All posts in Adolescenza

GESTIRE LE EMOZIONI

GESTIRE LE EMOZIONI
Commenti disabilitati su GESTIRE LE EMOZIONI

Come gestire le emozioni? Come fare quando una rabbia distruttiva ci invade o una tristezza pervasiva si fa viva o un’ansia potente si impadronisce di noi? Possiamo forse negare le nostre emozioni e far finta di niente, imbavagliare le nostre emozioni e cercare modalità per tenerle a bada e zittirle: affogarle nel cibo, o nel controllo, sotterrarle in qualche sintomo, nel fumo, nell’alcol, nel divertimento sfrenato, nelle abbuffate o nella restrizione alimentare, somatizzare nel corpo, o semplicemente diventare impermeabili a ciò che ci attraversa, chiuderci in noi stessi. Ma questi non sono modi sani e fruttuosi per gestire le emozioni, prima o poi esse torneranno a farci visita e a presentarci il conto. Viceversa possiamo reagire ad esse in maniera esagerata, far sì che ogni stato emotivo ci travolga come uno tsunami improvviso e dirompente, lasciarci trascinare dalla corrente emotiva senza sapere cosa fare e forse senza nemmeno riconoscere che nome e che faccia abbia l’emozione che ci ha distrutto…

Come possiamo invece gestire le emozioni in modo positivo? Il fatto è avere consapevolezza che talvolta è assolutamente normale avere emozioni forti e che ci lasciano impreparati, già, siamo squisitamente umani! Si dà il caso che è proprio così che siamo fatti…Non è possibile ritrarci a quello stato di ansia che ogni tanto ci accompagna e viene a farci visita o a quella rabbia che chi ci sta vicino a volte ci sollecita.

Come fare a gestire le nostre reazioni emotive in maniera costruttiva allora? In questo periodo sto elaborando una sorta di teoria del “boomerang”: invece che pensare a come evitare le vostre emozioni disturbanti, provate a pensare a come volete vi tornino indietro! Se rispondo ad una data situazione stressante con ansia, mi tornerà indietro un livello di ansia fortemente amplificato, se invece riconosco che “ok, ho un po’ d’ansia, ma andrà tutto bene, so che ce la posso fare, passerà”, il livello di pericolo e stress dato da questo stato emotivo forse diminuirà la sua intensità. Se reagisco ad una data persona con rabbia, se rispondo male o se mi relaziono all’altro con una determinata emozione, mi tornerà indietro proprio quella stessa! Quindi, nel caso in cui si tratti di un’emozione negativa, non è proprio una brillante idea…Questo effetto boomerang con i bambini è lampante: i piccoli rispondono all’altro nel linguaggio con cui ci si rivolge loro, sono delle spugne che assorbono lo stato emotivo di chi gli sta di fronte, così come noi possiamo smontare e sgonfiare i loro stati emotivi rispondendo con emozioni opposte. Ma l’effetto boomerang funziona benissimo anche tra adulti e anche soggettivamente. Pertanto, se volete imparare a gestire le emozioni, in particolare quelle negative e che vi fanno star male, iniziate a pensare alle conseguenze: come desidero che mi torni indietro il boomerang? Forse allora ci penserete due volte prima di arrabbiarvi come una furia col vostro partner, con vostro figlio o con un collega, prima di buttarvi sul pacco di biscotti quando siete tristi (sapendo che questo non farà altro che aumentare il vostro abbattimento a lungo termine) o prima di lasciarvi invadere dalla vostra ansia come un fiume in piena….

