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FAME NERVOSA E ABBUFFATE

FAME NERVOSA E ABBUFFATE
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Pensi di soffrire di fame nervosa e fai spesso abbuffate? Spesso avverti una fame che sorge all’improvviso e con urgenza? Sei ossessionata dal cibo e dal bisogno di contare le calorie? Mangi più del dovuto e spesso ti senti piena fino ad avvertire una sensazione di disagio? Ti ritrovi a fare abbuffate che ti lasciano con un senso di colpa e di rabbia verso te stessa? Hai un peso che varia continuamente e hai bisogno di pesarti spesso, o al contrario vivi la bilancia con terrore?

Se vi siete ritrovati a rispondere sì a qualcuna di queste domande è possibile che soffriate di Binge Eating Disorder, quel comportamento alimentare per cui la fame nervosa diventa una costante che porta a fare abbuffate frequenti, fino a creare un senso di disagio importante. Per capire come affrontare questo problema è importante riflettere sulla relazione fra emozioni e comportamento alimentare.

La fame nervosa è la tendenza a mangiare in risposta ad un vasto repertorio di emozioni negative, come ansia, delusione, solitudine, depressione o rabbia, ma anche positive, come gioia, euforia, soddisfazione. La fame nervosa consegue dall’incapacità di distinguere la fame da altri stati interni, come la rabbia, la paura o l’ansia, così come dalla tendenza ad utilizzare il cibo per ridurre lo stress emotivo, di qualsiasi genere e natura, probabilmente a causa di apprendimenti precoci o di abitudini che sono diventate risposte automatiche. Cosa fare per modificare questo pilota automatico che porta al Binge Eating? Spesso solo un percorso terapeutico come quello qui proposto, unitamente ad esercizi di Mindful Eating, può essere capace di modificare questo funzionamento, ripristinando e rinforzando, anche a lungo termine, la capacità di osservare, riconoscere e gestire le proprie emozioni senza ricorrere al cibo, e destrutturando modalità disfunzionali di relazione con il cibo, al fine di costruire con esso un rapporto funzionale ed altamente godibile. Dopo un percorso terapeutico potrete ritrovare un sano rapporto col cibo, non più governato dalla fame nervosa, e riscoprire il cibo come piacere e benessere. 

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ESSERE GRASSA E ABBUFFARSI

ESSERE GRASSA E ABBUFFARSI
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“Grassa” di solito è il primo insulto che una ragazza rivolge a un’altra quando vuole ferirla. Voglio dire, “grassa” è davvero la cosa peggiore che possa essere una persona? Essere “grassi” è peggio che essere vendicativi, gelosi, superficiali, vanitosi, noiosi o crudeli? Ho avuto due figlie che dovranno percorrere la loro strada in questo mondo ossessionato dalla magrezza, e questo mi preoccupa perché vorrei che non fossero delle ossa emaciate, con la testa vuota e ossessionate dalla propria immagine. Vorrei ragazze indipendenti, interessanti, idealistiche, gentili, caparbie, originali, divertenti: ci sono un migliaio di cose, prima di “magre” (Rowling).

Mi piace moltissimo questo pensiero della scrittrice (trovato sul blog di Mindfulness di un’amica), e davvero oggi l’essere grassa rappresenta un vero problema per le ragazze, come se tutto il loro valore dipendesse da quello…Molti credono che la bellezza, la perfezione sia qualcosa da ricercare all’esterno, difficile da raggiungere, un qualcosa che non si riesce mai ad ottenere così come si vuole. Non si guarda mai dentro di noi, a ciò che si è, al di là dell’immagine esteriore, a ciò che spesso però viene coperto dagli strati di tensioni, paure e preoccupazioni su cui portiamo ripetutamente l’attenzione, finendo per amplificarli. Spesso non ci piace qualcosa di noi, o magari ci comportiamo in un modo di cui non andiamo fieri e allora vorremmo allontanarci da noi il più possibile. Il fatto è che passeremo il resto della vita in nostra compagnia, e allora tanto vale fare amicizia con noi stessi. Questo significa imparare a volerci bene anche quando non ci piace come siamo e includere tutto, aprendoci al bello e al brutto che è in noi. Questo accettarsi nelle ragazze risulta tanto più difficile in riferimento al proprio aspetto e alla propria immagine corporea, perché viene visto come qualcosa di tangibile, visibile da tutti, che non si può nascondere come un aspetto del carattere che non piace…ecco perché grassa diventa l’offesa più grande: rimane la prima cosa che penso gli altri vedano di me e che faccio fatica a modificare se scarico le mie emozioni sul cibo. Se ti senti brutta e grassa, non riesci a mangiare bene e anzi, come oggi spesso accade, ricorri alle abbuffate per lenire il tuo disagio fisico, in un circolo vizioso infinito. Con l’aiuto di un percorso psicologico è però possibile interrompere questo loop.

