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ANORESSIA E DIETE

ANORESSIA E DIETE
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Perché voler essere magre a tutti i costi? Perché intraprendere diete assurde al limite dell sussistenza? Coloro che soffrono di anoressia e altre modalità restrittive riguardo all’alimentazione non lo sanno di preciso! Sentono solo che quando non possono avere il controllo sulla propria vita, su ciò che accade o va storto, la bilancia e le diete sono un modo per riconquistarlo. Sapere che stanno lavorando sulla magrezza, sul loro aspetto fisico che possono modificare e plasmare in base a quanto mangiano, fa sentire più sicure. Le diete e il controllo diventano un muro di protezione a fronte del proprio senso di inadeguatezza e insicurezza. Il peso che scende ripaga a volte gli sforzi di una vita che non soddisfa, laddove risultati faticano ad arrivare, attraverso il controllo e le diete si ottiene sempre qualcosa, questa è la vocina dell’anoressia: meno mangi e meno peserai, è matematica e la matematica non sbaglia, meno peserai e più starai bene, nella vita e nelle relazioni puoi sbagliare, ma la bilancia non sbaglia, non può deluderti. Le persone con disturbi del comportamento alimentare quando ascoltano questa vocina credono di aver trovato la soluzione a tutti i loro problemi. Tante persone deludono, abbandonano e non rispondono alle aspettative, invece la compagnia dell’anoressia non sembra tradire mai, trasmette un senso di illusoria onnipotenza, di superiorità, di sicurezza. Passare giorni a restringere sempre di più, a inseguire diete impossibili, a cercare di superare se stessi in una spaventosa corsa verso ‘sempre meno’, per lenire il proprio senso di fallimento, il proprio non essere all’altezza di niente…finché ad un tratto il proprio corpo e il proprio cervello affaticati non arrivano ad un time-out, non ce la fanno più, ma soprattutto si rendono conto che non hanno risolto un bel nulla! Non si è arrivati da nessuna parte, non si è raggiunto quel peso che fa star bene col proprio corpo e non si sentono più sicure né più adeguate in un bel niente. Allora si vorrebbe uscire da quel vortice malato e non ascoltare più quella vocina infernale, ma spesso è troppo tardi, non basta un po’ di buona volontà per uscirne. Un percorso psicologico è necessario per mettere a tacere la vocina dell’anoressia e riconquistare una propria autostima personale e un senso di valore al di là di diete e bilancia.

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ANORESSIA E DCA

ANORESSIA E DCA
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Oggi i disturbi alimentari sono la seconda causa di morte in adolescenza dopo gli incidenti stradali, l’anoressia ha un tasso di mortalità del 5%. In un percorso di cura è necessario aprire lo spazio per un’altra risposta della persona ai suoi problemi che non sia l’anoressia. Tra i dca l’anoressia è una dipendenza dal niente, una tossicodipendenza dal nulla, mentre negli altri disturbi alimentari c’è una dipendenza dal cibo come risolutore dei problemi. L’anoressia e i disturbi alimentari rappresentano per la persona che ne soffre una soluzione, mentre il lavoro terapeutico è permettere un’altra soluzione. L’obiettivo finale di un percorso di cura è “Ama il tuo corpo, una dieta non può renderti felice!”. Nei disturbi alimentari la patologia sta proprio nell’atto del mangiare, quindi dire “mangia” sarebbe come dire a una persona che ha la febbre “fattela passare”. Spesso la famiglia che affronta l’anoressia utilizza solo suppliche e minacce per convincere la figlia a mangiare, ma più aumenta la sollecitudine più l’appetito diminuisce. E’ necessario capire che il controllo tenta di proteggere da sofferenze molto importanti: anche se usa modi molto forti tanto da far arrivare a condizioni cliniche serie la restrizione ha l’obiettivo di proteggere. Il controllo nell’anoressia non va attaccato, ma capito nella sua funzione di gestire emozioni soverchianti e vissuti intollerabili, il controllo nell’anoressia va accolto altrimenti si alzeranno le difese della persona. Se la ragazza si sente capita durante un percorso di cura è la direzione giusta, il controllo si attutisce e la ragazza inizia a collaborare e si rilassa. Un sintomo alimentare deve essere accolto e capito per poter entrare in relazione con la persona che ne soffre, il disturbo alimentare non va negato o criticato come un atto di mancanza di volontà o un capriccio o semplice golosità nel caso della bulimia e del binge eating.