Per domande o commenti, scrivi a info@spazioaiuto.it

More

ANORESSIA E DCA

ANORESSIA E DCA
Commenti disabilitati su ANORESSIA E DCA

Oggi i disturbi alimentari sono la seconda causa di morte in adolescenza dopo gli incidenti stradali, l’anoressia ha un tasso di mortalità del 5%. In un percorso di cura è necessario aprire lo spazio per un’altra risposta della persona ai suoi problemi che non sia l’anoressia. Tra i dca l’anoressia è una dipendenza dal niente, una tossicodipendenza dal nulla, mentre negli altri disturbi alimentari c’è una dipendenza dal cibo come risolutore dei problemi. L’anoressia e i disturbi alimentari rappresentano per la persona che ne soffre una soluzione, mentre il lavoro terapeutico è permettere un’altra soluzione. L’obiettivo finale di un percorso di cura è “Ama il tuo corpo, una dieta non può renderti felice!”. Nei disturbi alimentari la patologia sta proprio nell’atto del mangiare, quindi dire “mangia” sarebbe come dire a una persona che ha la febbre “fattela passare”. Spesso la famiglia che affronta l’anoressia utilizza solo suppliche e minacce per convincere la figlia a mangiare, ma più aumenta la sollecitudine più l’appetito diminuisce. E’ necessario capire che il controllo tenta di proteggere da sofferenze molto importanti: anche se usa modi molto forti tanto da far arrivare a condizioni cliniche serie la restrizione ha l’obiettivo di proteggere. Il controllo nell’anoressia non va attaccato, ma capito nella sua funzione di gestire emozioni soverchianti e vissuti intollerabili, il controllo nell’anoressia va accolto altrimenti si alzeranno le difese della persona. Se la ragazza si sente capita durante un percorso di cura è la direzione giusta, il controllo si attutisce e la ragazza inizia a collaborare e si rilassa. Un sintomo alimentare deve essere accolto e capito per poter entrare in relazione con la persona che ne soffre, il disturbo alimentare non va negato o criticato come un atto di mancanza di volontà o un capriccio o semplice golosità nel caso della bulimia e del binge eating.

Lo scopo della cura è capire cosa si sta cercando di dire e di regolare con il cibo? Spesso sono delle emozioni, vissuti e stati emotivi che non si sanno leggere, tollerare e gestire adeguatamente, quindi non bisogna mai soffermarsi solo sul cibo e sull’educazione alimentare. Chiedere “Perché continui a fare questa cosa?” può aggravare il problema, soprattutto il sentirsi inadeguato. Un disturbo alimentare è visto come un’alternativa funzionale ad una situazione di vita intollerabile, che non può essere fronteggiata con le abituali risorse e abilità. Ad esempio nelle ragazze c’è il pensiero: “Ci deve essere qualcosa di me che va bene e quindi almeno il corpo deve andare bene”, motivo per cui inizia il controllo e la restrizione.

Per domande o commenti, scrivi a info@spazioaiuto.it

More

ADOLESCENZA E DIFFICOLTA’

ADOLESCENZA E DIFFICOLTA’
Commenti disabilitati su ADOLESCENZA E DIFFICOLTA’

In adolescenza, di fronte ai numerosi cambiamenti e sfide che la crescita di un figlio comporta, i genitori spesso si rendono conto di sentirsi in crisi e di quanto tristezza e delusione rischino di diventare pervasive, uniche reazioni emotive di fronte ai problemi e ai fallimenti dell’adolescenza. E’ chiaro che se un figlio in adolescenza sbaglia o fallisce non c’è da stare allegri o da scherzarci. Ma allo stesso tempo può risultare molto pericoloso lasciarsi travolgere dalla tristezza che colora di nero tutto ciò che accade in adolescenza. A volte i genitori arrivano a pensare che il fallimento di un figlio coincida con il fallimento della propria vita. E’ fondamentale, invece, tenere in considerazione due aspetti fondamentali:

  • nessun fallimento è totale o per sempre. A volte sbagliare serve, e l’esperienza dello sbaglio, se ben elaborata, può diventare un elemento fondamentale su cui ricostruire il proprio recupero;
  • nessuno è l’errore che fa. Davanti a un figlio adolescente che ha commesso una stupidaggine, un genitore potrà provare inizialmente la tentazione di assalirlo, dicendogli quanto lo ha deluso, o che è un buono a nulla e così via. In questo caso, invece di ragionare insieme sull’errore commesso (“guarda cosa hai fatto e perché hai fatto in questo modo”) si finisce per concentrare sull’individuo, e non sullo sbaglio commesso, i peggiori aggettivi. Questo fa sentire un figlio adolescente che ha sbagliato una persona totalmente sbagliata, con lo sviluppo di un disastroso modello di autostima personale.

Quando in adolescenza i figli commettono errori o mettono in atto comportamenti totalmente sbagliati, i genitori non vanno colpevolizzati, ma aiutati a comprendere i figli, a vederli con un paio di occhiali diversi, ad accompagnarli verso la loro affermazione come individui autonomi e indipendenti. I genitori devono imparare a non caricarsi di eccessive responsabilità, l’adolescenza è un processo difficile in cui ciascuno, genitore e figlio, deve mettere in conto ostacoli, errori, difficoltà, emozioni negative. Un genitore deve imparare a “stare alla finestra” della vita di un figlio, guardandolo crescere, sperimentare, sbagliare, capace di intervenire al bisogno e di accettare errori e difficoltà, con la consapevolezza che, superata questa stagione della vita, il figlio avrà trovato se stesso e saprà chi è anche grazie ai genitori che ha avuto (Fonte: Alberto Pellai).

Per domande o commenti, scrivi a info@spazioaiuto.it

More