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CIBO E FAME

CIBO E FAME
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Quando abbiamo cibo e bevande in abbondanza, come nel nostro contesto attuale di vita, dove ci sono supermercati aperti h 24 e con il delivery ricevi a casa in poco tempo tutto il cibo che vuoi, è facile darli per scontati. Quando li diamo per scontati, è facile non prestare attenzione a ciò che abbiamo nel piatto o in bocca. Quando smettiamo di dare attenzione al cibo, smettiamo di sentire i profumi e i sapori. E’ come se mangiassimo del cartone. Il cartone non dà soddisfazione, quindi cerchiamo di soddisfarci mangiando ancora di più. Anche mangiare di più, però, non ci fa sentire soddisfatti. Spesso mangiamo anche senza avere alcuna fame, come se avessimo paura di restare vuoti o per ricercare una qualche sensazione positiva attraverso il cibo. Siete disposto a sentire il vuoto? La maggior parte di noi probabilmente risponde ‘No’, la gente ama il senso di pienezza, nell’addome così come nella vita, è confortante, Quando cominciano a scoprire la Mindful Eating, molti si accorgono che la sensazione di vuoto tende a far salire la paura. Scoprono che mangiano e bevono tutto il giorno proprio per evitare di sentire il vuoto. Sono prigionieri del desiderio della bocca e dello stomaco di sentirsi pieni. Altri invece rispondono ‘Sì, mi piace sentirmi vuoto’. Altri ancora possono rispondere ‘Non lo so’. Non percepiscono i segnali di fame inviati dallo stomaco o dal corpo. Mangiano in base all’ora oppure in base a quando e quanto mangia il resto del gregge. Sono prigionieri dell’ignoranza.

Quando mangiamo e beviamo in continuazione, il nostro stomaco e tutti gli organi dell’apparato digerente non riposano mai. Quando non ci permettiamo di sentire davvero la fame fisica, il nostro godimento del cibo diminuisce. Pensiamo che mangiando di più godiamo di più, ma non è vero. Quando invece ci permettiamo di provare davvero fame fisiologica e ci prendiamo il tempo di mangiare lentamente e con attenzione e gusto, proviamo la massima gioia e soddisfazione. Rivolgete per un attimo l’attenzione al corpo, ci sono zone che sentite vuote? La sensazione di vuoto che sentite è piacevole, neutra o spiacevole? Sentite sorgere qualche impulso per cambiare la sensazione di vuoto nel corpo? Grazie ad un percorso psicologico possiamo riscoprire e re-imparare a valutare la fame dello stomaco e del corpo, diventando consapevoli delle sensazioni del vuoto e del pieno e di ciò che provocano a livello emotivo. Ricordate che un vuoto nel cuore o nella vita non può essere riempito col cibo…

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ADOLESCENZA, CHE FARE?

ADOLESCENZA, CHE FARE?
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Esistono intere biblioteche sull’adolescenza, ma anche se avessimo letto tutti i libri scritti sull’argomento, ci domanderemo comunque cosa passa per la testa di quegli strani individui che girano per la nostra casa e che non riconosciamo più. Il cambiamento così radicale che si verifica in adolescenza è legato al fatto che un adolescente è posto di fronte a problematiche nuove, situazioni, sfide, che lo espongono per la prima volta a parti di sé sconosciute. Per chi presenta disturbi alimentari, le nuove richieste dell’adolescenza possono aggravare le tensioni presenti, esacerbando le difficoltà, mettendo di fronte a cambiamenti fisici e corporei che non si riescono a tollerare e integrare nell’immagine di sé, ma anche quei ragazzi che da bambini non avevano dimostrato problemi possono essere sopraffatti dai grossi cambiamenti che sopravvengono con l’adolescenza e sviluppare un disagio. Il corpo è il luogo più facile e immediato in cui manifestare tale disagio, tale senso di estraneità da se stessi, dove scarsa è la consapevolezza di sé, dove basta una frase o uno sguardo a far crollare una sicurezza, sempre precaria, rispetto alla propria immagine fisica o alla propria identità. L’adolescenza è una fase evolutiva di grande agitazione e tumulto emotivo, suscitati dai rapidi cambiamenti fisici, dall’insorgere dalla sessualità, dal bisogno di riconoscersi in un corpo che non è più quello di un bambino (Fonte: Laura Dalla Ragione).

