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ALIMENTAZIONE NORMALE O NO?

ALIMENTAZIONE NORMALE O NO?
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Cosa significa mangiare in maniera normale? Esiste una alimentazione corretta e normale e una no? Il termine “normale”, nel senso comune e ancor più per la psicologia, appare sempre molto difficile da definire e, proprio per questo motivo, si finisce sempre con il descrivere dei quadri di riferimento convenzionali che, a seconda del tema trattato, vengono utilizzati come standard ai quali tendere nel momento in cui si ricerca uno stato di benessere, di salute. Il discorso è certamente delicato in quanto si rischia di far passare tutto quanto esce dalla categoria designata “normale” come “non normale”, “a rischio” o, addirittura, “patologico”. In questo senso, sarebbe bene tenere sempre presente che le dicotomie rappresentano solamente il nero e il bianco di un continuum in cui, in realtà, nel mezzo sono presenti un’infinità di sfumature di grigio. Ignorare questa complessità, insita nel genere umano e non solo, rischia di farci sentire diversi ogni qualvolta non ci riconosciamo come appartenenti alle categorie elette a rappresentazione della normalità. Nell’ambito specifico dell’alimentazione, per esempio, ci possono essere 4 modalità, pattern caratteristici, che molto frequentemente si riscontrano nelle persone che riescono o non riescono ad alimentarsi in modo funzionale alla propria salute fisica e mentale. Queste 4 tipologie, descritte dall’autrice Linda W.Craighead, psicologa esperta in psicopatologia dei disturbi alimentari, servono ad orientare la nostra attenzione sulla presenza di specifici comportamenti che rendono difficile per una persona instaurare un rapporto sereno col cibo e col peso corporeo.

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COME CI SI AMMALA DI ANORESSIA

COME CI SI AMMALA DI ANORESSIA
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Come ci si ammala di anoressia? Ovviamente non essendo un disturbo di tipo organico, per cui non è possibile isolare il virus dell’anoressia, non ha senso dare una risposta univoca. Ci sono innumerevoli motivi dietro a come ci si ammala di anoressia, anche se le dinamiche che sostengono il disturbo sono spesso comuni a tutti i casi. Cosa spinge una giovane o una donna (ma oggi anche uomini e ragazzi) a smettere di mangiare e a ridurre drasticamente la propria alimentazione fino a dimagrire considerevolmente? A volte capita che all’inizio la persona inizia a perdere peso quasi inconsapevolmente, senza adottare una vera e propria dieta, semplicemente mangiando meno perché stressata o perché non ha tempo di mangiare, ma vedendo che il peso scende e iniziando a ricevere compimenti per la sua forma fisica, comincia a valutare la positività della situazione e restringe consapevolmente sempre di più. Il fatto di riuscire a controllarsi laddove molti falliscono (mamme e amiche a dieta che non riescono a perdere peso, media che suggeriscono diete miracolose che nessuno riesce a seguire) provoca soddisfazione personale e fa guadagnare quel senso di adeguatezza e grandiosità che non si trova in altri campi della vita. Si può essere ignari delle basi emotive dell’anoressia e del disturbo alimentare – si basa ‘solo’ sul peso, ‘solo’ sulle calorie, l’esercizio e ciò che vedete quando vi guardate allo specchio -, ma ben presto si diviene consapevoli di come il disturbo alimentare offuschi, prenda il sopravvento e controlli emozioni forti e sentimenti intesi. L’anoressia diventa una barriera, una protezione. Con il disturbo alimentare ci si sente intoccabile, superiore, immune a tutto. I comportamenti presenti nell’anoressia come il troppo esercizio fisico, il vomito, le abbuffate, possono anche essere un modo per cercare di calmarsi o distrarsi dai sentimenti intensi.

Una delle principali caratteristiche di un disturbo alimentare è che la persona percepisce dei benefici secondari per la sua condizione, un senso di benessere, potere, controllo, unicità, euforia, ecc. Quindi, mentre vi può essere incertezza su come ci si ammala di anoressia, sulle cause, le conseguenze sono chiare. Un disturbo alimentare non è solo un problema con il mangiare e con il cibo, ci sono più profonde questioni relative a identità, emozioni, convinzioni e valori. Capire e rompere l’associazione del cibo e dei problemi di peso con le emozioni, gli stili di pensiero e le relazioni è essenziale per un trattamento efficace. Un intervento tempestivo, entro i primi tre anni, porta ad un esito positivo nel 90% dei casi. Se pensate di avere un problema di anoressia o conoscete qualcuno che ne soffre, chiedete aiuto qui al più presto.

Scrivi a info@spazioaiuto.it per domande o dubbi.

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DISTURBI ALIMENTARI: CIBO E PENSIERI

DISTURBI ALIMENTARI: CIBO E PENSIERI
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Chi soffre di disturbi alimentari ha il pensiero magico “Se avessi quei tot. chilogrammi in meno sarei felice, starei bene, ecc.” oppure l’illusione che un aspetto fisico diverso, una diversa immagine corporea risolverà tutte le problematiche e le fatiche della vita. Forse può capitare anche a noi di avere questi pensieri e quest’ illusione quando siamo particolarmente vulnerabili e fragili, e così si sentono spesso le donne dire “Ho iniziato la dieta, ho iniziato a far palestra”. La differenza è che nei disturbi alimentari il desiderio di essere magri coinvolge totalmente i pensieri, le abitudini, la vita quotidiana, non lascia spazio ad altro! Il desiderio di perdere peso nell’anoressia, così come il desiderio di abbuffarsi nel binge eating, diventano più importanti di qualsiasi cosa, rubano energie e spazio mentale, senza lasciarne molto altro libero. Ma alla fine purtroppo non importa quanti chili si possano perdere o quanto si possa dimagrire, non è mai abbastanza, non ci si vede mai davvero bene. Allo stesso modo, ogni abbuffata non riempie mai veramente, perché ciò che si cerca di riempire è un vuoto diverso, non è dello stomaco, ma del cuore. Quindi il comportamento alimentare scorretto, che sia diete ferrea o abbuffate frequenti, continua senza posa, alla ricerca di quel benessere, di quel soddisfacimento che si cercava.

A cosa serve l’anoressia, la bulimia, l’alimentazione incontrollata? I disturbi alimentari cercano di soddisfare un bisogno nella vita di chi ne soffre. Può essere il bisogno di controllo nella restrizione: “Oggi tante cose, tanti aspetti della mia vita, mi sembrano fuori controllo e difficili da gestire, ma almeno posso controllare cosa mangio”. Dire di no al cibo, essere più forti del senso di fame, distinguersi dalla massa che non sa sottrarsi ai piaceri della tavola, può far sentire superiori, forti, gratificati. Purtroppo però questi vissuti positivi non risolvono il vero problema per cui non ci sente bene con se stessi, durano ben poco nel tentativo di riparare un’immagine di sé negativa, è necessario capire come poter essere soddisfatti di se stessi in altri modi che non siano la denutrizione o il conteggio delle calorie. Oppure nelle abbuffate può essere il bisogno di non sentire determinate emozioni, di non affrontare i problemi complessi della vita. Allora mangiare senza controllo, riempirsi fino a scoppiare, può risultare una utile strategia per non pensare ad altro; lasciando solo sensi di colpa e vergogna, il mangiare in modo smodato solleva da ogni altro pensiero o preoccupazione. Solo attraverso un percorso psicologico è possibile riscoprire come soddisfare i propri bisogni e affrontare i propri problemi senza rivolgersi al cibo, recuperando un sano rapporto con l’alimentazione.

Per domande o commenti, scrivi a info@spazioaiuto.it

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