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COPPIA E TRADIMENTO

COPPIA E TRADIMENTO
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Nella coppia la spinta a un tradimento è a volte sollecitata dal malessere di qualcosa che sentiamo che è stato tarpato. Un tradimento parte da un bisogno di trasgressione: una trasgressione è una deviazione da un comportamento, sancito da una legge o condiviso da una maggioranza o da un valore. Una trasgressione è sempre negativa? Dipende da cosa si trasgredisce, a volte si mette semplicemente in discussione l’immagine che ci si era fatti di sé stessi o che si erano fatti gli altri, non si vuole aderire più a quella immagine prefissata. Attraverso una trasgressione si desidera attuare un cambiamento perché qualcosa non è più adatto a quel periodo o momento, a volte è necessario aggiornare le “regole” alla vita che scorre, adattarsi in maniera elastica alle fasi che stiamo vivendo.

Nella coppia la prima forma di trasgressione è la reattività, le accuse, l’aggressione. Questa dinamica diventa costruttiva quando il mio modo di essere dice che sono alla ricerca della mia posizione, è un modo per affermare la mia unicità, io affermo me stesso in contrapposizione all’altro della coppia, ma in contemporanea mi prendo cura della coppia per far sì che funzioni meglio in futuro. La seconda forma di trasgressione è il tradimento: tradire implica la difficoltà ad affrontare il problema. Il tradimento diventa un modo inconscio di mandare un messaggio che qualcosa non va.

Nella coppia trovare la persona giusta è un accadimento? Avviene una volta per tutte? In realtà la persona giusta non è un punto di partenza ma un punto di arrivo! La persona giusta lo diventa. Per star bene in una coppia è necessario tenere sempre d’occhio la relazione e me stesso insieme, non rinunciare a ciò che amo io o ami tu per uniformarci. Per stare bene in una coppia ciascuno ha bisogno di avere la sua identità, la sua ‘forma’, i suoi spazi, se no non si vede l’ora di trovare un altro posto che possa ospitare…Ci sono cose che si devono cercare dentro se stessi e che nessuna relazione potrà dare. Non si può chiedere all’altro della coppia di colmare ciò che io non ho. Non avere una propria identità stabile mette in posizione di pretesa o di elemosina verso l’altro, mentre star bene con se stessi permette di reggere il vuoto quando l’altro non c’è o è impegnato con se stesso e la sua vita. Nella coppia è proprio la distanza che permette al desiderio di rinascere, perché uno desidera qualcosa che gli manca. Così si torna a ciò che ha dato origine alla vita di coppia, che è proprio il desiderio. Quando è difficile affrontare questi temi da soli, è importante chiedere un aiuto.

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BAMBINI E ALIMENTAZIONE

BAMBINI E ALIMENTAZIONE
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Gli atteggiamenti disfunzionali che da adulti manifestiamo nei confronti del cibo, nascono e si solidificano a partire dai 3 anni. Il 25%-40% dei bambini durante l’infanzia fa esperienza di problemi di alimentazione  di diverse sfumature. Il sistema di sorveglianza in età infantile Okkio alla SALUTE del Ministero della Salute stima che in Italia tra i bambini con età compresa fra i 6 e gli 11 anni, il 12% sia obeso, mentre il 24% in sovrappeso: più di un bambino su tre, quindi, ha un peso superiore a quello che dovrebbe avere per la sua età.

Nel momento in cui i pasti non rappresentano più un momento piacevole, sia il comportamento alimentare che la condizione nutrizionale ne viene compromessa.  La Mindful Eating (ossia insegnare ai bambini a mangiare in maniera consapevole, insegnare ai bambini la riconnessione con i segnali di fame e sazietà del proprio corpo e a gestire le proprie emozioni senza ricorrere al cibo) si propone come una valida risposta per la prevenzione e la presa in carico dei problemi alimentari in età evolutiva, costituendo lo strumento più efficace di psicoeducazione alimentare e ristrutturazione del comportamento alimentare. La Mindful Eating non è una dieta e non si propone la perdita di peso, ma nel momento in cui sviluppiamo un rapporto più sano col cibo, anche il peso corporeo ne viene influenzato positivamente. La Mindful Eating permette ai bambini di essere intenzionalmente presenti a ciò che stanno mangiando, di coltivare curiosità ed esplorare il cibo e la propria esperienza circa il mangiare (pensieri, emozioni e sensazioni). In questo modo, i bambini possono decidere autonomamente se quel cibo gli piace oppure no e possono imparare a sentire le proprie sensazioni corporee, comprese quelle afferenti allo stomaco, e sviluppare sensibilità per i segnali interni di fame e sazietà. I bambini sono già naturalmente mindful e connessi con questi segnali, ma crescendo perdono questa sensibilità a causa di condizionamenti come “finisci tutto ciò che hai nel piatto” oppure “il cibo non si butta”. La Mindful Eating permette di recuperare questa innata saggezza interiore.

