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EMOZIONI E CONSAPEVOLEZZA

EMOZIONI E CONSAPEVOLEZZA
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Una persona consapevole è una persona che ha la capacità di avere una visione integrata della propria identità, del proprio percorso di vita. Che vive con partecipazione emotiva ciò di cui è protagonista, ma non rimane intrappolata in un eccesso di sentire emotivo, bensì sa riconoscere le emozioni sperimentate, sa attribuire a esse valore e validità e poi sa abbinare a tali emozioni i significati che la rendono capace di comprendere in modo realistico e vero, integro e completo ciò che è accaduto. La consapevolezza è la capacità che possiede chi sa vivere la propria vita in modo intenso e complesso, immergendosi nel flusso dell’esistere e cogliendone l’essenza nel qui e ora. Poi, ciò che è stato vissuto nel qui ed ora può diventare un ricordo che appartiene alla nostra autobiografia, che ci permette di raccontare noi a noi stessi, in un dialogo implicito orientato a dare senso al nostro percorso evolutivo, ai cambiamenti e alle trasformazioni che ci occorrono nelle differenti fasi del nostro ciclo di vita.

La consapevolezza ha una proprietà fondamentale: fa luce sul passato, ne comprende gli eventi e gli accadimenti, ne valuta l’impatto e le conseguenze sulla nostra esistenza. Ma dopo aver fatto questo lavoro di rivelazione e rischiaramento delle zone d’ombra e di confusione, sa collocare tutto questo al posto giusto. Ovvero sa lasciare il passato nel passato. E non ne rimane più in balia, non se ne lascia contaminare, impedendo che frammenti e rimasugli emotivi tossici di pezzi di vita che ci siamo lasciati alle spalle continuino ad agire nel presente e mettano a serio rischio la possibilità di felicità che ci riserva il nostro futuro. Lasciare il passato nel passato: è forse questa l’operazione chiave per poter avere accesso alla dimensione della consapevolezza in modo da rendere tale proprietà l’elemento su cui poggiare l’equilibrio della nostra esistenza, delle nostre relazioni, della nostra capacità di riflettere su di noi e su chi ci vive a fianco. Quanti tra noi vivono ogni attimo della loro vita intrappolati in un rancore silenzioso ma cronico che deriva da un’irrisolutezza e da un invischiamento sempre attivo e derivato dalle relazioni disfunzionali vissute nelle fasi precedenti della loro esistenza? Quanti si muovono ancora nella vita con la paura di ciò che la mamma o il papà, magari ormai anziani, potrebbero pensare di ciò che vanno facendo? Quanti adulti tengono nascosti eventi o relazioni alle persone della propria cerchia familiare per il timore del giudizio che essi potrebbero darne?

E’ dentro a queste trappole invisibili rappresentate dai legami intimi e famigliari -che vengono vissuti come fonte di paura o giudizio, colpa o rancore- che noi rimaniamo in costante balia di tempeste che scuotono il mare nel quale cerchiamo di dirigere la nave della nostra vita. Come facciamo a renderci conto che non siamo pienamente consapevoli di ciò che siamo e stiamo vivendo? Spesso siamo vittime di un costante rimuginare e del nostro rimanere ancorati a un vissuto antico che non abbiamo mai affrontato ed elaborato pienamente. E’ fondamentale, per acquisire consapevolezza, imparare a fare un onesto e realistico monitoraggio della propria attività psichica: quanta energia ogni giorno spendiamo (e perdiamo) a rimuginare su ciò che le persone che ci sono a fianco, o che hanno giocato un ruolo nella nostra vita, ci fanno o ci hanno fatto? (Fonte: Alberto Pellai). Spesso è necessario un aiuto per superare antiche ferite, per diventare consapevoli dei nostri pesi passati e delle nostre catene emotive, per poi diventare persone più libere e serene, capaci di scelte consapevoli e sagge…

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ABBUFFATE E ABITUDINI

ABBUFFATE E ABITUDINI
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Vi ritrovate a fare abbuffate, quasi quotidiane, e non riuscite a capire il perché? Le nostre azioni sono spesso frutto di automatismi inconsci. Siamo tornati dal lavoro e abbiamo aperto il frigorifero, anche se non abbiamo fame? Ci siamo seduti davanti alla Tv e abbiamo preso il pacco di biscotti dalla dispensa? Eppure non sappiamo dire perché abbiamo fatto così, noi che magari stiamo cercando in tutti i modi di perdere peso. In questi casi è stata la mente a decidere per noi, sfruttando quel bonus di scelte inconsce che in molti casi ci tirano fuori dai guai, come l’automatismo che ci fa guardare a destra e a sinistra prima di attraversare la strada o la capacità di guidare. Difficile però è accettare gli automatismi e le abitudini che ci impongono scelte che alla lunga condizionano in negativo e guastano la nostra vita. Eppure la nostra mente funziona così, con tutto un mondo che si muove sotto la superficie della consapevolezza. L’importante è comprendere il meccanismo e i moventi che stanno alla base dei nostri comportamenti, delle nostre abitudini e delle abbuffate.

