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AIUTO! HO UNA FIGLIA ANORESSICA

AIUTO! HO UNA FIGLIA ANORESSICA
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L’allarme è scattato, il più delle volte con un ritardo deleterio. I genitori, molto spesso, per un tempo troppo lungo, non vogliono vedere. Hanno paura di riconoscere un fantasma già molto temuto: l’anoressia. Per mesi o, addirittura, per anni, hanno tentato di allontanarlo, illudendosi che si trattasse di banali, anche se non innocue, manie della figlia riguardo al cibo, al peso, alla dieta, che si sarebbero spontaneamente risolte con il passare del tempo.
Nei casi di bulimia è ancora peggio. L’assenza di dimagrimento, di emaciazione e di apparente deterioramento organico del soggetto rende la malattia praticamente invisibile, non solo agli estranei, ma anche agli stessi familiari. Del resto, la bulimica spesso tende a occultare i suoi comportamenti anomali. Si abbuffa e vomita in situazioni di isolamento: di notte o in assenza di genitori e familiari.
Che fare allora quando scatta finalmente l’allarme?
A quel punto i genitori sono colti da mille dubbi, risultano travolti dai sensi di colpa e vivono una penosa sensazione di inadeguatezza e impotenza. In che cosa hanno sbagliato? Come rimediare? Ma è proprio tutta colpa loro? Oppure dipende anche dal carattere difficile della figlia? Dallo stress dell’esame di maturità? Dal desiderio di assomigliare a qualche modella? Da una delusione sentimentale? Infinite domande si susseguono nella mente dei genitori, che vogliono scoprire la causa della malattia.

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NON PULITORI DI PAPERI: OVVERO COME CURARE I DISTURBI ALIMENTARI

NON PULITORI DI PAPERI: OVVERO COME CURARE I DISTURBI ALIMENTARI
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Un giovane papero naviga tranquillo sulle acque di un grande stagno. Non ha coscienza che la superficie è inquinata da larghe chiazze di petrolio. Finché un giorno fatica a prendere il volo: le sue piume hanno perso la loro leggerezza. Il panico si impadronisce del papero. Poi -finalmente- qualcuno si accorge del flagello che di è abbattuto su quell’ecosistema. Preleva il papero dallo stagno, lo ripulisce amorevolmente, poi lo getta nuovamente nello stagno – “passo tra una settimana per darti una pulitina…” – e se ne va. Papero non conosce altri luoghi che quello e, pur potendo volare, preferisce rimanere in un habitat sporco, avverso, ma conosciuto, piuttosto che avventurarsi verso l’ignoto.

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