All posts in Obesità binge eating

GENETICA E MAGREZZA

GENETICA E MAGREZZA
Commenti disabilitati su GENETICA E MAGREZZA

INFLUENZA GENETICA E AMBIENTALE SULL’IDEALE DELLA MAGREZZA

Studio pubblicato su ‘International Journal of Eating Disorder’ (Dicembre 2012)

Uno studio sui gemelli rivela come i fattori genetici rendono alcune ragazze più inclini ad acquistare fascino nella società con la magrezza – e quindi più a rischio di sviluppare disturbi alimentari.

PROBLEMA: Spesso (giustamente) incolpiamo i media e i comportamenti sociali generali per la prevalenza dei disturbi alimentari nella cultura occidentale. Ma perché alcune donne sottoscrivono fortemente l’ideale di magrezza approvato da fotografi e celebrità sottili come bastoni – il primo passo lungo il sentiero di insoddisfazione del corpo e la possibilità finale di sviluppare l’anoressia, la bulimia, o solo una preoccupazione morbosa verso il peso – mentre altre sembrano immuni?

METODOLOGIA: Al fine di analizzare i ruoli di fattori genetici e ambientali nella interiorizzazione di questi atteggiamenti, i ricercatori hanno intervistato più di 300 gemelli di sesso femminile, di età compresa da 12 a 22 anni, e utilizzato una scala standardizzata per determinare il grado in cui ogni ragazza desiderava assomigliare a persone provenienti da riviste, film e televisione. Poi, con il controllo per età e indice di massa corporea, hanno confrontato i geneticamente identici, i gemelli monozigoti, ai gemelli dizigoti, che condividono solo la metà dei loro geni.

RISULTATI: I gemelli identici erano più simili l’uno all’altro nella loro interiorizzazione dell’ideale di magrezza di quanto lo fossero i gemelli fraterni, ma tutte le coppie di fratelli, pur crescendo in ambienti simili, differivano tra loro per la misura in cui essi desideravano la magrezza.

CONCLUSIONE: Oltre il 40 per cento del desiderio di essere magro può essere attribuito alla genetica. Fattori ambientali generali non hanno alcun effetto misurabile sulla interiorizzazione dell’ideale della magrezza, ma i fattori ambientali non condivisi – quelli che ogni fratello vive individualmente – lo influenzano in maniera significativa.

More

IMPULSIVITA’ E BINGE

IMPULSIVITA’ E BINGE
Commenti disabilitati su IMPULSIVITA’ E BINGE

Funzionamento esecutivo e impulsività comportamentale in donne che si abbuffano

International Journal of Eating Disorders (Volume 46, Issue 2, March 2013, Pages: 127–139, Nichole R. Kelly, Cynthia M. Bulik and Suzanne E. Mazzeo)

Binge eating, o il consumo di una quantità di cibo che è più grande rispetto a quello che la maggior parte delle persone mangerebbe in un periodo simile di tempo e in circostanze simili, accompagnato da un senso di perdita di controllo, è prevalente e si trova tra una vasta gamma razialmente ed etnicamente diversificata di individui. Questo comportamento alimentare è anche associato a numerose patologie psicosociali concomitanti, tra cui la depressione, bassa autostima e insoddisfazione corporea. Anche se molti adulti con binge sono obesi, i correlati psicologici negativi delle abbuffate non sembrano essere attribuibili all’obesità. La ricerca ha solo recentemente iniziato ad indagare i correlati neuropsicologici e comportamentali di questo comportamento. Ricerche preliminari suggeriscono che il binge eating può essere correlato sia alla disfunzione esecutiva che alla impulsività comportamentale.
Le funzioni esecutive si compongono di quelle capacità che consentono ad una persona di impegnarsi con successo in un comportamento indipendente, intenzionale, egoista. A sua volta, la disfunzione esecutiva comprende riduzioni della pianificazione, le difficoltà che dimostrano inibizione, impulsività accresciuta, rigidità cognitiva, e problemi con lo spostamento dell’attenzione. Così, menomazioni nel funzionamento esecutivo possono ostacolare in modo significativo la propria capacità di svolgere i comportamenti diretti allo scopo, e di inibire comportamenti impulsivi, come il binge eating.
Le indagini preliminari di anomalie cerebrali supportano l’idea che, se esposti a cibi desiderabili, alcuni individui hanno più probabilità di abbuffarsi, forse in parte a causa di un accresciuto senso di ricompensa associata con l’assunzione di tali alimenti e/o difficoltà con abilità cognitive che possono inibire il comportamento (impulsività comportamentale) o di prendere in considerazione altre opzioni (problem-solving).
Considerati insieme, entrambi i sistemi cognitivi e comportamentali influenzano il binge eating. Sono necessarie ulteriori indagini di questi sistemi nel contesto di binge eating per chiarire i fattori che contribuiscono alla comparsa e/o manutenzione di questo comportamento alimentare disordinato. Inoltre, difficoltà cognitive e comportamentali, come ad esempio problemi a prendere decisioni, considerando soluzioni alternative, e l’inibizione del comportamento impulsivo, potrebbero ostacolare gli sforzi per ridurre comportamenti di binge-eating.
E ‘stato ipotizzato che le giovani donne che esercitano binge eating dimostrerebbero più povertà di funzioni esecutive (cioè, uno stile cognitivo più impulsivo, maggiori difficoltà di spostamento e/o il mantenimento di set, una maggiore rigidità cognitiva) rispetto a coloro che non si abbuffano.
I risultati delle ricerche supportano l’idea che gli individui impegnati in comportamenti alimentari di binge regolari hanno anche difficoltà nel gestire le emozioni dolorose, e potrebbero impegnarsi in comportamenti impulsivi, nel tentativo di mitigare gli affetti intensi. Così, gli interventi focalizzati sulla riduzione del comportamento alimentare dovrebbero aiutare gli individui a migliorare la loro capacità di tollerare e gestire gli stati affettivi difficili. Potrebbe anche essere utile aiutare queste persone a identificare attività più adattative nella ricerca di sensazioni per sostituire comportamenti disadattivi, come il binge eating. Attuali risultati rafforzano l’importanza di affrontare l’urgenza negativa nel trattamento del binge eating, come ad esempio l’attuazione di interventi “se-allora” per aiutare gli individui a stabilire un nuovo collegamento tra un qualsiasi spunto emotivo e un piano d’azione (per esempio, “Se la situazione X si pone, allora farò Y “), che si differenzia dal binge eating.
I risultati di questo studio potrebbero anche informare programmi mirati di prevenzione dei disturbi alimentari. Sforzi di prevenzione possono beneficiare di un focus su come aiutare i bambini più piccoli a meglio regolare le loro emozioni e comportamenti impulsivi. Tali interventi sarebbero probabilmente di significativa utilità per la salute pubblica in quanto potrebbero anche prevenire l’insorgenza di altre malattie caratterizzate da caratteristiche patologiche simili al binge eating (ad esempio, bulimia, abuso di sostanze).