Spesso la soluzione più ovvia al sovrappeso dei bambini viene identificata nelle diete, talvolta supervisionate da un nutrizionista, talvolta caratterizzate da una restrizione alimentare “fai-da-te”. Purtroppo sono numerosi gli studi che mettono in evidenza che le diete precoci, durante l’infanzia o l’adolescenza, hanno implicazioni per comportamenti alimentari disfunzionali che perdurano per tutta la vita. I bambini che intraprendono un percorso prescrittivo, in cui vengono vietati determinati cibi, hanno maggiori probabilità di sviluppare un disturbo del comportamento alimentare in adolescenza. Alle restrizioni alimentari è preferibile, invece, un’educazione all’alimentazione consapevole, che permette di recuperare il contatto con i propri sensi ed i propri segnali di fame e sazietà e divenire, di conseguenza, dei mangiatori saggi e rispettosi di sé, comprendendo di quanto ho bisogno di mangiare per nutrirmi bene e per trarne piacere o quando invece sto mangiando per altri motivi (noia, riempire un vuoto, rabbia, mandare messaggi…). (Fonte: Teresa Montesarchio, Centro Italiano Mindful Eating) 

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ANORESSIA E DCA

ANORESSIA E DCA
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Oggi i disturbi alimentari sono la seconda causa di morte in adolescenza dopo gli incidenti stradali, l’anoressia ha un tasso di mortalità del 5%. In un percorso di cura è necessario aprire lo spazio per un’altra risposta della persona ai suoi problemi che non sia l’anoressia. Tra i dca l’anoressia è una dipendenza dal niente, una tossicodipendenza dal nulla, mentre negli altri disturbi alimentari c’è una dipendenza dal cibo come risolutore dei problemi. L’anoressia e i disturbi alimentari rappresentano per la persona che ne soffre una soluzione, mentre il lavoro terapeutico è permettere un’altra soluzione. L’obiettivo finale di un percorso di cura è “Ama il tuo corpo, una dieta non può renderti felice!”. Nei disturbi alimentari la patologia sta proprio nell’atto del mangiare, quindi dire “mangia” sarebbe come dire a una persona che ha la febbre “fattela passare”. Spesso la famiglia che affronta l’anoressia utilizza solo suppliche e minacce per convincere la figlia a mangiare, ma più aumenta la sollecitudine più l’appetito diminuisce. E’ necessario capire che il controllo tenta di proteggere da sofferenze molto importanti: anche se usa modi molto forti tanto da far arrivare a condizioni cliniche serie la restrizione ha l’obiettivo di proteggere. Il controllo nell’anoressia non va attaccato, ma capito nella sua funzione di gestire emozioni soverchianti e vissuti intollerabili, il controllo nell’anoressia va accolto altrimenti si alzeranno le difese della persona. Se la ragazza si sente capita durante un percorso di cura è la direzione giusta, il controllo si attutisce e la ragazza inizia a collaborare e si rilassa. Un sintomo alimentare deve essere accolto e capito per poter entrare in relazione con la persona che ne soffre, il disturbo alimentare non va negato o criticato come un atto di mancanza di volontà o un capriccio o semplice golosità nel caso della bulimia e del binge eating.

Lo scopo della cura è capire cosa si sta cercando di dire e di regolare con il cibo? Spesso sono delle emozioni, vissuti e stati emotivi che non si sanno leggere, tollerare e gestire adeguatamente, quindi non bisogna mai soffermarsi solo sul cibo e sull’educazione alimentare. Chiedere “Perché continui a fare questa cosa?” può aggravare il problema, soprattutto il sentirsi inadeguato. Un disturbo alimentare è visto come un’alternativa funzionale ad una situazione di vita intollerabile, che non può essere fronteggiata con le abituali risorse e abilità. Ad esempio nelle ragazze c’è il pensiero: “Ci deve essere qualcosa di me che va bene e quindi almeno il corpo deve andare bene”, motivo per cui inizia il controllo e la restrizione.

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