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CORPO E DISTURBO ALIMENTARE

CORPO E DISTURBO ALIMENTARE
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Oggi sempre più spesso le donne si trovano in una cronica guerra contro il proprio corpo e il proprio aspetto fisico, tanto da indurle a scelte pericolose, negative e autolesive, come quelle che portano allo sviluppo di un disturbo alimentare. Non è un caso che in un’epoca in cui la bellezza viene presentata come un valore prioritario da inseguire e raggiungere in ogni età, molte siano le donne insoddisfatte della propria immagine corporea e sempre più numerose le ragazze affette da un disturbo alimentare, incapaci di accettare il proprio corpo e con sintomi di natura bulimico-anoressica.

Il grasso è un’emozione, non un numero sulla bilancia, oltre a essere il vocabolario con cui una donna formula le sue emozioni: la forma fisica potrebbe diventare l’unico modo che una donna conosce per parlare di ciò che la fa star male. Non va presa alla lettera ogni frase che una donna pronuncia sul suo corpo, se dice “Sono grassa come un maiale” non le va detto “Allora mettiti a dieta e butta giù 3 chili”: lei non sta parlando di diete, ma dei suoi sentimenti, del suo sentirsi non adeguata. Poche sono quelle che dimostrano, nonostante difetti e imperfezioni, di vivere e abitare con piacere il loro corpo reale, e non spendono troppi sogni ed energie a rincorrere invece un corpo ideale, con diete, palestra, se non addirittura medicina estetica e chirurgia plastica. Ma ciò che la scienza e la modernità rendono possibile serve a liberare e a rendere più felici o al contrario intrappola in una dinamica di cronica insoddisfazione e continua ricerca della perfezione?

Oggi sempre più donne e ragazze provano riguardo a se stesse e al loro aspetto esteriore ogni genere di paura e insicurezza. Vengono bombardate tutto il giorno da discorsi delle amiche sull’aspetto fisico, su diete, allenamenti e modi per dimagrire. Grazie ad un percorso psicologico possono essere aiutate a ponderare bene ogni cosa, ad imparare ad accettarsi e sentirsi adeguate, al di là di ogni modello, canone estetico e ideale di perfezione.

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ADOLESCENZA E GENITORI

ADOLESCENZA E GENITORI
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Essere genitori non è un’impresa facile e tanto meno lo è quando i figli entrano in adolescenza. Essere buoni genitori di un figlio in adolescenza è un lavoro che si apprende con la pratica, impegnandosi costantemente a trovare una soluzione ai problemi che di volta in volta si presentano e soprattutto imparando dagli errori che, nonostante tutta la buona volontà, a volte si fanno. Con i figli dobbiamo dare il meglio di noi, ma dobbiamo anche imparare ad accettare di avere dei limiti e a comprendere che i passi falsi sono inevitabili e spesso sono inscritti nella nostra storia di vita, perché traggono origine dalla relazione che abbiamo avuto con i nostri genitori quando eravamo bambini.

Ciascuno di noi ha la propria storia di figlio a cui è necessario mettere mano. Si deve inevitabilmente partire da qui per costruire un modo originale e unico di essere madri e padri. Questo processo dura tutta la vita: faremo sempre i conti con i bambini che siamo stati, ogni volta che dovremo decidere che genitori essere. Meglio saperlo da subito, perché non vi illudiate di poter chiudere una volta per sempre la porta della vostra infanzia e adolescenza.

Se abbiamo delle ferite aperte nella relazione con i  nostri genitori, è bene curarle, per dare risposta al bambino interiore che è rimasto dentro di noi e che, se trascurato, troverà il modo per farsi sentire. Non è bene farlo innervosire e zittirlo, perché i bambini interiori arrabbiati sono capaci di giocarci brutti scherzi, di prendere il comando del cervello quando meno ce lo aspettiamo e di farci fare cose su cui non abbiamo il controllo. Chi vi fa recitare, quasi inconsapevolmente, i copioni dai quali avreste voluto prendere le distanze (“Quando sarò grande, non dirò/farò mai una cosa simile”)? Perché vi succede? E soprattutto perché un minuto dopo aver fatto o detto con vostro figlio ciò che non volevate, vi ritrovate soli e delusi di voi stessi, a domandarvi “perché mi comporto così?”. Quasi sempre, in situazioni simili, dentro di voi si innesca un conflitto tra il vostro bambino interiore e l’adulto che siete oggi. Quando seguite copioni che sapete essere disfunzionali e che avreste voluto evitare, è il bambino interiore che ha preso il sopravvento e ha annullato la capacità del sé adulto di agire con consapevolezza.

