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COPPIA E RELAZIONI AFFETTIVE

COPPIA E RELAZIONI AFFETTIVE
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Come viene vissuta oggi la coppia? Uomini e donne, nostri contemporanei, oggi spesso sono disperati perché abbandonati a se stessi, si sentono degli oggetti a perdere, che anelano la sicurezza dell’aggregazione e della relazione, una mano su cui poter contare nel momento del bisogno, e quindi ansiosi di instaurare relazioni, ma al contempo timorosi di restare impigliati in relazioni stabili.

Le relazioni di coppia, i legami affettivi tra le persone oggi sono fragili, anzi liquidi. Cosa vuol dire “liquidi”? La “fragilità” di un legame dà la sensazione che esso debba, prima o poi, irrimediabilmente frantumarsi, e quindi non tornare mai più come prima. Il termine “liquido”, invece, rende l’idea di legami di coppia che ondeggiano tra il desiderio di stabilità e sicurezza e, per contro, la paura di restare incastrati in cappi e legacci troppo stretti, cui dover sacrificare la propria personalità o la propria libertà, o ancora le proprie aspettative di vita.

In una società consumistica come quella nella quale viviamo quotidianamente, l’altro diventa una cosa pronta per noi, disponibile a nostro uso e consumo, non più oggetto del desiderio, ma oggetto di mero soddisfacimento. L’amore diventa l’arte di alimentare la «relazione tascabile», pronta all’uso, e sulla quale esiste un controllo totale. Le relazioni di coppia possono essere paragonate ad investimenti come tutti gli altri, ma vi verrebbe mai in mente di pronunciare un giuramento di fedeltà alle azioni che avete appena acquistato dal vostro promotore finanziario? Di non guardarvi mai intorno laddove possano presentarsi occasioni migliori?

Avere una relazione, vivere nella coppia, significa un mucchio di grattacapi, ma soprattutto vivere nella perpetua incertezza. Non potrai mai essere realmente, pienamente sicuro di cosa fare, nè certo di aver fatto la cosa giusta o di averla fatta al momento giusto. Fino a quando le relazioni sono viste come investimenti redditizi, come garanzie di sicurezza e soluzioni ai problemi, non c’è via di scampo: testa perdi, croce vince l’altro. La solitudine genera insicurezza, ma altrettanto sembra fare la relazione sentimentale di coppia. In una relazione puoi sentirti altrettanto insicuro di quanto saresti senza di essa, o anche peggio. Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia. Se riconoscete di vivere una relazione di coppia che vi mette ansia e vi genera insicurezze e  preoccupazioni, provate a chiedere un aiuto esperto in fretta…

Per domande o commenti, scrivi a info@spazioaiuto.it

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ADOLESCENZA E DIFFICOLTA’

ADOLESCENZA E DIFFICOLTA’
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In adolescenza, di fronte ai numerosi cambiamenti e sfide che la crescita di un figlio comporta, i genitori spesso si rendono conto di sentirsi in crisi e di quanto tristezza e delusione rischino di diventare pervasive, uniche reazioni emotive di fronte ai problemi e ai fallimenti dell’adolescenza. E’ chiaro che se un figlio in adolescenza sbaglia o fallisce non c’è da stare allegri o da scherzarci. Ma allo stesso tempo può risultare molto pericoloso lasciarsi travolgere dalla tristezza che colora di nero tutto ciò che accade in adolescenza. A volte i genitori arrivano a pensare che il fallimento di un figlio coincida con il fallimento della propria vita. E’ fondamentale, invece, tenere in considerazione due aspetti fondamentali:

  • nessun fallimento è totale o per sempre. A volte sbagliare serve, e l’esperienza dello sbaglio, se ben elaborata, può diventare un elemento fondamentale su cui ricostruire il proprio recupero;
  • nessuno è l’errore che fa. Davanti a un figlio adolescente che ha commesso una stupidaggine, un genitore potrà provare inizialmente la tentazione di assalirlo, dicendogli quanto lo ha deluso, o che è un buono a nulla e così via. In questo caso, invece di ragionare insieme sull’errore commesso (“guarda cosa hai fatto e perché hai fatto in questo modo”) si finisce per concentrare sull’individuo, e non sullo sbaglio commesso, i peggiori aggettivi. Questo fa sentire un figlio adolescente che ha sbagliato una persona totalmente sbagliata, con lo sviluppo di un disastroso modello di autostima personale.

