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CORSO DI MINDFUL EATING

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CIBO ED EMOZIONI:

PERCORSO DI MINDFUL EATING

Sabato 6 Aprile 2019, ore 10-12   

PASQUA: RINUNCIA O ABBUFFATA? 

L’ incontro, guidato dalla psicoterapeuta Marta Castoldi e dalla nutrizionista Gabriella De Miranda, si terrà a Milano, in via Friuli 50 presso il Centro Temenos. La quota di partecipazione è di 25 euro

(si può effettuare il pagamento la mattina stessa o con bonifico al seguente Iban: IT 67 R 0521 60 1616 0000 0000 1861 intestato a Gabriella De Miranda)

ISCRIZIONE OBBLIGATORIA (entro Giovedì 4 Aprile)

mandando una mail a info@spazioaiuto.it  o un whatsapp al 338 93 83 650      

La consapevolezza aiuta a collegare la mente e il corpo, a rallentare per un momento, in contatto con noi stessi, e passare da una indiscriminata azione reattiva e compulsiva ad una azione che sia in sintonia con i nostri bisogni di quel momento particolare. La consapevolezza può contribuire a portare equilibrio in ogni aspetto dell’esperienza del mangiare. Mindful Eating comporta l’entrare in sintonia con i nostri naturali segnali fisici di fame e sazietà. Significa poter veramente fare l’esperienza del sapore del cibo, e comprendere quando ne abbiamo abbastanza. Significa soprattutto comprendere se mangiamo per fame o per altri bisogni e imparare a dare a ciascun bisogno fisico, psicologico o emotivo la corretta risposta.
Le regole di restrizione alimentare particolarmente rigide (es.: ‘da lunedì mi metto a dieta ed evito: cioccolato, colomba, dolci, fritture, etc etc…’, ‘devo mangiare solo cibi puliti’) fanno in modo da creare un’ansia verso quei cibi e a farne scorpacciata per quanto tempo è possibile, ad ogni occasione possibile, oppure quando c’è un cedimento del proprio controllo (il weekend, una festa, le vacanze, un’indulgenza, lo stress, la tristezza, uno sgarro). Accade così che se cerco di evitare quel cibo, poi finirò proprio per abbuffarmi di esso…

Nel prossimo incontro del corso di Mindful Eating faremo pratica con le uova di cioccolato per arrivare a Pasqua con meno paura di incorrere nelle solite modalità di evitare o abbuffarsi, cercando di riscoprire il sapore del cioccolato e capire per quale motivo sto rinunciando o mangiando un uovo intero.

 

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MINDFUL EATING

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La Mindful Eating può trasformare le vostre vite e l’atto di mangiare consapevole può diventare la porta per l’illuminazione! Anche se questo potrebbe sembrare un po’ esagerato, è più vero di quanto si possa pensare. Pensiamoci un momento: quando mangi, porti tutto il tuo corpo, cuore e mente al tavolo. Uso il termine “tavolo” come metafora di ovunque si mangi perché mi rendo conto che in questi giorni le persone mangiano in molti altri posti. Tuttavia, ovunque e ogni volta che mangi, ci sono una moltitudine di cose che accadono oltre all’atto di mettere il cibo in bocca. Se stai mangiando perché sei fisicamente affamato potresti essere soddisfatto per il bisogno di nutrimento del corpo. Tuttavia, se stai mangiando perché sei annoiato, è probabilmente perché non hai imparato a prenderti cura del bisogno della tua mente di creatività e significato. Se stai mangiando perché sei sopraffatto o sovraccarico, è probabilmente perché non hai imparato le capacità di resilienza nello stress o non hai imparato a concederti una meritata pausa nel bel mezzo di un’intensa giornata lavorativa. Se stai mangiando perché sei triste o solo, è probabilmente perché non hai ancora imparato a gestire e occuparti delle tue emozioni in un modo migliore.

Quindi, solo questa breve considerazione rivela che ci sono molte altre cose che accadono quando ci sediamo a mangiare piuttosto che solo l’atto di mangiare e prestare attenzione ai gusti e alla nostra soddisfazione per il cibo. Troppo spesso ci troviamo a cercare il cibo quando abbiamo davvero bisogno di qualcos’altro. Perché il cibo è veloce, economico e facile è diventato il nostro amico per la pelle per il comfort, il benessere, il riposo o anche l’intrattenimento. Ognuno di noi può trarre beneficio dall’apprendere di più su ciò che motiva o inconsciamente ci conduce a comportamenti che diventano la nostra vita. Nei corsi di Mindful Eating che tengo, prestiamo attenzione a tutte le cose che ci influenzano nel raggiungere il cibo e cerchiamo le modalità e le abilità appropriate di rivolgerci al cibo. Quando impariamo come gestire i nostri pensieri ed emozioni, siamo molto più capaci di mangiare quando siamo fisicamente affamati e non mangiare quando non lo siamo. Quando attraverso la Mindful Eating impariamo come gestire i nostri pensieri ed emozioni senza ricorrere al cibo, ci sentiamo anche più equilibrati, informati, saggi, pacifici, felici e persino un po’ illuminati.

