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GIORNATA MONDIALE DELL’ALIMENTAZIONE

GIORNATA MONDIALE DELL’ALIMENTAZIONE
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“Un’operazione che si verifica due o tre volte al giorno, e serve ad alimentare la vita, merita certamente le nostre cure. Mangiare un frutto significa far entrare in noi una cosa viva, bella, come noi nutrita e favorita dalla terra; significa consumare un sacrificio nel quale preferiamo noi stessi alla materia inanimata. Non ho mai affondato i denti nella pagnotta delle caserme senza meravigliarmi che quella miscela rozza e pesante sapesse mutarsi in sangue, in calore, fors’anche in coraggio. Ah, perché il mio spirito, nei suoi giorni migliori, non possiede che una parte dei poteri di assimilazione di un corpo?”

(M. Yourcenar – Memorie di Adriano)

Quando ci troviamo di fronte ad una persona con disturbo alimentare, tutte le conoscenze teoriche circa le patologie alimentari si sgretolano a contatto con la drammatica realtà. Un conto è raccogliere informazioni sul problema attraverso internet e la televisione, un altro è averlo in casa, a portata di mano e viverlo quotidianamente. A quel punto si è travolti dai dubbi: sono veramente malata? Di chi è la responsabilità? Che fare? Come agire? Come guarire? Prima vengono i “perché”, poi i “come”. Prima ci si chiede perché è successo, quali sono le cause che hanno generato il problema, ma quasi subito si passa alla ricerca del rimedio. A volte però, i perché diventano un’ossessione e distolgono dal come, cioè dalla messa a punto di strategie di intervento. Intanto, si perde tempo prezioso e la patologia si cronicizza. Ai dubbi, alle angosce, alle domande, alla mancanza di speranza di chi vive vicino a o con un Disturbo del Comportamento Alimentare , io spero che il mio lavoro possa dare risposte esaurienti.

 

 

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TEST SULLA PATOLOGIA ALIMENTARE

TEST SULLA PATOLOGIA ALIMENTARE
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Secondo il seguente test ideato da Steve Bratman, una risposta affermativa a più di quattro domande classifica il soggetto all’inizio della patologia alimentare, sino a un livello maniacale nel caso di tutte le risposte positive:

  1. Spendi più di 3 ore al giorno riflettendo sulla tua alimentazione?

  2. Pianifichi i tuoi pasti diversi giorni prima?

  3. La possibilità che i cibi che assumi ti facciano ingrassare è sempre più importante del piacere di mangiarli?

  4. Lo stato di ansia nella tua vita è aumentata da quando hai riflettuto sulla tua alimentazione?

  5. Sei diventato più severo con te stesso nei confronti del tuo comportamento quotidiano e alimentare?

  6. La tua autostima aumenta quando ti alimenti in modo corretto?

  7. Hai eliminato radicalmente diversi cibi che ti piacevano in favore di cibi più salutari e meno ingrassanti?

  8. Ti riesce più difficile mangiare fuori casa, in ristoranti diversi?

  9. Ti senti in colpa quando non mangi in modo corretto?

  10. Ti senti in pace con te stesso e in pieno controllo quando mangi in modo corretto e secondo i tuoi piani?

Anche una risposta affermativa a solo una o due domande può essere però il campanello d’allarme di un problema che sta per nascere e che potrebbe diventare più grave, suggerendo quindi un intervento per bloccarlo sul nascere!

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GENETICA E MAGREZZA

GENETICA E MAGREZZA
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INFLUENZA GENETICA E AMBIENTALE SULL’IDEALE DELLA MAGREZZA

Studio pubblicato su ‘International Journal of Eating Disorder’ (Dicembre 2012)

Uno studio sui gemelli rivela come i fattori genetici rendono alcune ragazze più inclini ad acquistare fascino nella società con la magrezza – e quindi più a rischio di sviluppare disturbi alimentari.

PROBLEMA: Spesso (giustamente) incolpiamo i media e i comportamenti sociali generali per la prevalenza dei disturbi alimentari nella cultura occidentale. Ma perché alcune donne sottoscrivono fortemente l’ideale di magrezza approvato da fotografi e celebrità sottili come bastoni – il primo passo lungo il sentiero di insoddisfazione del corpo e la possibilità finale di sviluppare l’anoressia, la bulimia, o solo una preoccupazione morbosa verso il peso – mentre altre sembrano immuni?

METODOLOGIA: Al fine di analizzare i ruoli di fattori genetici e ambientali nella interiorizzazione di questi atteggiamenti, i ricercatori hanno intervistato più di 300 gemelli di sesso femminile, di età compresa da 12 a 22 anni, e utilizzato una scala standardizzata per determinare il grado in cui ogni ragazza desiderava assomigliare a persone provenienti da riviste, film e televisione. Poi, con il controllo per età e indice di massa corporea, hanno confrontato i geneticamente identici, i gemelli monozigoti, ai gemelli dizigoti, che condividono solo la metà dei loro geni.

RISULTATI: I gemelli identici erano più simili l’uno all’altro nella loro interiorizzazione dell’ideale di magrezza di quanto lo fossero i gemelli fraterni, ma tutte le coppie di fratelli, pur crescendo in ambienti simili, differivano tra loro per la misura in cui essi desideravano la magrezza.

CONCLUSIONE: Oltre il 40 per cento del desiderio di essere magro può essere attribuito alla genetica. Fattori ambientali generali non hanno alcun effetto misurabile sulla interiorizzazione dell’ideale della magrezza, ma i fattori ambientali non condivisi – quelli che ogni fratello vive individualmente – lo influenzano in maniera significativa.

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