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BAMBINI E ALIMENTAZIONE

BAMBINI E ALIMENTAZIONE
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Gli atteggiamenti disfunzionali che da adulti manifestiamo nei confronti del cibo, nascono e si solidificano a partire dai 3 anni. Il 25%-40% dei bambini durante l’infanzia fa esperienza di problemi di alimentazione  di diverse sfumature. Il sistema di sorveglianza in età infantile Okkio alla SALUTE del Ministero della Salute stima che in Italia tra i bambini con età compresa fra i 6 e gli 11 anni, il 12% sia obeso, mentre il 24% in sovrappeso: più di un bambino su tre, quindi, ha un peso superiore a quello che dovrebbe avere per la sua età.

Nel momento in cui i pasti non rappresentano più un momento piacevole, sia il comportamento alimentare che la condizione nutrizionale ne viene compromessa.  La Mindful Eating (ossia insegnare ai bambini a mangiare in maniera consapevole, insegnare ai bambini la riconnessione con i segnali di fame e sazietà del proprio corpo e a gestire le proprie emozioni senza ricorrere al cibo) si propone come una valida risposta per la prevenzione e la presa in carico dei problemi alimentari in età evolutiva, costituendo lo strumento più efficace di psicoeducazione alimentare e ristrutturazione del comportamento alimentare. La Mindful Eating non è una dieta e non si propone la perdita di peso, ma nel momento in cui sviluppiamo un rapporto più sano col cibo, anche il peso corporeo ne viene influenzato positivamente. La Mindful Eating permette ai bambini di essere intenzionalmente presenti a ciò che stanno mangiando, di coltivare curiosità ed esplorare il cibo e la propria esperienza circa il mangiare (pensieri, emozioni e sensazioni). In questo modo, i bambini possono decidere autonomamente se quel cibo gli piace oppure no e possono imparare a sentire le proprie sensazioni corporee, comprese quelle afferenti allo stomaco, e sviluppare sensibilità per i segnali interni di fame e sazietà. I bambini sono già naturalmente mindful e connessi con questi segnali, ma crescendo perdono questa sensibilità a causa di condizionamenti come “finisci tutto ciò che hai nel piatto” oppure “il cibo non si butta”. La Mindful Eating permette di recuperare questa innata saggezza interiore.

Spesso la soluzione più ovvia al sovrappeso dei bambini viene identificata nelle diete, talvolta supervisionate da un nutrizionista, talvolta caratterizzate da una restrizione alimentare “fai-da-te”. Purtroppo sono numerosi gli studi che mettono in evidenza che le diete precoci, durante l’infanzia o l’adolescenza, hanno implicazioni per comportamenti alimentari disfunzionali che perdurano per tutta la vita. I bambini che intraprendono un percorso prescrittivo, in cui vengono vietati determinati cibi, hanno maggiori probabilità di sviluppare un disturbo del comportamento alimentare in adolescenza. Alle restrizioni alimentari è preferibile, invece, un’educazione all’alimentazione consapevole, che permette di recuperare il contatto con i propri sensi ed i propri segnali di fame e sazietà e divenire, di conseguenza, dei mangiatori saggi e rispettosi di sé, comprendendo di quanto ho bisogno di mangiare per nutrirmi bene e per trarne piacere o quando invece sto mangiando per altri motivi (noia, riempire un vuoto, rabbia, mandare messaggi…). (Fonte: Teresa Montesarchio, Centro Italiano Mindful Eating) 

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BAMBINI ED EMOZIONI

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Qualche sera fa sono andata ad un incontro dal titolo “Emozioni per crescere insieme” tenuto dal famoso dottor Pellai, in cui si parlava del rapporto tra genitori e figli e del mondo emotivo. Mi sono rimaste alcune idee interessanti in testa che vorrei condividere…Prima di tutto, il figlio primogenito è sempre il più sfortunato perché si becca il “genitore peggiore”, una madre e un padre ancora inesperti, in preda a quella rivoluzione esistenziale che è la nascita di un figlio, poco pratici a fare i conti con le proprie emozioni dirompenti a confronto con la nuova creatura e con quelle così sconosciute e a volte incomprensibili del bambino. Invece l’ultimogenito spesso è il più fortunato perché si merita due genitori già collaudati, che dai propri errori col primo figlio hanno imparato qualcosa.

Cosa succede quando i figli attivano emozioni forti in noi e che cosa imparano? L’unico modo per insegnare ai propri figli la regolazione emotiva è fargli vedere che siamo regolati noi, quindi è sempre bene chiedere aiuto quando ci si sente preda di stati emotivi che non si riescono a gestire. Un figlio è quella relazione che fa provare le emozioni al grado più elevato. Crescere i figli è una grandissima fatica, ma gli adulti siamo noi e dobbiamo mettere in gioco tutte le nostre competenze, al di là della fatica, dello stress, della stanchezza. Come genitori, possiamo trasmettere ai figli tre cose: 1. il sapere, le informazioni, i dati, le conoscenze; 2. il saper fare, l’avere tante competenze; 3. il saper essere, cioè riuscire a mettere a disposizione ciò che sappiamo e ciò che sappiamo fare nella relazione con l’altro. 

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ALIMENTAZIONE E BAMBINI

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Oggi si assiste a un diffondersi di disturbi del comportamento alimentare anche tra i bambini di tenera età. Il disturbo da alimentazione iperselettiva è il più comune disturbo alimentare infantile. Comune ma non per questo poco preoccupante, il più feroce precursore di disturbi maggiori. Abbiamo tutti nell’inconscio la rappresentazione della madre nutrice, il seno, la cura, il nutrimento del cibo che veicola il  nutrimento dell’anima, nessuna mamma sarà esentata dal sentirsi coinvolta in un rifiuto alimentare del proprio bambino, lo vivrà come un rifiuto di sé e della sua funzione materna. Non a caso nei primi mesi di vita di un bambino le prime domande che qualsiasi persona rivolge a una neo-mamma sono “Dorme?” e poi “Mangia?”, come se l’attestato di mamma sufficientemente buona passasse dal saper nutrire. E nel corso dello sviluppo il saper alimentare bene e in modo salutare il proprio bambino diventa sinonimo di buona educazione, molto più che un allenamento alle emozioni, ai sentimenti, se nutri in modo corretto tuo figlio (niente schifezze, cibi sani, bio…) la nostra società fa sentire che lo stai “preservando dal male” e crescendo meglio. Nell’infanzia i disturbi del comportamento alimentare sono diversi in alcune caratteristiche (ideali di peso e forme corporee) a quelli dell’età adolescenziale e adulta, ma uguali nella pervasività del disturbo, nella fatica della famiglia ad organizzarsi attorno ad un disturbo che irrompe nel corpo per mostrarsi, ma che vive nella mente e nelle relazioni e da cui non sa uscire se non con un sintomo corporeo così eclatante. 

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