 

More

RIFLESSIONI SUI DISTURBI ALIMENTARI

RIFLESSIONI SUI DISTURBI ALIMENTARI
Commenti disabilitati su RIFLESSIONI SUI DISTURBI ALIMENTARI

I disturbi del comportamento alimentare sono intesi come disturbo nel modo di relazionarsi e di percepire Sé e l’Altro nella relazione; i sintomi, tutto sommato abbastanza stereotipati, a prima vista potrebbero sembrare corrispondere a meccanismi etiopatogenetici semplici e sempre uguali, ma dietro questa apparente semplicità, si ritrovano invece grandi diversità e complessità, della genesi e delle strutture di personalità; ci sono storie uniche ed irripetibili. Bisogna superare i protocolli e guardare la clinica e la necessità di ogni paziente. Questo è totalmente valido in psicoterapia e chiudere in etichette a-prioristiche le persone è scientificamente ridicolo e clinicamente iatrogeno.

Incastonati all’interno di storie e relazioni sempre differenti, l’identica e mimetica espressione sintomatica assume tanti significati/significanti quanto sono i protagonisti di ogni storia. Io trovo clinicamente utile e terapeuticamente fecondo leggere il sintomo come espressione di una dinamica interna tra persona e gruppo familiare; la dimensione del legame familiare viene intesa sia come famiglia esterna con le sue regole e i suoi bisogni sia come famiglia interna, campo psichico e modalità relazionali interiorizzate. È in questo terreno che si può attuare un processo conoscitivo/trasformativo dove si riconosce il proprio esser soggetto attivo nella relazione continua con l’altro. Il disturbo esprime la difficoltà o l’impossibilità di apertura all’alterità, all’ignoto, al futuro; non è possibile accedere ad una discontinuità col proprio mondo familiare: il soggetto resta fedele ad un’immagine di sé e alle modalità relazionali anche se risultano conflittuali, pena la perdita del senso di sé. Il sintomo è l’espressione di questa impossibilità ad accedere alla propria autenticità, e diviene una pseudosoluzione, una pseudoindividuazione: garante di un’identità fragile, elemento di contenimento, di chiusura ma anche di protezione del sé, spazio di autonomia, di differenziazione da uno spazio familiare vissuto come invasivo. Il sintomo come espressione di dolore, disagio ma anche conquista di uno spazio per sé, seppure in forma patologica come nucleo di impensabilità. Le pazienti attraverso il sintomo soddisfano il bisogno di riconoscimento, sintomo che viene perciò fortemente difeso. Il dolore è tutto racchiuso nel corpo che diviene espressione del conflitto. Il cibo sostituisce l’altro e le emozioni impossibili da controllare lasciano spazio al cibo e al corpo nell’illusione di poter controllare se stessi e il mondo. Il disturbo si gioca nell’agire nel corpo e sul corpo: vi è una forte difficoltà a mentalizzare, tutto viene ridotto ad un impulso ossessivo-compulsivo che satura la mente ed agisce sul corpo; vi è quindi una straordinaria pretesa della mente nei confronti del corpo, di non riconoscerlo come realtà, di negarne la sua consistenza fisica. Le pazienti con disturbi del comportamento alimentare incluse narcisisticamente nei bisogni dei genitori, caricate spesso da ideali troppo opprimenti, imparano ad ‘esistere’ in una dimensione di compiacenza, di dipendenza; subordinano il proprio Sé agli altri, diventa fondamentale l’approvazione, e diventa difficile percepire e riconoscere le proprie sensazioni e i propri bisogni.

More