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SINDROME DI BARBIE O DISTURBO ALIMENTARE?

SINDROME DI BARBIE O DISTURBO ALIMENTARE?
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Colui o colei che non è alla ricerca di conferme e approvazioni scagli la prima pietra! Il ’68 ci ha lasciato in eredità -oltre che la rinascita del femminile- un brutale ritorno al materialismo. Un materialismo che mette in secondo piano i cosiddetti valori interiori e premia l’apparenza. Apparenza soprattutto, apparenza come must. Se ciò che appare coincide con i modelli che vincono, allora conferme e approvazioni sono garantite. Credo che con questo semplice teorema si possa capire l’espandersi di palestre, centri di bellezza, consultori di dietetica, ginnastiche varie, diete strampalate e tutta quella roba che si enuclea intorno all’apparire. Non è quindi assurdo, né semplicistico, il dividere il mondo tra belli e brutti: ai primi un’ampia possibilità di soddisfare le proprie ambizioni e aspettative, ai secondi vita da “Cenerentole prima della venuta del Principe”.

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A PROPOSITO DI DISTURBI ALIMENTARI

A PROPOSITO DI DISTURBI ALIMENTARI
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Le ragazze che vomitano 20 volte al giorno o quelle che pesano 30 Kg per un metro e 60 affermano: “Io sto bene così, mi sento libera! Cosa faccio di male? Non do fastidio a nessuno, lasciatemi in pace!”. Quel lasciatemi in pace ha valore assoluto: pace dai sensi, dall’obbligo di relazioni con il mondo esterno, dal dare, dallo scorrere della vita, dalle pretese del corpo. Lassù nella testa i pensieri si aggrovigliano: controllo bilancia, rendimento a scuola, via al supermercato, abbuffata, vomitare, controllo bilancia, controllo specchio, tuffo nel balletto, controllo bilancia, frigorifero, vomitare, performance sul lavoro, prima assoluta nello sport, controllo pancia, frigorifero, vomito, controllo cibo, ancora vomito, ricerca del lassativo, movimento nella ginnastica, controllo bilancia, controllo peso, controllo specchio, conteggio calorie, palestra, abbuffata, senso di pienezza…via col vomito, controllo bilancia, controllo cibo, controllo pancia e cosce, ancora il lassativo. Frigorifero (“dove ho nascosto il cibo?”). Vomito. Poi i ‘No‘: sono no l’alimentazione normale, l’acqua, l’amore, la femminilità, la sessualità, le relazioni amorose, le cene con gli amici, il lasciarsi cullare dalle onde del vivere. No alle sensazioni, alle delusioni, all’andare verso l’altro, alla bellezza.

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LA VOCE DELL’ANORESSIA

LA VOCE DELL’ANORESSIA
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La voce dell’anoressia è un po’ come la voce del critico interiore che ogni qualsiasi persona possiede – quella vocina che ci rimprovera ogni volta che facciamo qualcosa di sbagliato. La differenza è che la voce dell’anoressia non si limita soltanto a criticare, ma prova ad offrire una soluzione. L’anoressia offre infatti la possibilità di espletare una trasformazione. Ben presto la voce dell’anoressia diventa, allo stesso tempo, la “brava ragazza” e la “cattiva ragazza”. Entrambe le tattiche sono ben note a chiunque abbia intenzione di mandare in pezzi volontà e corpo.
La “brava ragazza” offre potere, forza, controllo, superiorità, e soddisfazione. Queste sono le promesse che l’anoressia fa, anche se alla fine tutto quello che porterà sarà la sconfitta su tutti i fronti. La “cattiva ragazza” non punisce, ma fa in modo che sia tu ad infliggere le tue stesse punizioni su te stessa. Tutto questo per raggiungere i propri obiettivi. La realtà però è che la trasformazione in una più bella, superiore, e migliore versione di sé stesse non avverrà mai. E si finisce per rimanere intrappolate nell’anoressia. Perché dopo tanti anni passati in balia di un disturbo alimentare, sembra che questo faccia semplicemente parte di sé da sempre. La voce dell’anoressia a poco a poco convince che l’anoressia è tutto quello che si è, tutto quello in cui si possa identificarsi, tutto quello che ti definisce, tutto quello di cui vantarti e andare fiera, tutto quello che fa stare meglio. Tutta la propria vita. E che al di fuori c’è solo solitudine e sofferenza.

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