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DISTURBI ALIMENTARI A NATALE

DISTURBI ALIMENTARI A NATALE
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Natale: tempo di festa, di regali, di gioia (oppure no?) e di pranzi pantagruelici! Ecco, qui sta il punto: per chi soffre di disturbi alimentari la prospettiva di pranzi luculliani in famiglia mette un’ansia e un’angoscia tale da far perdere al Natale tutta la sua atmosfera di gioia e serenità. Ebbene sì, i giorni che precedono le famigerate feste diventano motivo di arrovellamenti intorno alla questione “oddio come brucerò tutte quelle calorie?” oppure “come riuscirò ad andare in bagno senza destare sospetti?” o ancora “quale stratagemma userò quest’anno per evitarmi i mitici pranzi e cenoni?”.

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INTERVENIRE NEI DISTURBI ALIMENTARI

INTERVENIRE NEI DISTURBI ALIMENTARI
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I familiari sono, in genere, molto provati dal sintomo alimentare e quando entrano in terapia hanno compiuto molti sforzi nel tentativo di liberarsene e sembrano avere esaurito tutte le loro risorse. Oscillano tra il sentirsi in qualche modo responsabili (a volte sono stati biasimati da qualcun altro, professionisti compresi) e l’attribuire l’insorgenza dell’anoressia o bulimia ad eventi esterni, quali una dieta o una delusione amorosa. È importante concentrare l’attenzione e raccogliere informazioni sulla struttura della famiglia, sulla fase del ciclo vitale che sta attraversando, sui rapporti transgenerazionali e sul funzionamento della famiglia e dei suoi membri a diversi livelli (comportamentale, esperienziale e cognitivo), con particolare attenzione alle dinamiche familiari che ruotano intorno ad aree cruciali (conflitti sulla definizione della relazione, triangoli, confini, dipendenza-autonomia). Al sintomo viene frequentemente attribuito, sia dalla paziente che dai sui familiari, il significato di un difetto di volontà, un “vizio”, ascrivibile ad una sorta di debolezza psicologica tutta individuale. Attraverso un lavoro di esplorazione è possibile individuare le connessioni tra il sintomo, l’emergenza soggettiva e le interazioni familiari allo scopo di costruire una lettura plausibile, che restituisca comprensibilità a ciò che appare incomprensibile o relegato nei confini angusti di una debolezza individuale.

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AIUTO! HO UNA FIGLIA ANORESSICA

AIUTO! HO UNA FIGLIA ANORESSICA
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L’allarme è scattato, il più delle volte con un ritardo deleterio. I genitori, molto spesso, per un tempo troppo lungo, non vogliono vedere. Hanno paura di riconoscere un fantasma già molto temuto: l’anoressia. Per mesi o, addirittura, per anni, hanno tentato di allontanarlo, illudendosi che si trattasse di banali, anche se non innocue, manie della figlia riguardo al cibo, al peso, alla dieta, che si sarebbero spontaneamente risolte con il passare del tempo.
Nei casi di bulimia è ancora peggio. L’assenza di dimagrimento, di emaciazione e di apparente deterioramento organico del soggetto rende la malattia praticamente invisibile, non solo agli estranei, ma anche agli stessi familiari. Del resto, la bulimica spesso tende a occultare i suoi comportamenti anomali. Si abbuffa e vomita in situazioni di isolamento: di notte o in assenza di genitori e familiari.
Che fare allora quando scatta finalmente l’allarme?
A quel punto i genitori sono colti da mille dubbi, risultano travolti dai sensi di colpa e vivono una penosa sensazione di inadeguatezza e impotenza. In che cosa hanno sbagliato? Come rimediare? Ma è proprio tutta colpa loro? Oppure dipende anche dal carattere difficile della figlia? Dallo stress dell’esame di maturità? Dal desiderio di assomigliare a qualche modella? Da una delusione sentimentale? Infinite domande si susseguono nella mente dei genitori, che vogliono scoprire la causa della malattia.

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