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ANORESSIA E DCA

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Oggi i disturbi alimentari sono la seconda causa di morte in adolescenza dopo gli incidenti stradali, l’anoressia ha un tasso di mortalità del 5%. In un percorso di cura è necessario aprire lo spazio per un’altra risposta della persona ai suoi problemi che non sia l’anoressia. Tra i dca l’anoressia è una dipendenza dal niente, una tossicodipendenza dal nulla, mentre negli altri disturbi alimentari c’è una dipendenza dal cibo come risolutore dei problemi. L’anoressia e i disturbi alimentari rappresentano per la persona che ne soffre una soluzione, mentre il lavoro terapeutico è permettere un’altra soluzione. L’obiettivo finale di un percorso di cura è “Ama il tuo corpo, una dieta non può renderti felice!”. Nei disturbi alimentari la patologia sta proprio nell’atto del mangiare, quindi dire “mangia” sarebbe come dire a una persona che ha la febbre “fattela passare”. Spesso la famiglia che affronta l’anoressia utilizza solo suppliche e minacce per convincere la figlia a mangiare, ma più aumenta la sollecitudine più l’appetito diminuisce. E’ necessario capire che il controllo tenta di proteggere da sofferenze molto importanti: anche se usa modi molto forti tanto da far arrivare a condizioni cliniche serie la restrizione ha l’obiettivo di proteggere. Il controllo nell’anoressia non va attaccato, ma capito nella sua funzione di gestire emozioni soverchianti e vissuti intollerabili, il controllo nell’anoressia va accolto altrimenti si alzeranno le difese della persona. Se la ragazza si sente capita durante un percorso di cura è la direzione giusta, il controllo si attutisce e la ragazza inizia a collaborare e si rilassa. Un sintomo alimentare deve essere accolto e capito per poter entrare in relazione con la persona che ne soffre, il disturbo alimentare non va negato o criticato come un atto di mancanza di volontà o un capriccio o semplice golosità nel caso della bulimia e del binge eating.

Lo scopo della cura è capire cosa si sta cercando di dire e di regolare con il cibo? Spesso sono delle emozioni, vissuti e stati emotivi che non si sanno leggere, tollerare e gestire adeguatamente, quindi non bisogna mai soffermarsi solo sul cibo e sull’educazione alimentare. Chiedere “Perché continui a fare questa cosa?” può aggravare il problema, soprattutto il sentirsi inadeguato. Un disturbo alimentare è visto come un’alternativa funzionale ad una situazione di vita intollerabile, che non può essere fronteggiata con le abituali risorse e abilità. Ad esempio nelle ragazze c’è il pensiero: “Ci deve essere qualcosa di me che va bene e quindi almeno il corpo deve andare bene”, motivo per cui inizia il controllo e la restrizione.

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ANORESSIA: CONSIGLI PER GENITORI

ANORESSIA: CONSIGLI PER GENITORI
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Spesso i genitori che si trovano in casa una figlia con problemi di anoressia non sanno più che pesci pigliare, si ritrovano disorientati, confusi, disarmati. Arrivano dai professionisti schiacciati tra i sensi di colpa e il desiderio di far qualcosa per aiutare la figlia che soffre di anoressia. Cercherò qui di dare qualche semplice consiglio.

Come affrontare il problema: esprimete con calma la vostra preoccupazione, ricordate che la persona rifiuta l’idea di avere un problema. Potete domandarvi: che tipo di genitore sono, come rappresento il mio comportamento?

  1. Canguro – è iperprotettivo, troppo accomodante e troppo controllante
  2. Rinoceronte – è arrabbiato, testardo e cocciuto
  3. Delfino – guida e supporta, è incoraggiante e delicato

Come rappresento le mie emozioni?

  1. Struzzo – preferisce evasione ed evitamento
  2. Medusa – è troppo emotiva e sensibile
  3. San Bernardo – dà calma, affetto e nutrimento

I genitori vedono che la persona è fisicamente fragile, mentre la persona è fortemente convinta che il suo peso attuale e il suo stato fisico siano soddisfacenti, secondo lei non c’è niente di sbagliato. E’ inutile e dannoso fare braccio di ferro su questo punto! Potete fare insieme il metro del rischio nutrizionale:

Incapace di garantirsi la sicurezza nutrizionale

1…..……2………..3….……..4…………5….…….6……….7……….8………..9………..10

Mantiene pienamente il benessere nutrizionale

Cosa dovrebbe accadere per arrivare a 10, di cosa avresti bisogno per arrivare a 10? Io invece ti metterei questo punteggio perchè…Cosa possiamo fare per non arrivare a 0, cosa potrebbe aiutarti?

