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IMPULSIVITA’ E BINGE

IMPULSIVITA’ E BINGE
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Funzionamento esecutivo e impulsività comportamentale in donne che si abbuffano

International Journal of Eating Disorders (Volume 46, Issue 2, March 2013, Pages: 127–139, Nichole R. Kelly, Cynthia M. Bulik and Suzanne E. Mazzeo)

Binge eating, o il consumo di una quantità di cibo che è più grande rispetto a quello che la maggior parte delle persone mangerebbe in un periodo simile di tempo e in circostanze simili, accompagnato da un senso di perdita di controllo, è prevalente e si trova tra una vasta gamma razialmente ed etnicamente diversificata di individui. Questo comportamento alimentare è anche associato a numerose patologie psicosociali concomitanti, tra cui la depressione, bassa autostima e insoddisfazione corporea. Anche se molti adulti con binge sono obesi, i correlati psicologici negativi delle abbuffate non sembrano essere attribuibili all’obesità. La ricerca ha solo recentemente iniziato ad indagare i correlati neuropsicologici e comportamentali di questo comportamento. Ricerche preliminari suggeriscono che il binge eating può essere correlato sia alla disfunzione esecutiva che alla impulsività comportamentale.
Le funzioni esecutive si compongono di quelle capacità che consentono ad una persona di impegnarsi con successo in un comportamento indipendente, intenzionale, egoista. A sua volta, la disfunzione esecutiva comprende riduzioni della pianificazione, le difficoltà che dimostrano inibizione, impulsività accresciuta, rigidità cognitiva, e problemi con lo spostamento dell’attenzione. Così, menomazioni nel funzionamento esecutivo possono ostacolare in modo significativo la propria capacità di svolgere i comportamenti diretti allo scopo, e di inibire comportamenti impulsivi, come il binge eating.
Le indagini preliminari di anomalie cerebrali supportano l’idea che, se esposti a cibi desiderabili, alcuni individui hanno più probabilità di abbuffarsi, forse in parte a causa di un accresciuto senso di ricompensa associata con l’assunzione di tali alimenti e/o difficoltà con abilità cognitive che possono inibire il comportamento (impulsività comportamentale) o di prendere in considerazione altre opzioni (problem-solving).
Considerati insieme, entrambi i sistemi cognitivi e comportamentali influenzano il binge eating. Sono necessarie ulteriori indagini di questi sistemi nel contesto di binge eating per chiarire i fattori che contribuiscono alla comparsa e/o manutenzione di questo comportamento alimentare disordinato. Inoltre, difficoltà cognitive e comportamentali, come ad esempio problemi a prendere decisioni, considerando soluzioni alternative, e l’inibizione del comportamento impulsivo, potrebbero ostacolare gli sforzi per ridurre comportamenti di binge-eating.
E ‘stato ipotizzato che le giovani donne che esercitano binge eating dimostrerebbero più povertà di funzioni esecutive (cioè, uno stile cognitivo più impulsivo, maggiori difficoltà di spostamento e/o il mantenimento di set, una maggiore rigidità cognitiva) rispetto a coloro che non si abbuffano.
I risultati delle ricerche supportano l’idea che gli individui impegnati in comportamenti alimentari di binge regolari hanno anche difficoltà nel gestire le emozioni dolorose, e potrebbero impegnarsi in comportamenti impulsivi, nel tentativo di mitigare gli affetti intensi. Così, gli interventi focalizzati sulla riduzione del comportamento alimentare dovrebbero aiutare gli individui a migliorare la loro capacità di tollerare e gestire gli stati affettivi difficili. Potrebbe anche essere utile aiutare queste persone a identificare attività più adattative nella ricerca di sensazioni per sostituire comportamenti disadattivi, come il binge eating. Attuali risultati rafforzano l’importanza di affrontare l’urgenza negativa nel trattamento del binge eating, come ad esempio l’attuazione di interventi “se-allora” per aiutare gli individui a stabilire un nuovo collegamento tra un qualsiasi spunto emotivo e un piano d’azione (per esempio, “Se la situazione X si pone, allora farò Y “), che si differenzia dal binge eating.
I risultati di questo studio potrebbero anche informare programmi mirati di prevenzione dei disturbi alimentari. Sforzi di prevenzione possono beneficiare di un focus su come aiutare i bambini più piccoli a meglio regolare le loro emozioni e comportamenti impulsivi. Tali interventi sarebbero probabilmente di significativa utilità per la salute pubblica in quanto potrebbero anche prevenire l’insorgenza di altre malattie caratterizzate da caratteristiche patologiche simili al binge eating (ad esempio, bulimia, abuso di sostanze).

