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SINDROME DI BARBIE O DISTURBO ALIMENTARE?

SINDROME DI BARBIE O DISTURBO ALIMENTARE?
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Colui o colei che non è alla ricerca di conferme e approvazioni scagli la prima pietra! Il ’68 ci ha lasciato in eredità -oltre che la rinascita del femminile- un brutale ritorno al materialismo. Un materialismo che mette in secondo piano i cosiddetti valori interiori e premia l’apparenza. Apparenza soprattutto, apparenza come must. Se ciò che appare coincide con i modelli che vincono, allora conferme e approvazioni sono garantite. Credo che con questo semplice teorema si possa capire l’espandersi di palestre, centri di bellezza, consultori di dietetica, ginnastiche varie, diete strampalate e tutta quella roba che si enuclea intorno all’apparire. Non è quindi assurdo, né semplicistico, il dividere il mondo tra belli e brutti: ai primi un’ampia possibilità di soddisfare le proprie ambizioni e aspettative, ai secondi vita da “Cenerentole prima della venuta del Principe”.

C’è forse da stupirsi se – specialmente nell’età della maggior competizione, ossia l’adolescenza – il giovanotto o la giovane facciano di tutto per appartenere alla prima categoria? Assolutamente no! Anche se malcelati da un’obbligata nonchalance, sguardi indagatori scrutano l’universo dei possibili rivali, pronti a coglierne il minimo difetto, sul quale costruire poi la propria potenza. E il “difetto” è subito evidente, se ha a che fare con il fisico: gambe grasse o magre, sederi grossi o flaccidi, girovita abbondante o da ape, seni…meglio non parlarne. Quella che vuol essere la più magra del reame ha perciò davanti a sé un’agenda molto impegnativa: massaggi, diete, palestra, estetista, sauna, bagni turchi, creme miracolose, eccetera. Che poi a fine giornata sia sfinita, al punto da preferire di gran lunga i guanciali del proprio lettuccio alla discoteca, è un altro discorso. Quando i contenuti esistenziali di ragazze o ragazzi girano attorno alla bellezza e alla prestanza fisica, allora possiamo essere certi che hanno contratto la sindrome di Barbie (rispettivamente “di Ken”). Se la sindrome è particolarmente virulenta, allora per familiari, fidanzati e fidanzate inizia un momento difficile: il bello o la bella non parlano che di centimetri, chili, calorie, vestiti. Ed è tutto un controllare, pesare, toccare, paragonare. Comunque la sindrome di Barbie ha, solitamente, un decorso benigno: una volta in “forma”, le Barbie e i Ken si accasano – emozionalmente appagati – e rientrano nella normale vita dei “belli”. Spesso però, purtroppo, il controllo si tramuta in mania e non è più l’individuo a controllare il cibo e le esteriorità, ma è l’apparire che controlla il Sé. In modo particolare, il rapporto con gli alimenti non dipende più dalla volontà, ma è come se fosse il cibo a imporre un suo particolare e pesante giogo alla giovane o al giovane. Quello che era un benevolo controllo della forma esteriore diviene rito, compulsione, ossessione: la benigna Sindrome di Barbie si è trasformata in anoressia o bulimia. Per il gruppo d’appartenenza le difficoltà a relazionarsi con l’ammalata diventano un vero incubo. È lui, il cibo, che detta le leggi. Genitori e fidanzati assistono impotenti alla disintegrazione fisica e psichica di coloro che amano. Il più delle volte sperano che “poi passi”. Ma non è così! Una volta conclamato, il disturbo alimentare si radica nella personalità e sconquassa tutte le relazioni: sia quelle con il proprio sé sia quelle con l’ambiente circostante. Infatti, emozioni e sentimenti hanno un solo destinatario: LUI il cibo-corpo. Il resto non esiste. Poi il pudore, la vergogna (“Nessuno deve sapere!”). E il tempo passa. Il male si ramifica: investe la vita sociale, quella sessuale e l’intelletto. Disperazione! Questa è la storia di migliaia di ragazze e ragazzi malati. Malati di qualche cosa che non capiscono, né riconoscono, ma che…come in un delirio di onnipotenza si ostinano a volere fronteggiare da soli. Ma in questo dramma la stampa e i media non c’entrano. Sarebbe apparso anche senza le bellezze del cinema o delle sfilate di moda. Il tarlo era da anni racchiuso nelle profondità del Sé e non aspettava altro che presentarsi in tutta la sua virulenza.