Quando in adolescenza i figli commettono errori o mettono in atto comportamenti totalmente sbagliati, i genitori non vanno colpevolizzati, ma aiutati a comprendere i figli, a vederli con un paio di occhiali diversi, ad accompagnarli verso la loro affermazione come individui autonomi e indipendenti. I genitori devono imparare a non caricarsi di eccessive responsabilità, l’adolescenza è un processo difficile in cui ciascuno, genitore e figlio, deve mettere in conto ostacoli, errori, difficoltà, emozioni negative. Un genitore deve imparare a “stare alla finestra” della vita di un figlio, guardandolo crescere, sperimentare, sbagliare, capace di intervenire al bisogno e di accettare errori e difficoltà, con la consapevolezza che, superata questa stagione della vita, il figlio avrà trovato se stesso e saprà chi è anche grazie ai genitori che ha avuto (Fonte: Alberto Pellai).

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ADOLESCENZA E RELAZIONI

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Per tutti, anche per chi sta vivendo il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, è importante sentire che l’altro percepisce le sue emozioni e il suo mondo interiore. Ciò che più serve a un bambino è essere visto. Ciò che più serve a un adolescente è essere “sentito” attraverso una comunicazione spesso non verbale, fatta di sguardi e di intuito. In adolescenza, e nel resto della vita, a seconda della nostra storia di attaccamento, delle relazioni vissute da piccoli, saremo più o meno capaci di creare connessioni emotive con gli altri. Riuscire a sintonizzarsi con le persone che ci circondano fa bene a tutti, grandi e piccoli. Sapremo sentire quello che sente l’altro solo se riusciamo a diventare consapevoli di tutto ciò che all’interno della relazione con qualcuno si accende dentro di noi. Questo meccanismo rappresenta la base dell’empatia. Il motto è essere presenti, sintonizzati, entrare in risonanza con le esperienze dei ragazzi in adolescenza.

All’interno delle relazioni diventiamo migliori solo se riconosciamo i nostri sbagli e ne facciamo tesoro per evolvere. Soprattutto in adolescenza, se c’è una cosa che fa bene ai ragazzi è trovarsi davanti un adulto consapevole delle proprie vulnerabilità, capace di riconoscere un errore, e di chiedere scusa. Mostrare di aver capito dove abbiamo sbagliato, di non essere soddisfatti di come sono andate le cose è il modo migliore per far comprendere a un ragazzo che ha davanti una persona vera e consapevole, realista e moralmente integra.

Spesso, ciò che fa più soffrire nelle relazioni non è l’errore commesso, ma non ricostruire il legame dopo la rottura. E chiedere scusa è il modo migliore per ricucire uno strappo. Nelle relazioni familiari l’integrità del sistema non deriva dall’assenza di microtraumi relazionali, che spesso fanno sentire le persone affaticate e distanti l’una dall’altra, bensì dalla capacità di ricostruire il rapporto dopo una difficoltà. La capacità degli adulti di saper ammettere i propri limiti e di chiedere scusa aiuta i ragazzi non solo a recuperare il rispetto di sé e l’autostima, che magari l’esplosione di rabbia ha intaccato, ma anche a ristabilire l’immagine di un adulto “abbastanza buono” che, pur non essendo perfetto, rimane affidabile, coerente e oggettivamente capace di risistemare le cose e di rimettere insieme i pezzi, quando tutto sembra essere andato in frantumi. Un adulto di cui ci si può fidare e al quale ci si può affidare quando la nave sembra essere in mezzo alla tempesta, perché, pur nel pieno delle ondate e delle mareggiate, è sempre capace di riprendere in mano il timone e di puntare verso la giusta direzione.

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