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ANORESSIA E RIFLESSIONI

ANORESSIA E RIFLESSIONI
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Condivido oggi una riflessione su anoressia e disturbi dell’alimentazione del collega dottor Mugnani:

“Oggi essere una donna sembra essere diventato un motivo di imbarazzo. Avere un corpo di donna, con curve femminili, con il ciclo mestruale e con le emozioni tipiche della psicologia femminile, è qualcosa di cui tante ragazze e tante donne adulte hanno paura e vergogna. E per questo cancellano, anche con l’anoressia e la bulimia, ciò che in loro c’è di femminile: il corpo, le forme, il ciclo, le emozioni. L’anoressia è oggi l’emblema di questa paura e di questa fuga dalla propria identità femminile, perché l’ideale anoressico punta proprio a questa cancellazione del corpo e della natura. Si badi bene che l’obiettivo anoressico non è perdere chili, ma pesare zero, cioè non avere più nessun corpo, dove ovviamente il vero problema non è il peso del corpo, ma il peso dell’identità individuale, dunque il peso della storia, dei traumi e dei desideri che abitano quel corpo. Dunque il corpo che un tempo era il luogo del piacere e delle emozioni, oggi è diventato il luogo della colpa, delle fobie, delle ossessioni, dell’anestesia emotiva dettata dai sintomi contemporanei. Una paura dunque del corpo e di conseguenza del cibo. Siamo davanti a quella che io chiamo: Generazione “ZERO %”, in cui bevande e cibi sono tutti contraddistinti dallo ZERO: zero zuccheri, zero calorie, zero grassi. Cibi che vengono amati non per gli ingredienti che contengono, ma per quello che in essi manca. Anche qui ci troviamo davanti le stesse paure e lo stesso culto per la sottrazione e la mancanza. Come quando una ragazza anoressica si guarda allo specchio e gioisce non per ciò che vede, ma per ciò che manca: chili, forme, curve, ciclo. L’anoressia però non è solo un problema di adolescenti che non mangiano o che vomitano per perdere peso; il problema è che oggi si è diffuso un sistema nei mass-media, nella moda, nella pubblicità, e nella cultura in genere, animato da una tendenza anoressica a cancellare la natura femminile, a defemminilizzare la donna. Dunque a mostrare il corpo femminile come un problema, che per andare bene richiede delle correzioni. “Essere femminile” sembra diventata una malattia da curare. “La donna” e il corpo femminile sono diventati oggetti di marketing, modellati da numeri e leggi di mercato. E anoressia e bulimia vanno lette anche come fenomeni di obbedienza patologica verso questo sistema culturale. Curare, prevenire o guarire l’anoressia, passa dunque anche attraverso una operazione culturale di riappropriazione di quella parte di sé che fino al giorno prima veniva avvertita come qualcosa “di troppo”, di eccessivo, di patologico, da dover togliere. Re-imparando dunque a gioire non dello ZERO e delle perdite, ma delle conquiste.” (copyright Matteo Mugnani)

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ANORESSIA COME INIZIA

ANORESSIA COME INIZIA
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Come inizia l’anoressia? Come si manifesta all’esordio? All’inizio c’è la cosiddetta “luna di miele” dell’anoressia: la persona si sente onnipotente nel controllare la propria fame e il proprio corpo, si sente ancora grasso (dispercezione e dismorfismo), ha realmente più energia, quindi se le parlate di malattia, il malato siete voi: voi che mangiate a ogni pasto, che non vi sapete controllare, che non vi purificate con l’acqua, che non vi muovete. Molte pazienti con anoressia (ma anche con binge eating) raccontano stupite di come vedendo mangiare gli altri non capiscano come possano farlo senza rimorsi e senza pensarci tutto il giorno. Quando l’ossessione di cui si nutre l’anoressia è molto potente, molto invasiva, la persona è come alienata dalla realtà e da un esame autentico con se stessa, quindi impossibilitata a capire ogni buon argomento di ragione. Se voi dite a una persona con anoressia che è malata, penserà che volete farla ingrassare, se le dite che fa schifo penserà che sta perdendo peso (perciò ben per lei), se le dite che la trovate meglio penserà che sta ricominciando ad ingrassare e così via.

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PROBLEMI COL CIBO? I DISTURBI ALIMENTARI

PROBLEMI COL CIBO? I DISTURBI ALIMENTARI
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Nei problemi alimentari il cibo e il corpo si trasformano in nemici. L’azione congiunta di fattori sociali, economici e psicologici ha prodotto una generazione di donne che si considerano piene di difetti, si vergognano delle proprie esigenze e non si sentono autorizzate ad esistere, se non a condizione di trasformare se stesse in persone nuove e degne (cioè senza esigenze, senza bisogni, senza corpo). La cultura non solo ha insegnato alle donne a essere corpi insicuri, continuamente alla ricerca su se stessi di segni d’imperfezione; ha anche insegnato alle donne (e agli uomini) a vedere il corpo in un certo modo: la magrezza è sempre stata decantata come un pregio da un punto di vista estetico, ogni curva e rotondità finisce per essere vista come sgradevole, come grasso inestetico che deve essere eliminato.

I disturbi alimentari e i problemi col cibo sono essenzialmente disturbi della mente e quindi prima ancora che compaiano i segni fisici del disturbo alimentare, sono già presenti da tempo quelli psicologici che in modo sotterraneo invadono le idee e i pensieri dei ragazzi. Quindi il cambiamento fisico si accompagna e, a volte, viene preceduto da un grande cambiamento di carattere: instabilità emotiva, irritabilità, sbalzi d’umore, insonnia. Tutti sintomi collegati alla malnutrizione, ma in parte da ricondurre anche alla devastazione terribile che questi disturbi determinano nella mente di queste giovani vite. Purtroppo l’attenzione all’alimentazione e l’eliminazione di alcuni alimenti, come pasta e dolci, è presente in moltissimi adolescenti e quindi non viene inizialmente compresa nella sua gravità. Ma quando questa attenzione diventa continua, ossessiva e si accompagna al continuo osservarsi allo specchio o al continuo salire sulla bilancia ciò deve farci riflettere se non stia succedendo qualcosa. A volte il disturbo alimentare diventa il modo con cui l’adolescente trova il canale inconscio per protestare ed opporsi ad un’immagine che gli adulti vogliono imporgli. Nei disturbi alimentari quando una persona chiede aiuto e decide di affrontare il cambiamento che noi chiamiamo “guarigione”, è necessario un approccio globale a tutte le problematiche, personali, familiari, sociali, un prendersi cura totale che parta dalla considerazione della sofferenza, piuttosto che della malattia o del mangiare male per abitudine. La prima richiesta di aiuto che viene da una persona che soffre di un disturbo alimentare è quella di capire: capire se stessi, il sintomo, il perché si sia arrivati a farsi del male, il perché non si riesca a smettere…Sono queste le domande più pressanti che si esplorano in un percorso terapeutico. Nell’oasi felice che si è dimostrato il disturbo alimentare, nel problema col cibo, nel sintomo hanno trovato esilio tutti i problemi, le ansie, le angosce che altrimenti sarebbero risultate devastanti per la persona e l’identità, il sintomo è una corazza e una protezione alle richieste interiori e verso il mondo.  Per guarire e risolvere il problema col cibo è necessario cercare un aiuto specifico che permetta di liberarsi dalla gabbia del disturbo alimentare.

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