 

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ABBUFFATE COMPULSIVE E DIPENDENZA

ABBUFFATE COMPULSIVE E DIPENDENZA
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Le abbuffate compulsive sono una dipendenza? Ci sono delle somiglianze tra le abbuffate e le dipendenze classiche da alcol e da droghe: sia che si tratti di di comportamento relativo all’abuso di alcol o droga sia che si tratti di abbuffate, la persona:

  • ha desiderio o bisogno di iniziare questo comportamento

  • sente una perdita di controllo su di esso

  • è preoccupata da pensieri riguardo al proprio agire

  • può utilizzare questo comportamento per allentare tensione o situazioni negative

  • nega la gravità del problema

  • cerca di tenerlo nascosto

  • persiste nel comportamento nonostante gli effetti negativi

  • ripete spesso senza successo tentativi per smettere

    Queste somiglianze, tuttavia, sono superficiali. Sono interessanti e alcune sono importanti per il trattamento -ad esempio l’uso di questo comportamento per gestire la tensione- ma il fatto che le cose siano simili o abbiano caratteristiche comuni non le rende uguali. Inoltre, focalizzarsi esclusivamente su queste somiglianze, come spesso succede, distoglie l’attenzione dalle differenze tra questi comportamenti, differenze che sono centrali sia per la comprensione che per un trattamento dall’esito positivo. Le differenze tra abbuffate compulsive e abuso di sostanze sono evidenti nel caso della bulimia nervosa: 1. La spinta intrinseca ad evitare il comportamento. Le persone cercano continuamente di limitare l’ingestione di cibo, quelli che abusano dell’alcol non hanno alcuna spinta interiore ad evitarlo. Nell’alimentazione compulsiva la determinazione a non farsi prendere dal comportamento dipendente esiste già sotto forma di forte desiderio di controllare l’assunzione di cibo. 2. Paura di iniziare il comportamento. C’è una serie di atteggiamenti nei confronti della forma fisica e del peso che sono caratterizzati da una grande paura di ingrassare e talvolta da una ricerca della magrezza. Coloro che bevono in eccesso non mostrano alcun timore di ubriacarsi e nessuna ricerca della moderazione.

    In altre parole, il desiderio di limitare il mangiare spinge quelli con bulimia nervosa ad abbuffarsi, mentre quelli che sono dipendenti dall’alcol o dalle droghe non sono vulnerabili all’uso di queste sostanze perché desiderano evitarle. I diversi meccanismi implicati negli attacchi bulimici e nell’abuso di sostanze portano così a due approcci di trattamento diametralmente opposti: nelle abbuffate compulsive il trattamento dovrebbe concentrarsi sulla moderazione dell’autolimitazione, mentre il trattamento della dipendenza dovrebbe focalizzarsi sul suo rafforzamento.

    Quindi tra le abbuffate compulsive e l’abuso di sostanze esistono solo somiglianze superficiali. L’idea che le persone possano diventare “dipendenti” da certi cibi (almeno nel senso tecnico della parola) è inverosimile. Non ci sono motivi per sostenere che l’abbuffata compulsiva sia una dipendenza.

    Perché qualcuno che conoscete abbia iniziato ad abbuffarsi e perché continui a farlo può essere ancora un mistero. La complessa combinazione di fattori che può sfociare in tali problemi può anche impedire a molti di ricevere aiuti, o come minimo ritardare questa richiesta.

    Perché poche persone chiedono un trattamento? Le ragioni sono molte:

  • questi problemi sono associati a sentimenti di vergogna e colpa. Cercando una cura, chi ne soffre corre il rischio che gli altri possano scoprire il problema e gli anni di raggiri e sotterfugi che sono stati necessari per tenerlo nascosto.

  • La gente in genere spera che il disturbo passerà da solo.

  • Alcuni pensano che il loro problema alimentare non sia così serio da avere bisogno di un trattamento, o pensano di non meritare un aiuto.

