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COPPIA E SESSO

COPPIA E SESSO
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La coppia è un sistema sociale che viene definito dalla comunicazione e al suo interno la sessualità è uno dei modi privilegiati e più intimi per comunicare.

Nella coppia ci sono, non presenti in modo esplicito, ma certamente agenti all’interno della sessualità della coppia, alcuni pregiudizi e miti culturali sessuali che influenzano il modo di fare sesso della coppia e di vivere la sessualità di ciascuno dei due partners.

Il primo mito è “Il sesso è divertente”, cioè che per essere felici e sani bisogna fare sesso: la conseguenza è che si perde di vista l’aspetto comunicativo della sessualità e si assume un punto di vista normativo, considerando come corretta una certa cosa e non un’altra, mentre ciascuna coppia ha le proprie modalità di funzionare e relazionarsi, anche nella sessualità. Non c’è certo un numero corretto di volte in cui due devono farlo per considerarsi sani, no?

Un altro mito è quello della “Non violenza-riguardo”, cioè bisogna adattarsi alle esigenze del partner. In questo modo una delle due persone perde voce in capitolo, quello che dice non voglio stabilisce le regole del gioco. Le conseguenze nella coppia sono che si privilegia il no e si connota il ‘non dire no’ come debolezza da superare, ignorando le conseguenze del no sulla dinamica di coppia.

Il terzo mito è quello dell'”incapacità sessuale”, cioè la mente vuole ma la carne è debole! Si crea una pericolosa dissociazione mente-corpo, perdendo ancora una volta di vista l’aspetto comunicativo della sessualità e anche di un eventuale sintomo organico. Spesso lavorando sulla coppia e sulle sue dinamiche un problema che suonava come “non posso”(non ci riesco fisiologicamente) diventa “non voglio”. Sopratutto nella sfera sessuale mente e corpo sono strettamente connessi.

Un mito molto diffuso è quello della “sessualità giovane”, cioè gli ormoni e la carne soda sono la base del sesso. In questo modo però si cade in una pericolosa generalizzazione che considera il sesso nell’età avanzata come deprimente, si incorre in rigide letture di genere e si ignorano le risorse possibili in ogni coppia, anche non più giovane. Il potenziale erotico, cioè la possibilità di esprimersi nella propria sessualità di uomo-donna verso l’altro, è presente ad ogni età e in ogni fase di vita della coppia.

L’ultimo mito è “il sesso libera le persone”, cioè il sesso è un modo per andare contro la norma. In realtà si dà una lettura univoca della sessualità, ignorando il cambiamento dei tempi (oggi è normale fare sesso anche da adolescenti e solo per semplici avventure) e si prende una posizione pro-sesso, che non sempre rispecchia la vera natura di funzionamento di una coppia.

Se riconoscete che uno di questi miti, o anche un altro, influisce sulla vostra vita di coppia in maniera negativa, forse potrebbe essere utile cercare un aiuto.

(Fonte: Corso di Terapia Sessuale Sistemica, tenuto dalla dr.ssa Teresa Arcelloni)

Per commenti scrivi a info@spazioaiuto.it

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COPPIA: COME PRENDERSENE CURA

COPPIA: COME PRENDERSENE CURA
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Quando la coppia avverte una crisi, ci è già sprofondata o ne sente soltanto il sentore da lontano, è fondamentale prendersi tempo per se stessi e per la propria relazione di coppia. Uno dei modi migliori per stare alla larga dai conflitti di coppia è riprendere le energie e proteggere le relazioni tra adulti: e non intendo soltanto il vostro matrimonio/rapporto di coppia, ma anche le amicizie. Il lavoro, la cura attiva di uno o più figli, le faccende domestiche non possono impedirvi di prendervi cura di voi stessi, come individui e come partners, e come adulti socialmente competenti. Posso segnalare alcuni suggerimenti dati dal buon senso (come anticipato nel post Crisi di coppia), che però nella confusione e nel daffare della vita familiare odierna spesso scordiamo di seguire.

