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PROBLEMI COL CIBO: IL MIO LIBRO!

PROBLEMI COL CIBO: IL MIO LIBRO!
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Disponibile su Amazon Store il mio libro “Problemi col cibo: tra Anoressia, Binge Eating e Mindful Eating”

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I problemi col cibo oggi spaziano tra due estremi molto diversi, dalle modalità restrittive, come l’anoressia e l’ortoressia, all’alimentazione incontrollata, come il binge eating e le abbuffate compulsive: questo libro vuole mostrare la duplice faccia della medaglia dei rapporti problematici col cibo e le lotte di chi vive una relazione difficile con l’alimentazione, con modalità molto diverse all’apparenza, ma con analoghi significati e motivazioni sotto la superficie dell’acqua, come un iceberg di cui si vede solo la punta. Non è importante se si mangia fino a scoppiare o si restringe fino alla fame con un ferreo controllo, se si divora il cibo in maniera compulsiva o si digiuna in maniera risoluta, in entrambi i casi si è schiavi dell’alimentazione, legati alla catena dei problemi col cibo e alle soluzioni che illusoriamente essi offrono. Come poter liberarsi da questa catena, fare pace col cibo e di conseguenza con se stessi? Attraverso un percorso terapeutico e con l’aiuto della Mindful Eating è possibile tirare fuori tutto quello che avete dentro, dare voce e parole al proprio dolore, invece di scriverlo sul corpo, imparando a non aver paura di sbagliare, perché se si cade ci si rialza e la perfezione non esiste, a rispettare le vostre emozioni, ma soprattutto il vostro corpo e voi stessi. Nessuna dieta, restrizione o abbuffata porterà a risolvere i veri problemi, a far pace con voi stessi né ad accettarvi proprio così come siete, ma la migliore medicina è l’amore, in primis per voi stessi, e l’ascolto autentico.

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DISTURBI ALIMENTARI E FAMILIARI

DISTURBI ALIMENTARI E FAMILIARI
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Quando ci si trova vicino ad una persona che soffre di un disturbo alimentare viene naturale porsi delle domande sul come comportarsi e gestire molti aspetti della vita di tutti i giorni. Cosa fare di fronte ad un partner che si abbuffa? (anche se spesso lo fa di nascosto, ma non potendo fare gli struzzi, ci si accorge…) Bisogna costringere o no un figlio a mangiare? Bisogna far notare ad un amico che sta aumentando troppo di peso? Come regolarsi in casa con la spesa, la preparazione di cibi, la loro assunzione? Cosa fare se si scopre che un figlio fa uso di farmaci come lassativi e diuretici o adotta misure di compensazione come il vomito? Sono soltanto alcune delle domande che parenti, familiari, amici di persone con disturbi alimentari si pongono quotidianamente. Spesso essi cercano di risolvere i problemi alimentari cercando di modificare o controllare il comportamento dei loro cari. Eppure questo tipo di intervento non funziona quasi mai! Infatti non appena il controllo di indebolisce, e se non si è cercato di modificare la motivazione al cambiamento della persona in questione, il suo comportamento torna come prima, se non addirittura peggiorato: chi restringe digiunerà ancora di più se non controllato e chi mangia in maniera compulsiva si abbufferà appena ne avrà l’occasione. Uno dei principali problemi di una persona con disturbi alimentari è proprio un problema di controllo, vivono con l’angoscia dell’ossessione del controllo (del peso e di ciò che mangiano) o con la paura di perderlo! Quindi pensare di poterli battere in una partita sul controllo è una battaglia persa in partenza. Allora è necessario imparare a tollerare i sentimenti di impotenza, frustrazione, inutilità, rabbia che le persone con disturbi alimentari suscitano nelle persone che li circondano, trovando dei modi per sopravvivere emotivamente ad un amico o familiare con disturbi alimentari. Bisogna innanzitutto accettare il fatto che questi problemi non possono essere guariti all’istante, ma necessitano di una paziente terapia. In secondo luogo si devono stabilire regole di convivenza che possono aiutare a gestire questi problemi con minore ansia e difficoltà, ad esempio lasciare che ognuno decida da sé cosa vuole o non vuole mangiare senza condizionare gli altri nelle sue scelte alimentari, ma nemmeno che un genitore compri cibi speciali per invogliare a mangiare chi restringe o eviti di comprarne per non invogliare a fare abbuffate, si può continuare a comportarsi nelle scelte alimentari come se il problema cibo non fosse così invasivo nella vita quotidiana e senza che i momenti dei pasti diventino campo di battaglia. Se desiderate maggiori consigli, cercate l’aiuto di un esperto.