  • Possono esserci problemi finanziari. La persona potrebbe non avere le risorse economiche necessarie a coprire i costi della cura.

  • Può essere difficile parlare con i dottori. Alcuni medici rendono difficile parlare di problemi di questo tipo, ad esempio possono banalizzarli.

  • Può succedere che il dottore dia un aiuto inappropriato . Alcuni medici consegnano ad esempio un foglio con una dieta, e non fanno nient’altro.

La vera speranza per coloro che hanno problemi di abbuffate compulsive sta nel trattamento psicologico.

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DIETE E DISTURBI ALIMENTARI

DIETE E DISTURBI ALIMENTARI
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Nel disturbo alimentare nervoso l’accento va messo sul nervoso, e la terapia dei disturbi alimentari deve uscire dallo standard della bilancia e transitare ad un approccio multidisciplinare. Personalmente credo nell’armonia: un coro sano è un corpo armonioso. Un corpo armonioso è un corpo bello. E -escludendo gli eccessi e le distorture- bello è ciò che piace. Piace: ma a chi? Anzitutto a se stessi. Un corpo che fa piacere toccare, guardare, che riceve e trasmette piacere, non può essere insano, al di la delle tabelle-peso. Se poi teniamo conto che ci rivolgiamo ad un pubblico particolare, le tabelle hanno il (dis)pregio di sortire nelle pazienti un effetto-spauracchio, quindi il rifiuto totale di diventare “normali”: la nostra anoressica di 1,65 mt avrà ben più di un mancamento se le verrà indicato un peso forma di 57 Kg. Nel caso specifico, la mia personale opinione fissa il peso-obiettivo in circa 48 Kg. Raggiunto e stabilizzato il peso-obiettivo, sarà poi la ragazza stessa a determinare il proprio peso sempre, però, in relazione al criterio di “piacere” che ho appena esposto.

Noi, “normali”, abbiamo con il “fattore peso” un rapporto diverso di una ragazza o un ragazzo che soffre di anoressia, bulimia, obesità o binge. Per noi cento grammi sono cento grammi. Per loro cento grammi sono una tonnellata. Un eccessivo dimagrimento è per noi fonte di preoccupazione; per loro sinonimo di gioia. Per noi il corpo è -o almeno dovrebbe essere- uno strumento di piacere, per loro un’inutile appendice del male.

È quindi inutile cercare di far prevalere le nostre ragioni sulle loro: il nostro modo di pensare, di interpretare, di agire è totalmente diverso. Sulle nostre tabelle e sulle nostre parole deve perciò prevalere l’esperienza diretta. Loro dovranno accettare di fare esperienza di quanto sosteniamo (come ad esempio ‘il corpo è fonte di piacere, ecc.’); e siccome il corpo è, pur nella sua complessità neuropsicologica, un sistema che dà a determinati stimoli risposte univoche, adagio adagio, loro scopriranno che il piacere deve transitare da una massa corporea consistente ma non esagerata e che il piacere si raggiunge solo nella bellezza e nell’armonia. Allora il comportamento distorto lascerà spazio a movimenti volti ad ottenere benessere. Quando loro avranno accettato e metabolizzato queste semplici verità, le tabelle torneranno negli scaffali degli esperti di statistica e sarà la buona ragione a governare le loro abitudini alimentari, quindi la vita stessa.

Una persona con disturbi alimentari è un individuo che ha come cessato di crescere, di portare avanti l’esperienza-vita e ha scelto, come oggetto d’amore, qualche cosa di controllabile e fedele: l’oggetto-cibo. Ma mentre si abbuffa o rinnega il nuovo oggetto d’amore(-odio), il suo animo diviene triste e frustrato, anche se sul momento quella sembra la soluzione a tutti i suoi drammi. Bassa è la stima nelle sue possibilità e di se stessa. Oggetto delle ossessioni: il cibo. Ieri, oggi, domani. Questo è il tetro mondo di un essere che ha reali potenzialità, ma ha paura di portarle alla luce, di esplicitarle. Meglio negare, meglio affogare, è meno faticoso. Ma attraverso un percorso terapeutico avvengono profonde trasformazioni che aiutano a riemergere e a riappropriarsi di una vita sana e pienamente vissuta.

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