg. Raggiunto e stabilizzato il peso-obiettivo, sarà poi la ragazza stessa a determinare il proprio peso sempre, però, in relazione al criterio di “piacere” che ho appena esposto.

Noi, “normali”, abbiamo con il “fattore peso” un rapporto diverso di una ragazza o un ragazzo che soffre di anoressia, bulimia, obesità o binge. Per noi cento grammi sono cento grammi. Per loro cento grammi sono una tonnellata. Un eccessivo dimagrimento è per noi fonte di preoccupazione; per loro sinonimo di gioia. Per noi il corpo è -o almeno dovrebbe essere- uno strumento di piacere, per loro un’inutile appendice del male.

È quindi inutile cercare di far prevalere le nostre ragioni sulle loro: il nostro modo di pensare, di interpretare, di agire è totalmente diverso. Sulle nostre tabelle e sulle nostre parole deve perciò prevalere l’esperienza diretta. Loro dovranno accettare di fare esperienza di quanto sosteniamo (come ad esempio ‘il corpo è fonte di piacere, ecc.’); e siccome il corpo è, pur nella sua complessità neuropsicologica, un sistema che dà a determinati stimoli risposte univoche, adagio adagio, loro scopriranno che il piacere deve transitare da una massa corporea consistente ma non esagerata e che il piacere si raggiunge solo nella bellezza e nell’armonia. Allora il comportamento distorto lascerà spazio a movimenti volti ad ottenere benessere. Quando loro avranno accettato e metabolizzato queste semplici verità, le tabelle torneranno negli scaffali degli esperti di statistica e sarà la buona ragione a governare le loro abitudini alimentari, quindi la vita stessa.

Una persona con disturbi alimentari è un individuo che ha come cessato di crescere, di portare avanti l’esperienza-vita e ha scelto, come oggetto d’amore, qualche cosa di controllabile e fedele: l’oggetto-cibo. Ma mentre si abbuffa o rinnega il nuovo oggetto d’amore(-odio), il suo animo diviene triste e frustrato, anche se sul momento quella sembra la soluzione a tutti i suoi drammi. Bassa è la stima nelle sue possibilità e di se stessa. Oggetto delle ossessioni: il cibo. Ieri, oggi, domani. Questo è il tetro mondo di un essere che ha reali potenzialità, ma ha paura di portarle alla luce, di esplicitarle. Meglio negare, meglio affogare, è meno faticoso. Ma attraverso un percorso terapeutico avvengono profonde trasformazioni che aiutano a riemergere e a riappropriarsi di una vita sana e pienamente vissuta.

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PERCHE’ CAMBIARE?

PERCHE’ CAMBIARE?
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Il punto chiave è se volete cambiare. Volete fermare le abbuffate? Volete smettere di pensare al cibo e di controllare l’alimentazione? Cambiare è possibile: è possibile cominciare a mangiare ancora normalmente; è possibile gustare il cibo anziché mangiare con paura, dispiacere o senso di colpa; è possibile mangiare con gli altri ed essere felici.

Se avete una lunga storia di disturbi del comportamento alimentare, è importante che consideriate come avete adattato la vostra vita al problema alimentare.

Iniziate facendo una lista dei vantaggi potenziali del cambiamento. Per aiutarvi, ponetevi queste domande: se smetto di abbuffarmi,

mi sentirò meglio?

migliorerà la mia qualità di vita?

migliorerà la mia salute?

gli altri ne trarranno beneficio?

Spesso le persone sono sorprese di sentirsi meglio quando smettono di abbuffarsi o di mangiare pochissimo. Anche problemi leggeri di abbuffate e di restrizioni ossessive possono avere dei sottili effetti negativi su molti aspetti della vita. A volte può capitare che siate irascibili senza motivo, che la concentrazione non sia al massimo, che evitiate incontri sociali in cui in realtà vi piacerebbe partecipare, e che abbiate problemi di salute. Queste sono dirette conseguenze del vostro problema alimentare e che si risolveranno a mano a mano che questo migliorerà. Un altro beneficio del cambiamento è il suo effetto sull’umore e sulla propria autoimmagine: molte persone scoprono che vengono ripristinati il senso del rispetto di sé e l’autostima. Uno degli aspetti più gratificanti del fatto di aiutare le persone a superare i problemi alimentari è vedere la personalità sottostante che emerge quando il problema regredisce. La depressione, la tensione e l’irascibilità diminuiscono, la concentrazione migliora, e i vecchi interessi (forse dimenticati) ritornano; miglioreranno i rapporti e i risultati al lavoro.

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TERAPIA E DISTURBI ALIMENTARI

TERAPIA E DISTURBI ALIMENTARI
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I disturbi del comportamento alimentare sono un tentativo di cura di sé per sviluppare un senso di auto-efficacia personale. Il dolore non espresso e negato prende forma nella malattia dove il cibo sostituisce l’altro. Di fronte a un disturbo alimentare bisogna chiedersi: cosa ha condotto la persona a quel punto? A cosa le serve il sintomo? La persona non lo sa del tutto, ma insieme al terapeuta si possono trovare soluzioni meno disfunzionali di quella anoressica/bulimica/binge. È necessario lavorare su due punti focali:

  • qual è il rapporto di fondo che questo soggetto intrattiene con l’altro? Quale modalità di relazione possiede?

  • quale modalità di godimento caratterizza questo soggetto?

La cura dell’ossessione alimentare è una clinica dell’ascolto, una ricerca del singolare e dell’unico, un interesse all’altro in ciò che è inedito. Il sintomo alimentare è una risposta che il soggetto si dà a qualcosa che non controlla e non domina. Nella terapia è bene ascoltare ogni caso, ogni storia come se fosse la prima, mirando a ciò che si cela dietro al sintomo presentato, il quale rappresenta una modalità di godimento che crea sofferenza ma anche piacere inconscio. Bisogna poi aprire la porta del desiderio soggettivo, non lasciare che il paziente si accomodi sulla terapia, ma portarlo a fare i conti con la sostanza del desiderio celato e negato nel disturbo.

I disturbi del comportamento alimentare manifestano un disagio esistenziale che investe certamente il piano dell’alimentazione ma anche più radicalmente i rapporti del soggetto con l’immagine del suo corpo, con le sue emozioni più profonde, e più in generale le sue relazioni con gli altri e con i suoi familiari. Questi disturbi possono prendere forme diverse (anoressia, bulimia, obesità) e raggiungere differenti livelli di gravità. La tempestività dell’intervento è più importante nella prognosi insieme alla continuità delle cure rispetto alla gravità della psicopatologia. Non vi è alcun cervello che funzioni in condizioni corporee precarie e non vi è alcun corpo che possa sopportare profondi cambiamenti senza il sostegno della mente. Questo è lo spirito che guida il percorso di cura. Gli aspetti psicoterapici sono centrati sulla possibilità di motivare, sostenere e costruire il cambiamento, in modo tale da rendere i soggetti affetti da disturbi alimentari sempre più liberi, dai sintomi, dalle abitudini, dalle catene della malattia. La possibilità di trovare uno spazio di parola e di ascolto è la prima necessità, il poter parlare è il primo passo da compiere verso la guarigione.

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