Riflettere sulla propria storia personale, sulla propria infanzia e adolescenza, non potrà mai evitare la fatica e le ansie connesse al ruolo di padri e madri, ma potrà rendervi più consapevoli, più forti e più pronti ad affrontare le sfide e i bisogni dell’adolescenza, sempre più impegnativi, non tanto sul piano fisico, come succedeva quando i figli erano piccoli, quanto sul piano emotivo.

Le fatiche, le sfide, le ansie della genitorialità sono solo un lato della medaglia; sull’altro lato ci sono divertimento, piacere e orgoglio nel constatare quanto i nostri figli si aprono alla vita e al mondo e quanto, in questa apertura, ci sono sempre tracce di ciò che abbiamo seminato, passo dopo passo, camminando al loro fianco. E’ questo misto di dovere e piacere, di fatica e orgoglio ciò che da significato alla nostra vita (Fonte: Alberto Pellai). E se a volte si vede solo un lato della medaglia e ci si scoraggia, forse è solo il momento di confrontarsi o chiedere aiuto.

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LA COPPIA IN CRISI

LA COPPIA IN CRISI
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Perché oggi è così frequente vedere una coppia in crisi? Perché è diventato così difficile vivere questa esperienza di coppia? Perché la coppia non dura e si rompe tanto facilmente? Perché oggi le persone rinunciano addirittura a sposarsi e preferiscono fare solo modesti investimenti su piccole storie, nelle quali ciascuno starà ben attento a non consegnarsi troppo all’altro per non venire ferito? Si ritiene che solo in pochissimi casi particolarmente fortunati sia possibile continuare ad amarsi per tutta la vita e che dopo un certo numero di anni la cosa più probabile che può avvenire tra due persone sia di rimanere insieme solo per i figli, o per abitudine, coltivando un’estraneità progressiva nella quale ciascuno dei due cerca altrove la vera risposta ai propri desideri e custodisce i suoi spazi e interessi privati. Sembra che le persone più forti e vincenti siano quelle che non fanno avventate promesse di eternità o quelle che, se sono state così temerarie da sposarsi, hanno poi il coraggio di separarsi non appena il sentimento si affievolisce o si spegne.

Il punto è che la coppia non è certamente un’avventura facile né sempre e solo piacevole, perché come le tutte grandi avventure contiene insidie, momenti di disorientamento, dolore, incertezze, fatiche. E’ necessario avere il coraggio e la forza di guardare e accettare anche le fragilità e le vulnerabilità di chi ci sta accanto, invece di volgere lo sguardo lontano da ciò che non va, di nascondere ciò che è imperfetto in noi e di evitarlo quando è presente nell’altro. Spesso una coppia in crisi si rivolge a chiedere aiuto quando si trova ormai in una condizione di profonda sfiducia reciproca e il ricorso allo specialista appare un po’ come l’ultima spiaggia prima di una separazione, talvolta già auspicata se non decisa da uno dei due. La terapia di coppia non è facile: si tratta di allearsi non con uno o l’altro dei due partners ma con la relazione sofferente, con la coppia in crisi, si tratta di ritrovare sotto alle macerie della casa comune quello che era il legame originario, ciò che ha fatto decidere di cominciare una relazione di coppia, quanto di bello si era intravisto in quella coppia in crisi ora. E’ necessario dare un senso alle reciproche incomprensioni, imparare a litigare bene e recuperare le risorse ancora presenti per provare a salvare il rapporto. E’ un lavoro difficile, però quando ci si mette in gioco e si riesce a ripartire, spesso la nuova coppia appare persino più ricca e solida di quanto non lo fosse in precedenza.

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