In adolescenza si tende all’indipendenza, si tenta di sviluppare controlli interni, piuttosto che affidarsi al controllo imposto dall’esterno come avveniva nell’infanzia. Un adolescente può scegliere cosa fare o cosa non fare, secondo la sua volontà, deve dimostrare che non è più un bambino. Moltissime manifestazioni dell’adolescenza sono proprio il risultato del desiderio di mostrare indipendenza, così come virilità o femminilità. Il conflitto con il proprio corpo che cambia può portare facilmente all’insorgere di un problema alimentare: niente è più facile da controllare che ciò e quanto si mangia, l’alimentazione diventa un terreno in cui l’adolescente può dimostrare la propria autonomia e il proprio bisogno di dettare le regole, senza essere più assoggettato al controllo dei genitori o degli adulti, il cibo diventa un modo molto facile con cui gestire le proprie emozioni soverchianti o con cui segnalare un disagio e un problema interiore, il corpo diventa il bersaglio che si può modellare e tentare di modificare, al contrario della propria emotività in subbuglio e della propria identità così in crisi. I disturbi alimentari possono facilmente rispondere alle difficoltà, alle domande e ai bisogni con cui i ragazzi devono fare i conti nel delicato momento dell’adolescenza, è necessario intervenire quindi perché un adolescente non continui a rimanere legato ad un sintomo come possibile soluzione dai suoi conflitti, sintomo che può però portare tanti rischi.

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ALIMENTAZIONE E DISTURBI DELLA NUTRIZIONE

ALIMENTAZIONE E DISTURBI DELLA NUTRIZIONE
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“I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione o di comportamenti collegati con l’alimentazione che determinano un alterato consumo o assorbimento di cibo e che danneggiano significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale”. (DSM-5)

In Italia sono 3 milioni i giovani che soffrono di disturbi del comportamento alimentare, un fenomeno spesso sottovalutato sia da chi ne soffre che dai famigliari, e che costituisce una vera e propria epidemia sociale: il 95,9% sono donne, il 4,1% uomini. Soffrire di un disturbo nell’alimentazione, oltre alle conseguenze negative sul piano organico, comporta effetti importanti sul funzionamento sociale della persona, con gravi penalizzazioni della qualità di vita; ne limita le capacità relazionali, lavorative e sociali. Il disturbo alimentare, oltre a provocare un’intensa sofferenza psichica, coinvolge anche il corpo, con serie complicanze fisiche. Tuttavia, solo una piccola percentuale di persone che soffrono chiede aiuto.

I disturbi dell’alimentazione sono delle strategie di sopravvivenza. Mangiare troppo poco o non mangiare, oppure mangiare troppo, può dare, per un certo periodo, una sensazione di sollievo, di benessere, di sicurezza o di indipendenza. Ma dato che si tratta sempre di un sollievo o di un relax di breve durata, viene voglia di riviverlo, di ripeterlo. Queste ripetizioni possono poi diventare un’ossessione, e ne perdiamo il controllo.

L’anoressia è il disturbo alimentare più diffuso tra le giovanissime. Attenzione però: non tutte le ragazze molto magre sono anoressiche! Una persona ha problemi di anoressia quando:

  • è dimagrita molto in fretta (perdendo circa un quinto del suo peso)
  • pensa continuamente al cibo, alle calorie e al suo aspetto esteriore
  • si sente grassa, pur essendo sottopeso
  • è esageratamente attiva e perfezionista
  • si rifiuta di vedere che il suo comportamento la sta spingendo in un vicolo cieco.

Le persone anoressiche non mangiano per mostrare a se stesse e agli altri di essere forti, indipendenti e disciplinate. Man mano che il sintomo procede, si isolano sempre più dagli altri, anche perché le loro manie e ossessioni rendono loro difficili i rapporti con le altre persone.

La bulimia e il binge eating sono malattie nascoste. Chi ne è colpito è disgustato da se stesso, molti escono solo dopo molti anni dalla loro “clandestinità” e accettano un aiuto terapeutico. Non tutte le persone con binge eating mostrano un evidente sovrappeso, ma sono dipendenti dal cibo e soffrono di abbuffate compulsive: ciò significa che mangiano spesso, molto velocemente e tanto, fino ad avvertire una sgradevole sensazione di pienezza. Spesso non sanno quando hanno fame e quando sono sazi. Per la vergogna molti di loro mangiano da soli e hanno forti sensi di colpa. Le diete frequentemente non funzionano.

Questi disturbi nell’alimentazione utilizzano il cibo e il corpo come mezzo per comunicare un disagio ben più profondo. E’ quindi fondamentale implementare la corretta informazione intorno ai disturbi nell’alimentazione, per facilitare la comprensione dei meccanismi psico-biologici che favoriscono la malattia e diffondere la consapevolezza che questi disturbi possono essere curati attraverso un individuazione precoce del disturbo e un intervento tempestivo. Fondamentali per il successo del trattamento sono, infatti, la diagnosi precoce della malattia ed un intervento il prima possibile dall’esordio, affidato a professionisti esperti nel problema.

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