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ABBUFFATE E DIETE

ABBUFFATE E DIETE
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Le persone che soffrono di abbuffate possono capire di avere difficoltà a lasciar andare molte cose, non solo soprattutto il loro senso di colpa per gli episodi di fame incontrollata, ma anche l’umore negativo e i pensieri dolorosi che hanno causato la ricerca spasmodica di cibo. Rimanere attaccati a qualcosa che vi infastidisce e vi turba è spesso più dannoso che l’evento stesso che ha in primo luogo originato la vostra rabbia e il vostro malumore. Inoltre, rimuginare cose che comunque non potete cambiare può essere un potente detonatore della fame nervosa e delle abbuffate. Spesso il pensiero automatico che si innesca dopo un episodio di perdita di controllo davanti al cibo è “Tanto ormai…sono una vera idiota…non dimagrirò mai…come ho potuto mangiarlo?”. Niente accende la miccia delle abbuffate più dei giudizi negativi su voi stessi. Consolarvi con il cibo sembra essere la vostra unica ancora di salvezza, soprattutto se siete costantemente a dieta, se avete una lunga storia di restrizione e se non vi concedete mai niente. Quando vi sentite in colpa per le abbuffate, la vostra autocritica vi porta a sensi di vergogna e fallimento, così cercate il cibo per pacificare il vostro stato d’animo, ma poi vi giudicate ancora per aver voluto mangiare ed esserci ricascati un’altra volta, e lo schema si ripete in una spirale senza fine. Il segreto sta nel notare il critico che è in voi, ma senza dargli ascolto. Riconoscetevi un merito ogni volta che vi rendete conto che a parlare è il critico che è in voi e che se affogate i vostri duri giudizi nel cibo non uscirete mai dal problema delle abbuffate. A volte, quando si soffre di alimentazione incontrollata, sembra di non avere niente e nessuno a cui rivolgersi a parte il gelato al supermercato o la pizza dal panettiere. Controllare i propri stati emotivi con il cibo e con le abbuffate è diventato un meccanismo così automatico e radicato che non si riesce ad immaginare una strategia alternativa per stare meglio. Provate allora ad iniziare un percorso psicologico: se siete in terapia, potrete provare a immaginare le parole comprensive, empatiche e incoraggianti che il vostro terapeuta userebbe se foste seduti qui con lui, a parlare del disagio che provate.

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ABBUFFATE INCONTROLLATE?

ABBUFFATE INCONTROLLATE?
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Vi capita di avere abbuffate frequenti? Di tornare dal lavoro e precipitarvi sui biscotti o sul cioccolato, oppure addirittura di fermarvi al supermercato rientrando a casa e comprare quanto di più goloso e calorico vi sia per la vostra cena? Di vuotare sacchetti di patatine e di caramelle senza quasi rendervene conto? Non spaventatevi, è soltanto un possibile problema di Binge Eating, che porta a mangiare in maniera inconsapevole ed esagerata per ragioni emotive, che spesso però non si riconoscono o non si riescono a capire. Anziché concentravi sul problema delle abbuffate e magari sul vostro aumento di peso, provate a guardare i benefici e le opportunità che questa situazione difficile vi sta portando, altrimenti non avrebbe senso. Quei momenti in cui vi abbuffate non sono veri fallimenti, sono passi falsi, sono momenti che vi insegnano qualcosa sul vostro mondo emotivo e sul vostro modo di gestire le emozioni, e che vi aiutano quindi a identificare ciò su cui dovete lavorare. Provate a inquadrare diversamente la situazione e le abbuffate, pensate alle parole negative che usate per descrivere quel che succede e scegliete parole nuove. Darvi addosso (“Sono uno stupido, sono un fallimento, sono un disastro”) non serve certo a risolvere il problema, ma non fa che aumentare il vostro disagio e quindi a ricercare il cibo per sedarlo. Buddha disse: “Ciò che si pensa, lo si diventa”. Quando vi capita di avere abbuffate non infierite contro voi stessi, il senso di colpa è già una punizione sufficiente e, se lasciate parlare troppo il vostro critico interiore, esso vi riporterà facilmente ad una successiva abbuffata pur di farlo tacere! Invece provare a vedere la situazione da un altra prospettiva, come una possibilità per imparare qualcosa su voi stessi. Potete dirvi: “Mangiare non risolverà questo problema”, “posso farcela, è solo questione di tempo”, “non ho bisogno del cibo per confortarmi, posso trovare altre modalità”. Non dico che questo sia un compito facile, dato che forse il cibo è diventato la vostra modalità automatica di affrontare le emozioni, e soprattutto non è facile se siete da soli ad affrontare il problema delle abbuffate. Se però provate a farvi aiutare siete già sulla strada buona per interrompere questo pilota automatico e ritrovare un rapporto più sereno col cibo.

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FAME NERVOSA, CHE FARE?

FAME NERVOSA, CHE FARE?
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Mangiare per trovare conforto è generalmente ciò che si definisce fame nervosa o fame da stress. La fame nervosa non segue i segnali fisiologici di fame e sazietà, ma nasce con lo scopo di calmarsi, spegnere i sentimenti, evitarli o cancellarli. Nella fame nervosa il desiderio di mangiare si presenta rapidamente e intensamente come se ci fosse un interruttore. A chi non è mai capitato di tornare a casa dal lavoro e, stanco e stressato, avventarsi sulla dispensa, svuotando un intero pacco di patatine o di biscotti senza nemmeno rendersene conto? La fame nervosa spinge a mangiare in modo inconsapevole, senza gustare veramente il cibo, bensì trangugiando in modo automatico e meccanico, distrattamente: alcune persone dicono “è come se mangiassi i cioccolatini direttamente con la carta!”. Nella fame nervosa vi viene voglia di un particolare tipo di cibo, per esempio il cioccolato o il gelato, e nessun altro cibo vi andrebbe bene per sfamarvi, mentre nella fame fisica cercate qualcosa che vi chiuda il buco allo stomaco e tutto va bene per saziarvi, anziché avere desiderio di qualcosa in particolare. La fame nervosa nasce con l’obiettivo di  alleviare lo stress, l’ansia, i vissuti negativi, ma lascia solo un gran senso di colpa per gli episodi di fame incontrollata, soprattutto se state lottando per perdere peso. Purtroppo il senso di colpa e la rabbia per aver nuovamente mangiato in maniera inconsapevole ed esagerata non fanno altro che aumentare i vostri sentimenti negativi e quindi possono essere un potente detonatore della fame nervosa, la quale nasce proprio per eliminare qualsivoglia sentimento negativo, e si genera così un pericoloso circolo vizioso difficile da spezzare. Quando siete stanchi e arrabbiati con voi stessi per aver ancora una volta mangiato in maniera incontrollata, consolarvi con il cibo sembra essere la vostra unica ancora di salvezza, per stare meglio e mettere a tacere il vostro critico interiore che vi rimprovera per aver ceduto alla fame nervosa, invece il gelato e la torta al cioccolato non vi giudicano, ma vi promettono -illusoriamente- di farvi stare meglio, di confortarvi, di farvi dimenticare tutto.

Se pensate che solo il cibo possa farvi sentire meglio quando siete stanchi, tristi, stressati, annoiati, soli, potrete avere difficoltà a trovare altri modi di migliorare il vostro umore e di reagire a queste emozioni negative. Spezzare il collegamento mentale tra cibo e conforto e il circolo vizioso che la fame nervosa crea può richiedere un grosso sforzo, tanta fatica, pazienza e tempo, perché è un concetto molto radicato e un’abitudine automatica, ma grazie ad un percorso terapeutico è possibile.

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