La prossima volta che ti avvicini a un pasto, fermati un attimo e considera quanto segue:

1. Hai fame? Di cosa hai fame? È cibo o qualcos’altro?

2. Osserva come ti senti quando ti fermi e fai il check-in con te stesso. Rivolgiti ai tuoi sentimenti e vedi se puoi nominarli (ad esempio, triste, sopraffatto, felice). Visitare te stesso è un atto radicale di amor proprio.

3. Che cosa hai bisogno di fare per prenderti cura di te in questo momento? Mangiare? Muoverti? Riposare? Sentire qualcuno?

Queste semplici pratiche di presenza, gentilezza e cura di sé alla base della Mindful Eating trasformeranno la tua vita. Non solo imparerai di più sul tuo corpo e su come mangiare per un maggiore benessere, ma probabilmente coltiverai l’amicizia più importante che tu abbia mai, quella con te stesso. (Fonte: Lynn Rossy, Ph.D., President, The Center for Mindful Eating).

Se vuoi iniziare un percorso di Mindful Eating verso il mangiare consapevole, scrivimi subito: info@spazioaiuto.it

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IMMAGINE FISICA

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L’immagine fisica non è semplicemente il nostro corpo così come lo vediamo quando ci mettiamo davanti allo specchio, ma anche e soprattutto la percezione che abbiamo di esso. Si tratta dell’immagine mentale personale della forma, della dimensione e della taglia del corpo e dei sentimenti che proviamo rispetto a queste caratteristiche e alle singole parti fisiche. L’eccessiva importanza riservata all’immagine fisica è frutto dell’errata convinzione che, per essere socialmente accettati, sia necessario apparire in forma uguale, se non addirittura migliore a quella dei modelli proposti dai media.

L’immagine fisica è dettata da quattro diverse dimensioni che concorrono a formare la percezione che abbiamo di noi stessi, come sentiamo di essere fisicamente e come pensiamo che sia quel biglietto da visita che consideriamo la nostra immagine fisica: come penso di essere, come sento di essere, come vorrei essere, come penso che gli altri pensano che io sia. Inoltre come vediamo la nostra immagine fisica è influenzata dal nostro stato d’animo e dal nostro comportamento alimentare: se un dato giorno mangiamo bene, in modo sano e secondo i nostri obiettivi e desideri ci vediamo più belli e tonici rispetto al giorno in cui abbiamo mangiato tanto e non come vorremmo per sentirci in forma. Oltre alla bellezza e all’apparenza, che tra l’altro è assolutamente soggettiva, cioè diversa da persona a persona a seconda del giudizio personale, c’è dell’altro: esiste la rappresentazione mentale di noi stessi, ed è principalmente questa a determinare la nostra autostima.

Solitamente vediamo perlopiù quello che non ci piace. Osserviamo la pancia gonfia, le cosce grosse, le braccia rotondette, il sedere flaccido, ecc., come se tutti quelli che incontriamo notassero quel difetto posando il loro sguardo indagatore proprio lì. Perdiamo di vista la nostra immagine complessiva e finiamo per rimuginare sul corpo che si trasforma, o su singoli aspetti che non riusciamo ad accettare, perché ne abbiamo paura, non lo accettiamo e rimaniamo legati ad un’immagine ideale che spesso non ci corrisponde e forse non lo farà mai. E’ importante invece essere coscienti che il nostro corpo è un insieme, e che cambia in continuazione, che la pancia si gonfia in diversi momenti della giornata, ed è tutto normale.

A volte ci sono momenti in cui allo specchio ci vediamo bellissime: succede quando le tre dimensioni corporee, cioè il corpo percepito, il corpo ideale e il corpo come pensiamo sia visto, sono relativamente vicine, mentre se sono davvero distanti fra loro ci sentiamo inadeguati. Tutto dipende da quanto investiamo sul corpo, se riteniamo che l’aspetto fisico, l’esteriorità rappresenti molto, se diventa il nostro modo per sentirci sicuri di noi e l’unica cosa che apprezziamo di noi, piuttosto che la relazione tra noi ed il mondo intorno a noi. L’aspetto esteriore, l’immagine fisica e il disagio che sentiamo verso di essa è spesso la causa principale di un nostro disagio più profondo: è a questo che dobbiamo guardare per andare alla ricerca di una soddisfacente e reale autostima (Fonte: E. Mian).

Per commenti, scrivi a info@spazioaiuto.it

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