Potete chiedere a vostra figlia:

Quali sono i pro e i contro dello stato attuale? Quali sono i pro e i contro del tentare di cambiare? Quali sono i pro e i contro dell’avere un’identità e uno stile di vita non disturbato dall’alimentazione?

Quali sono i benefici del non mangiare?

Non importa quanto frustrante sia il comportamento durante i pasti, restate calmi; se diventate ansiosi o arrabbiati, lei diventa ancora più ansiosa o arrabbiata, e troverà più difficile mangiare. Non si può scegliere se mangiare o no. Tuttavia si può scegliere dove mangiare un pasto oppure, nei limiti, il quando può anche essere flessibile. E lo stesso vale con chi. Inoltre si può scegliere cosa mangiare!  

E’ come se accanto a lei fosse presente un “gufo anoressico”, voi potete contrastare il ‘gufo anoressico’ mostrando amore e calma e calore, e astenendovi dall’esprimere critiche e frustrazione. Se vi rendete conto di non riuscire a fare questo da soli, chiedete aiuto e supporto al più presto. 

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BINGE EATING E ALTRI DISTURBI ALIMENTARI…

BINGE EATING E ALTRI DISTURBI ALIMENTARI…
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Oggi vi invito a vedere il video della mia intervista al programma LIVE SOCIAL di RADIO LOMBARDIA sulla mia pagina Facebook:

https://www.facebook.com/Spazioaiuto/ (e mettete un like se non l’avete ancora fatto…)

Cosa sono i disturbi alimentari? I sintomi alimentari come l’anoressia, la bulimia, il binge eating disorder, l’ortoressia, la vigoressia, hanno alla base una sofferenza profonda e questo va sempre spiegato bene. Il problema non è il cibo, il mangiare poco o tanto, ma si deve ricercare il significato legato al sintomo, cosa sta dicendo alla persona? Da cosa la sta proteggendo? Il disturbo alimentare non si sceglie come un capriccio e la resistenza al cambiamento fa parte del problema, non serve dire “è solo un problema di golosità, di mancanza di volontà, di voler dimagrire…”. Digiunare o abbuffarsi hanno a che fare con un problema di identità personale, di insicurezza, di senso di inadeguatezza, è necessario ragionare sulle cause profonde che stanno sotto al sintomo alimentare. Bisogna validare i disturbi alimentare come espressione di un disagio, che può scomparire solo quando è il momento giusto.

Attraverso una terapia adeguata si possono individuare i trigger, cioè gli eventi scatenanti il disturbo alimentare (dove si manifesta di più il problema?, cosa succede prima?, con chi?), e analizzare vantaggi e svantaggi del sintomo alimentare, cioè qual è la sua funzione, a cosa serve, quali sono invece i danni e le conseguenze negative?

E’ poi importante rinforzare la motivazione, cosa sarebbe utile per essere più motivata a star meglio? Infatti la persona spesso si sente intrappolata in un meccanismo automatico, una specie di pilota automatico che spesso è impossibile interrompere da soli. Attraverso un percorso di cura si possono interrompere subito i comportamenti disfunzionali che altrimenti poi mantengono la patologia e si crea un circolo vizioso da cui è difficile uscire. Nel binge eating disorder bisogna comprendere la parte che si sta curando con il cibo, perché si sta usando il cibo per regolare le emozioni? Lo stesso vale per l’anoressia: perché il digiuno serve a star meglio, perché il controllo e le restrizioni fanno sentire così bene? Sia nel problema dell’anoressia che nel binge eating non si tratta di cibo, c’è una domanda di qualcos’altro! Solo attraverso una terapia è possibile capirla. Nessun cibo e nessun controllo potrà mai soddisfare…

Per domande o commenti, scrivi a info@spazioaiuto.it

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