  • Stabilite dei programmi specifici per la vostra vita adulta e a due. Non è sufficiente dire “Ho bisogno di un po’ di tempo per me stesso” oppure “Abbiamo bisogno di trascorrere un po’ di tempo insieme”. DOVETE PROGRAMMARLO! Il punto di partenza ideale è una routine ben strutturata. Mettete in agenda il tempo da riservare a voi stessi, quello da dedicare alla vostra relazione e alle altre relazioni cui tenete, e che vi accorgete vi fanno stare bene. Organizzate un appuntamento serale con il partner a intervalli regolari (la “chiaccherata del mercoledì” per esempio); pianificate pranzi e cene con gli amici. Se vi risulta difficoltoso organizzare degli incontri con altri adulti, chiedetevi: “Che cosa me lo impedisce?”. Alcuni genitori si sentono cattivi e in colpa se lasciano a casa i figli, ad altri piace da morire il ruolo di martire. Ricordate che non concedersi del tempo per riprendere le energie e per far del bene a se stessi può avere risultati disastrosi. Al contrario, una persona soddisfatta e che si prende cura di se stessa ha meno probabilità di urlare con i figli, di riversare la sua frustrazione sul partner, o di mandare in crisi la propria coppia.
  • Quando vi prendete una pausa fatelo davvero. Se una sera uscite con il vostro compagno/a o marito/moglie non parlate dei figli, o perlomeno cercate di parlarne pochissimo! Certo è giustissimo parlare dei progressi dei figli, risolvere insieme i problemi e condividere la meravigliosa avventura dell’essere mamma e papà, ma qualche volta dovete prendervi una pausa. Un bel giorno, i vostri esserini, questi cuccioli adorabili, apriranno la porta e spiccheranno il volo, e voi dovete essere in grado di riconoscervi ancora come coppia, come compagni di cammino e non solo come genitori.
  • Coccolatevi. Assicuratevi una volta al giorno un piccolo momento per voi stessi, cinque minuti sono meglio di niente, ma non dimenticate di esistere come esseri desideranti e non solo come partner o genitori.
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COMUNICARE NEI DISTURBI ALIMENTARI

COMUNICARE NEI DISTURBI ALIMENTARI
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Purtroppo parliamo tanto e comunichiamo poco. Parlare è “superficie”, comunicare è “profondo”. Quando si vive in una società che, bene o male, premia la superficialità, allora la comunicazione va a farsi benedire. Quando chi ci “informa” da più peso agli amori delle star del rock che alla fame nel mondo, non dobbiamo stupirci se parliamo parliamo parliamo…Chi trova più il coraggio di comunicare? Ci hanno educati all’apparenza. E noi facciamo di tutto per apparire. Comunichiamo la nostra apparenza. La sostanza è da tenere ben celata dietro il ruolo dell’uomo-tutto-di-un-pezzo. Se questo “fenomeno” si limitasse alla sfera del sociale poco male. Ma siamo così abituati ad apparire, che la non comunicazione stigmatizza tutti i rapporti, anche quelli più intimi. La paura di perdere il nostro misero potere, il nostro inebriante senso di superiorità, ci paralizza. Arriva poi un giorno che, talmente aggrovigliati nella quotidiana mascherata, perdiamo il nostro Sé.

È il momento del terapeuta. Noi terapeuti ci guadagniamo da vivere sull’incapacità dell’essere umano di comunicare la sua essenza. Entriamo in scena quando il corpo non ne può più di apparire nelle vesti dell’impettito funzionario, solitamente taciturno, sobrio e controllato ed erutta un fiume di emozioni, di comunicazioni. Il “sintomo” comunica. Comunica, prima di tutto, l’incapacità di comunicare; poi la discrepanza, sempre attiva, tra pensiero e linguaggio: “Come potrei dire a mia moglie… a mia madre…questo o quello?”. Paura. Vigliaccheria. Meglio il “sintomo”! Mai perdere la faccia, il ruolo, il potere. Eppure, sarebbe così facile essere in armonia! Facile quanto essere onesti. Ma di questi tempi essere onesti è pericoloso. Meglio un “bel ruolo”. La verità non paga. Meglio il terapeuta che l’essere. Il mondo esterno è regolato dall’avere. Quando, un giorno forse, conquisteremo il coraggio di comunicare, “l’esterno” perderà molta della sua importanza. E allora comunicheremo. E taglieremo i “rami secchi”. E cominceremo a vivere in pace e, in pace, comunicheremo. Passeggiando per la nostra città vediamo visi corrucciati, persone indaffarate o perse in un mondo tutto loro. Se ascoltiamo dentro il crocchio sentiamo di frustrazioni, di donne o di uomini, sentiamo di storie di veline o di politicanti corrotti. Sentiamo di viaggi verso mete lontane e della difficoltà a trovare casa o lavoro. Sentiamo di disagi nella scuola, negli ospedali, nel rapporto con la pubblica amministrazione. Tutti parlano, nessuno comunica. Certo: far sapere, rendere comune chi siamo è pericoloso. Ne va del nostro status, ne va del nostro potere, ne va della nostra maschera. Meglio parlare. Parlare. Anche questo è un modo per fuggire alla solitudine che ci attanaglia. Parlare di tutto ma non di noi. Chi comunica mette in discussione, oltre se stesso, anche chi gli sta accanto. Chi comunica crea. Crea perché desidera appagare i propri bisogni. Crea perché vuole nutrirsi nel comunicare con il prossimo.

 

 

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