Per domande o appuntamenti, scrivi a info@spazioaiuto.it 

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OBESITA’ E ALIMENTAZIONE COMPULSIVA

OBESITA’ E ALIMENTAZIONE COMPULSIVA
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Se faccio scorrere nella mia mente i volti delle persone obese e con alimentazione compulsiva che ho avuto in trattamento la prima parola chiave che mi viene in mente è “impotenza”. Si assiste al fallimento del perdere peso o del recuperarlo con gli interessi dopo un calo. Il senso di impotenza e rassegnazione sono dunque i due vissuti che più spesso ci siamo trovati a condividere. Esiste un forte condizionamento sociale sia verso l’ipernutrizione che verso le diete: sono un grave fattore di rischio questi messaggi contraddittori che ciascuno di noi riceve: siamo continuamente spinti verso una nutrizione ricchissima e variegata, insieme siamo bombardati dai miti estetici della magrezza/bellezza/forma fisica con conseguenti obbligatorie diete e palestre.

Nelle problematiche di obesità e alimentazione compulsiva si osserva l’ uso del cibo per regolare il proprio stato emotivo. I sentimenti che le persone iperfagiche associano con l’iperalimentazione sono molto diversi: ansia, stress, rabbia, solitudine, noia ed eccitazione (definita magari come felicità). Perché certe persone scelgono l’alimentazione compulsiva piuttosto che un’altra dipendenza? Un’associazione profonda potrebbe essere quella con un pervasivo sentimento di debolezza personale e relazionale. Si veda come in molte culture “la grande mangiata” è considerata una prova di forza virile. Un meccanismo di base potrebbe allora essere: “mi sento debole, impotente, fiacco, devo mangiare”. Un sentimento che ha anche una evidente base fisiologica: tutti noi quando siamo a digiuno ci sentiamo deboli. Tuttavia potremmo ipotizzare che i soggetti iperfagici abbiamo specifici vissuti di debolezza. Altre dipendenze potrebbero invece essere collegate, tra gli altri fattori scatenanti, a differenti sentimenti di base. Ad esempio l’alcool è stato classicamente descritto sia come collegato ad un sentimento di inibizione (in vino veritas) che ad un sentimento di dolore da anestetizzare (bevo per dimenticare). La cannabis potrebbe essere legata a stati d’ansia, l’anoressia restrittiva è stata descritta come legata ad un sentimento di “difetto in se  stessi”, l’eroina sembra essere soprattutto un anestetico, la cocaina un disibinitore emotivo, il gioco d’azzardo potrebbe legarsi al sentimento di meritare un risarcimento. Quale cura è possibile per i problemi di obesità, sovrappeso e alimentazione compulsiva? E’ importante lavorare sul deficit di monitoraggio: imparare a distinguere tra fame vera e fame psicologica. Imparare ad ascoltare i segnali del corpo: attendere qualche minuto prima di mangiare, se non si può resistere, per decifrare il sentimento negativo retrostante. Combattere l’idea che un progetto esistenziale vada rimandato a “dopo che sarò dimagrito” e soprattutto aiutare la persona a dare davvero voce al suo dolore, invece che affogarlo nel cibo! (Fonte: Matteo Selvini)

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