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DISTURBI ALIMENTARI: LE CAUSE

DISTURBI ALIMENTARI: LE CAUSE
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Come può nascere un disturbo del comportamento alimentare?

Le cause che portano ai disturbi alimentari sono sempre molteplici. Possono ritrovarsi: · nell’ambiente che ci circonda – fattori socio culturali; · nella persona stessa – fattori biologici; · nelle esperienze di vita: difficoltà, conflitti, insoddisfazioni – fattori psicosociali. Questi tre fattori sono strettamente correlati tra di loro e si influenzano a vicenda. Quindi non si può parlare di una singola causa, ma bisogna tenere presente che i fattori implicati nei disturbi alimentari sono diversi e che la loro importanza varia da caso a caso. Le seguenti domande aiutano a capire quali sono i problemi all’origine di un disturbo dell’alimentazione.

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BULIMIA: CONSEGUENZE

BULIMIA: CONSEGUENZE
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Le alterazioni organiche che possono verificarsi nella bulimia nervosa sono meno imponenti di quelle dell’anoressia nervosa, ma spesso ne ricalcano alcuni aspetti. Esse sono dovute al deficit di alcuni nutrienti conseguente all’alimentazione sbilanciata e al vomito autoindotto e alla perdita di sali e liquidi in seguito alle condotte di eliminazione. A livello cutaneo, come nel caso dell’anoressia nervosa, la manifestazione più frequentemente riscontrabile è la secchezza della pelle, seguita dall’acne, dall’alopecia e dalla lanugo. Si può osservare il “segno di Russell” sulle nocche delle mani. Quando il vomito autoindotto è frequente, si possono verificare arrossamenti e ulcerazioni nelle regioni periorali, dovute ai succhi acidi rigurgitati. Più raramente si verificano petecchie peripalpebrali, emorragie congiuntivali e/o enfisema sottocutaneo a livello del collo, legati allo sforzo del vomito. A carico del sistema orogastroenterico le alterazioni più frequenti sono l’erosione dello smalto dentale, le carie dentali, le gengiviti irritative e l’ipertrofia delle ghiandole salivari. Quando la malattia è più avanzata, si possono avere: esofagiti, erosioni, ulcere e rotture dell’esofago; gastriti, sfiancamento delle pareti gastriche da eccesso di cibo; infiammazioni coliche, melanosi colica da uso improprio di lassativi antrachinonici. Sono a volte presenti epatomegalia e steatosi epatica, dilatazione dei dotti pancreatici, riduzione della secrezione stimolata degli enzimi pancreatici, pancreatiti da ristagno duodenale con reflusso duodeno-pancreatico. Le complicanze cardiovascolari sono essenzialmente quelle descritte per l’anoressia nervosa, secondarie agli squilibri elettrolitici che si possono verificare in seguito al vomito autoindotto ripetuto. La frequenza e la gravità di queste manifestazioni aumenta in rapporto all’entità dei comportamenti di eliminazione. A carico dell’apparato respiratorio si possono osservare pneumotorace spontaneo, enfisema e polmonite ab ingestis legati allo sforzo del vomito autoindotto. A livello metabolico possono essere presenti ipercolesterolemia e/o iperinsulinemia legate all’eccessiva introduzione di cibi ricchi di grassi e zuccheri. Le alterazioni ormonali sono molto meno frequenti e imponenti che nell’anoressia nervosa. A carico dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene può esservi sporadicamente ipercortisolemia e aumentata secrezione di deidroepiandrosterone surrenalico. La funzionalità ipotalamo-ipofiso-gonadica è in genere ben conservata, osservandosi solo nelle forme con comportamenti di eliminazione più gravi una ridotta secrezione di FSH, LH, estrogeni e progesterone e deficit ovulatorio, con eventuale amenorrea o dismenorrea, anche se il peso corporeo è normale. La funzionalità tiroidea è in genere ben conservata. La secrezione di GH e somatomedina è normale. I livelli di prolattina sono normali o diminuiti. Alcune delle alterazioni sopra riportate possono perdurare dopo la guarigione della malattia. Esse includono il “segno di Russell”, le alterazioni dentarie, l’ipertrofia delle ghiandole salivari, l’aumento della capacità gastrica, gli esiti delle rotture esofagee (fonte: “Quaderni del Ministero della Salute”).
Purtroppo, tali complicanze mediche risultano evidenti solo a stadi avanzati della malattia, cioè dopo ripetuti anni di sintomo, quindi molte persone che soffrono di bulimia non si curano dei possibili rischi in cui incorrono, pensando che il loro corpo non dia segnali e che loro non abbiano ripercussioni negative sulfisico. Invece è fondamentale ricordare l’importanza della pericolosità di questo sintomo, spesso anche tenuto nascosto ai genitori, quindi a maggior ragione pericoloso se protratto come pratica usuale ed abitudinaria per controllare il peso.