Lo scopo della cura è capire cosa si sta cercando di dire e di regolare con il cibo? Spesso sono delle emozioni, vissuti e stati emotivi che non si sanno leggere, tollerare e gestire adeguatamente, quindi non bisogna mai soffermarsi solo sul cibo e sull’educazione alimentare. Chiedere “Perché continui a fare questa cosa?” può aggravare il problema, soprattutto il sentirsi inadeguato. Un disturbo alimentare è visto come un’alternativa funzionale ad una situazione di vita intollerabile, che non può essere fronteggiata con le abituali risorse e abilità. Ad esempio nelle ragazze c’è il pensiero: “Ci deve essere qualcosa di me che va bene e quindi almeno il corpo deve andare bene”, motivo per cui inizia il controllo e la restrizione.

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CIBO E DISTURBI ALIMENTARI

CIBO E DISTURBI ALIMENTARI
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Nei disturbi alimentari il cibo è come una copertina che serve a coprire le vere preoccupazioni, le paure, le ansie, il senso di inadeguatezza…Ma come fare a togliersi questa copertina? In fondo la si gira e rigira, ma rimane sempre a proteggerti, anche se non è mai abbastanza, è una coperta troppo corta che lascia in balia delle proprie debolezze. Bisogna imparare a sentire freddo e sentirsi in grado di sopportarlo, senza usare questa copertina che, primo, non ci coprirà mai del tutto e secondariamente illude soltanto di coprire, ma in realtà ci lascia esposti a tutte le nostre preoccupazioni, con in più il senso di colpa per aver mangiato male o troppo…La soluzione è sentirsi abbastanza in ciò che si fa, avere il coraggio di affrontare la vita senza la copertina che ci protegge sentendo che ce la si può fare: solo allora possiamo toglierci la copertina.

A cosa serve avere controllo sul cibo? O al contrario perdere il controllo e abbuffarsi fino a riempirsi da star male? In fondo il controllo sul cibo è solo l’epifenomeno del controllo su altro: si vorrebbero avere tutte le caselle della vita in perfetto ordine, ma questo è impossibile…c’è sempre qualcosa che sfugge al controllo, che non va come noi vorremmo, una macchiolina nel nostro bellissimo schermo bianco. Allora il controllo sul cibo diventa l’unica modalità che ci rimane per sentire tutto sotto controllo, perfettamente a posto, che ci fa sentire bene. All’opposto, perdere il controllo sul cibo, mangiare in maniera eccessiva, abbuffarsi per riempire chissà quali vuoti, risponde allo stesso bisogno: si vorrebbe avere tutto perfettamente bianco, in ordine e senza stonature e, dato che ciò è impossibile, si rinuncia a controllare e si manda tutto all’aria (“Ormai ho sgarrato”, “Non andrà mai tutto come voglio io, allora mando tutto all’aria”). Questa modalità del “tutto o nulla” è la tipica caratteristica di chi soffre di disturbi alimentari, ma è una dinamica molto difficile da eliminare, diventa un comportamento e un pensiero automatico che non si riesce ad abbandonare, una convinzione a cui non si riesce a rinunciare tanto facilmente. Solo attraverso un percorso terapeutico è possibile trovare modi alternativi per affrontare e vivere la vita, che non siano l’uso pervasivo del cibo come copertina e del controllo o della perdita di controllo come falsa soluzione a tutto.

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