Concludo con questa bella immagine (sempre trovata sul blog suddetto): “Se abbiamo avuto una giornata difficile e ci sentiamo turbati, arrabbiati e agitati, e trovandoci in questo stato mentale una madre ci chiedesse di tenere in braccio il suo bambino neonato, lo terremmo naturalmente in braccio con gentilezza. Perché? Perché la vita di un neonato è chiaramente preziosa e fragile. Allo stesso modo, non importa quanto difficili possano sembrare i nostri problemi, non importa quali ostacoli ci troviamo ad affrontare, le nostre vite sono davvero preziose e fragili, proprio come quel bambino” (Moh Hardin).

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COPPIA E INTIMITA’

COPPIA E INTIMITA’
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In una coppia intimità significa sentirsi capaci di condividere tutto ma proprio tutto della nostra vita con un’altra persona. L’intimità è fatta dell’incontro di corpo e mente, cuore e parole. Si basa sulla condivisione di gesti e silenzi. Siamo soliti associare il concetto di intimità a quello di sessualità; ed è vero che la sessualità diventa un requisito fondamentale nelle storie d’amore, che devono essere per loro stessa natura intime. Ma per essere intimi non è necessario essere anche sessualmente coinvolti con il soggetto che sta in relazione con noi. Infatti la relazione di intimità per eccellenza è quella che esiste tra un genitore e il proprio bambino. Essere intimi non significa soltanto ricevere la protezione nella relazione, ma anche accoglierne il piacere e la bellezza. Si pensi a un genitore che coccola il proprio bambino. In quel gesto c’è la quintessenza dell’intimità! L’accesso totale al corpo del bambino permette al genitore di avere con lui un contatto piacevole e benefico, dove la relazione viene rinforzata dal tocco delle mani sulla pelle e sul corpo all’infuori della dimensione della sessualità. Nell’intimità fisica genitore/bambino c’è infatti un contatto di corpi che nutre e sostiene, che restituisce al piccolo il significato che ha nella vita di chi lo ha messo al mondo. E’ nell’intimità fatta di sguardi, coccole, parole, accoglienza, amore con i genitori che un bambino impara gli elementi fondamentali che gli permetteranno di costruire relazioni sane ed efficaci nelle successive fasi del proprio ciclo di vita. Durante l’adolescenza ad esempio si diventa di solito intimi con un amico o un’amica del cuore. Questa amicizia è di enorme importanza ai fini delle nostre competenze sociali perché ci permette di allenarci intorno alle competenze relazionali all’interno di un rapporto intenso e completo che non conosce però le complicazioni associate alla sessualità. Chi ha sperimentato un buon livello di intimità nel suo percorso evolutivo, prima con i genitori e poi con gli amici, si troverà capace e competente anche nel condividere tale dimensione all’interno di una coppia. Certo, l’intimità non è data per scontata fin dal primo giorno. Essa è anche il risultato della quotidianità, di quel viversi fianco a fianco che permette progressivamente di conoscere tutto dell’altro, tanto da saperne prevedere mosse, parole, pensieri. Questa dimensione dell’intimità va coltivata nella relazione di coppia proprio come ogni aspetto del rapporto, partendo dal dialogo fino ad arrivare alla sessualità (Fonte: Alberto Pellai).

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