Oggi sappiamo che l’inconscio è come un cassetto nel quale sono immagazzinate tantissime informazioni sul nostro passato, sul presente e sul futuro, nel senso che oltre alle cose che sono realmente accadute, la nostra testa archivia anche quelle che abbiamo solo fantasticato. Il 98% delle nostre azioni sono automatismi: comportamenti che si mantengono indipendentemente dalla volontà e dall’attenzione che gli diamo. Questo succede ad esempio quando sgranocchiamo biscotti per tirarci su il morale. I comportamenti governati dall’inconscio non si limitano alle scelte d’impulso però, ma nel tempo costruiscono gli atteggiamenti radicati, persino quelli che riconosciamo che in fondo non ci fanno bene e diventano automatismi e abitudini nocive, come quello delle abbuffate. Non essere consapevole dei processi mentali non significa non poterci fare nulla, ma illudersi di possedere l’autocontrollo e che basti la forza di volontà è il modo migliore per fallire.

Cosa fare allora per gestire le abbuffate ad esempio? O come riuscire a seguire una dieta? Il modo migliore per riuscire non è puntare sulla forza di volontà in una lotta titanica della mente contro le tentazioni, bensì fissare delle buone abitudini affidandosi al potere della routine, così che si instaurino degli automatismi positivi. Si può partire con piccoli accorgimenti (fare una buona colazione alla mattina, a merenda mangiare un frutto, non sabotarvi se per una volta mangiate male, eccetera), per poi aggiungerne di nuovi man mano che il tempo passa. Appena mangiare  bene diventa un’abitudine (ci vorrà un po’ di tempo e forse non ci riuscirete da soli, ma vi servirà un aiuto esperto), sarete meno tormentati dalle tentazioni e la mano non andrà più in automatico al cassetto del cioccolato, ma alla cesta della frutta. Soprattutto se grazie ad un percorso terapeutico avrete afferrato i moventi inconsci che vi spingevano a cercare il cioccolato o a fare abbuffate!

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RELAZIONI E ONLINE

RELAZIONI E ONLINE
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L’illusione che tanti di noi vivono nell’online è che il contatto che sperimentiamo in un social network abbia la medesima valenza di una relazione interpersonale nella vita reale. Le relazioni non sono “contatti” ma “legami” e spesso ciò che viviamo nell’online e nel virtualità non è altro che la proiezione dei nostri bisogni portata in un “non spazio” al di fuori del principio di realtà. Manfred Spitzer ha scritto: ‘I network sociali online soddisfano il bisogno fondamentale dell’uomo di avere contatti con il prossimo. Trascorriamo molto tempo a chiacchierare e spettegolare sulle persone che conosciamo, sugli amici e sui vicini di casa, così come sui personaggi ricchi, belli e potenti che ormai conosciamo quasi esclusivamente in modo virtuale. Chi tuttavia crede che questa nuova opportunità di contatto abbia solo risvolti positivi si sbaglia. L’anonimato della rete provoca una riduzione dell’autocontrollo e una corrispondente diminuzione dello sforzo per mantenere un comportamento sociale adeguato. Chi ha già sviluppato le proprie competenze sociali attraverso i canali tradizionali, ossia incontrando gli altri di persona, non subirà danni dai social network e li utilizzerà come il telefono o le e-mail, e con una certa disinvoltura. Chi al contrario non ha ancora avuto l’occasione di sviluppare un comportamento sociale e fin da bambino o da ragazzo instaura gran parte dei propri contatti in rete, vale a dire costruisce la propria sfera sociale nel mondo virtuale, corre il rischio di non acquisire una competenza sociale adeguata. Gli studi più recenti dimostrano che le aree del cervello responsabili del comportamento sociale non si sviluppano in maniera normale nella socializzazione online. Le conseguenze sono difficilmente prevedibili, ma devono comunque farci pensare. I giovani sanno sempre meno come comportarsi, che cosa possono permettersi e che cosa vogliono. Non hanno sufficienti opportunità di confrontarsi su questi temi con progetti reali nel mondo reale. Internet è costellata di fallimenti sociali: fingere di essere un altro, truffare, incitare a comportamenti patologici (come i siti pro-ana e pro-mia), fino ai comportamenti criminali veri e propri. In rete si può mentire, perseguitare, diventare follower di comportamenti pericolosi, spillare soldi, essere aggressivi, diffamare e calunniare senza limiti. Non deve quindi sorprendere se i social network provocano nei giovani utenti solitudine e depressione. I fattori di stress principali della nostra società sono la mancanza di autoregolazione, la solitudine e la depressione, i quali provocano la morte neuronale e sul lungo periodo favoriscono lo sviluppo della demenza’ (Fonte: A. Pellai).

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