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ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA

ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA
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Rispetto all’alimentazione incontrollata, oggi voglio soffermarmi su questo tipo di pensieri: i pensieri che insorgono quando senti la voglia di cibo (attenzione: non sto parlando della sensazione di fame fisiologica, ma del solo desiderio di mangiare!) e finisci per non trattenere questo impulso. Riconoscere le parole che rivolgi a te stessa in questi momenti è essenziale per poterti frenare e ritrovare l’auto-controllo.
Un primo tipo di pensieri rientra nella sfera del “senso di impotenza e percezione di scarsa tolleranza alla frustrazione”, sono pensieri del tipo:
– “Non posso tollerare quest’ansia (o un’altra forte emozione)… devo mangiare qualcosa per calmarmi!”
– “E’ più forte di me, quando vedo i dolci non resisto!”
– “E’ più forte di me, quando sono stressata mi ritrovo a smangiucchiare di continuo!”
Questi pensieri alimentano in te la convinzione di non poter gestire gli eventi emotivi, di non avere altra alternativa, di non saper tollerare le emozioni forti, di non avere il controllo sulle tue reazioni e sui tuoi comportamenti.
Ciò non è affatto vero, migliorando la consapevolezza di te e dei tuoi stati d’animo potrai frenare gli impulsi e agire in maniera più razionale e ponderata.
Un altro tipo di pensieri sono gli “autoinganni”, molto simili alle scuse che spesso forse applichi per non fare attività fisica! In questa tipologia rientrano pensieri come:
–  “Oggi è un’occasione speciale posso mangiare ciò che voglio”
– “Mangio questa merendina perché sta per scadere e non posso sprecare il cibo”
– “Mangio perché…per una volta cosa vuoi che sia!”
– “Oggi è stata una giornata faticosa… mi merito una fetta di dolce in più”
Qual è il pericolo di questi pensieri? Oltre all’ovvia ragione che mentre li stai formulando stai già addentando qualcosa al di fuori dei pasti prestabiliti e magari qualcosa di non propriamente sano? Il pericolo è quello di cadere poi dalla cosiddetta “padella alla brace”! Le concessioni che ci facciamo tramite queste scuse portano alla formulazione dei pensieri “dicotomici”, spiegati nel punto successivo.
Un altro tipico pensiero, che spesso segue ad un piccolo sgarro, è quello che in psicologia viene chiamato “pensiero dicotomico” ossia un pensiero in bianco o nero. Cosa significa? Potremo riassumere il concetto nell’altrettanto tipica frase del “ormai ho fatto 30, faccio 31!”… In altre parole, esprime pensieri del tipo:
– “Ormai ho mangiato un dolcetto fuori pasto, tanto vale che mi abbuffi!”
– “O seguo la dieta in modo perfetto oppure mi lascio andare totalmente!”
Il pensiero in bianco o nero è particolarmente nocivo in quanto non consente di vedere la reale differenza che c’è (perché c’è!) tra il mangiare un biscotto e il mangiarne un’ intera confezione. Uno sgarro non compromette la dieta allo stesso modo di un’abbuffata!
Come poter riconoscere e modificare questi pensieri?
Alcune volte non è semplice catturare i pensieri problematici, che vengono definiti anche “automatici”, proprio perché passano così velocemente nella nostra mente che non sempre riusciamo a coglierli distintamente. Attraverso l’esperienza della terapia e tramite lo sviluppo di un maggior autocontrollo è possibile rintracciare la presenza di questi pensieri e bloccare gli impulsi, trovando alternative più produttive e benefiche per gratificarsi e rasserenarsi, a seconda della situazione che ha alimentato l’impulso.

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