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DISTURBI ALIMENTARI: CIBO E PENSIERI

DISTURBI ALIMENTARI: CIBO E PENSIERI
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Chi soffre di disturbi alimentari ha il pensiero magico “Se avessi quei tot. chilogrammi in meno sarei felice, starei bene, ecc.” oppure l’illusione che un aspetto fisico diverso, una diversa immagine corporea risolverà tutte le problematiche e le fatiche della vita. Forse può capitare anche a noi di avere questi pensieri e quest’ illusione quando siamo particolarmente vulnerabili e fragili, e così si sentono spesso le donne dire “Ho iniziato la dieta, ho iniziato a far palestra”. La differenza è che nei disturbi alimentari il desiderio di essere magri coinvolge totalmente i pensieri, le abitudini, la vita quotidiana, non lascia spazio ad altro! Il desiderio di perdere peso nell’anoressia, così come il desiderio di abbuffarsi nel binge eating, diventano più importanti di qualsiasi cosa, rubano energie e spazio mentale, senza lasciarne molto altro libero. Ma alla fine purtroppo non importa quanti chili si possano perdere o quanto si possa dimagrire, non è mai abbastanza, non ci si vede mai davvero bene. Allo stesso modo, ogni abbuffata non riempie mai veramente, perché ciò che si cerca di riempire è un vuoto diverso, non è dello stomaco, ma del cuore. Quindi il comportamento alimentare scorretto, che sia diete ferrea o abbuffate frequenti, continua senza posa, alla ricerca di quel benessere, di quel soddisfacimento che si cercava.

A cosa serve l’anoressia, la bulimia, l’alimentazione incontrollata? I disturbi alimentari cercano di soddisfare un bisogno nella vita di chi ne soffre. Può essere il bisogno di controllo nella restrizione: “Oggi tante cose, tanti aspetti della mia vita, mi sembrano fuori controllo e difficili da gestire, ma almeno posso controllare cosa mangio”. Dire di no al cibo, essere più forti del senso di fame, distinguersi dalla massa che non sa sottrarsi ai piaceri della tavola, può far sentire superiori, forti, gratificati. Purtroppo però questi vissuti positivi non risolvono il vero problema per cui non ci sente bene con se stessi, durano ben poco nel tentativo di riparare un’immagine di sé negativa, è necessario capire come poter essere soddisfatti di se stessi in altri modi che non siano la denutrizione o il conteggio delle calorie. Oppure nelle abbuffate può essere il bisogno di non sentire determinate emozioni, di non affrontare i problemi complessi della vita. Allora mangiare senza controllo, riempirsi fino a scoppiare, può risultare una utile strategia per non pensare ad altro; lasciando solo sensi di colpa e vergogna, il mangiare in modo smodato solleva da ogni altro pensiero o preoccupazione. Solo attraverso un percorso psicologico è possibile riscoprire come soddisfare i propri bisogni e affrontare i propri problemi senza rivolgersi al cibo, recuperando un sano rapporto con l’alimentazione.

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