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ANORESSIA: TESTIMONIANZA

ANORESSIA: TESTIMONIANZA
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Nell’anoressia e nei disturbi alimentari ci sono pensieri, idee, funzionamenti mentali assolutamente identici in tutti i casi che si incontrano. Oggi vi propongo alcune riflessioni tratte da una testimonianza di una persona che ha lottato a lungo con l’anoressia, con le abbuffate, con la speranza che sapendo di non essere i soli e gli unici ad avere questi problemi, siate anche ottimisti di poterli risolvere, visto che tanti prima di voi ce l’hanno fatta!

Attribuisco al cibo un significato sbagliato, spesso lo utilizzo come un sedativo, un modo per non pensare a nient’altro. E’ come se restare malata, con la mia anoressia come compagna fedele, mi permettesse di non dovermi occupare di tutte quelle cose che mi spaventano. Ho paura di affrontare quello che mi fa stare veramente male, per cui evito di occuparmene attraverso i problemi alimentari. E’ come se i sintomi mi occupassero tutto il tempo, i pensieri, la mente, mi permettessero di non pensare. La mia testa è dominata da pensieri quali “Tutto o niente”, “Meno mangio meglio sto”, classifico il cibo come sano o cattivo, controllo tutto ossessivamente, controllo il peso e il corpo in maniera angosciata, ho un forte desiderio di perfezione rivolto al corpo e alla qualità della vita. Essere insoddisfatta di me stessa e della mia vita è come se mantenesse presente il meccanismo dell’abbuffata e del sintomo. L’anoressia e il disturbo alimentare nascondono un disagio profondo: attraverso il rifiuto del cibo o l’abuso di esso si vogliono esprimere emozioni, stati d’animo, pensieri, che non si riescono a buttar fuori a parole o in modo diverso. Poi questo meccanismo portato avanti nel tempo si radica nella persona, che arriva a definire automatici certi comportamenti e certe modalità di gestione delle emozioni, come se fossero al di fuori del proprio controllo. Il sintomo, l’anoressia, aiuta a resistere, a sopravvivere alle difficoltà, è come se fosse un modo per sopportare tante situazioni scomode e tante emozioni intollerabili”.

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CORPO E DISTURBO ALIMENTARE

CORPO E DISTURBO ALIMENTARE
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Oggi sempre più spesso le donne si trovano in una cronica guerra contro il proprio corpo e il proprio aspetto fisico, tanto da indurle a scelte pericolose, negative e autolesive, come quelle che portano allo sviluppo di un disturbo alimentare. Non è un caso che in un’epoca in cui la bellezza viene presentata come un valore prioritario da inseguire e raggiungere in ogni età, molte siano le donne insoddisfatte della propria immagine corporea e sempre più numerose le ragazze affette da un disturbo alimentare, incapaci di accettare il proprio corpo e con sintomi di natura bulimico-anoressica.

Il grasso è un’emozione, non un numero sulla bilancia, oltre a essere il vocabolario con cui una donna formula le sue emozioni: la forma fisica potrebbe diventare l’unico modo che una donna conosce per parlare di ciò che la fa star male. Non va presa alla lettera ogni frase che una donna pronuncia sul suo corpo, se dice “Sono grassa come un maiale” non le va detto “Allora mettiti a dieta e butta giù 3 chili”: lei non sta parlando di diete, ma dei suoi sentimenti, del suo sentirsi non adeguata. Poche sono quelle che dimostrano, nonostante difetti e imperfezioni, di vivere e abitare con piacere il loro corpo reale, e non spendono troppi sogni ed energie a rincorrere invece un corpo ideale, con diete, palestra, se non addirittura medicina estetica e chirurgia plastica. Ma ciò che la scienza e la modernità rendono possibile serve a liberare e a rendere più felici o al contrario intrappola in una dinamica di cronica insoddisfazione e continua ricerca della perfezione?

Oggi sempre più donne e ragazze provano riguardo a se stesse e al loro aspetto esteriore ogni genere di paura e insicurezza. Vengono bombardate tutto il giorno da discorsi delle amiche sull’aspetto fisico, su diete, allenamenti e modi per dimagrire. Grazie ad un percorso psicologico possono essere aiutate a ponderare bene ogni cosa, ad imparare ad accettarsi e sentirsi adeguate, al di là di ogni modello, canone estetico e ideale di perfezione.

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COME CI SI AMMALA DI ANORESSIA

COME CI SI AMMALA DI ANORESSIA
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Come ci si ammala di anoressia? Ovviamente non essendo un disturbo di tipo organico, per cui non è possibile isolare il virus dell’anoressia, non ha senso dare una risposta univoca. Ci sono innumerevoli motivi dietro a come ci si ammala di anoressia, anche se le dinamiche che sostengono il disturbo sono spesso comuni a tutti i casi. Cosa spinge una giovane o una donna (ma oggi anche uomini e ragazzi) a smettere di mangiare e a ridurre drasticamente la propria alimentazione fino a dimagrire considerevolmente? A volte capita che all’inizio la persona inizia a perdere peso quasi inconsapevolmente, senza adottare una vera e propria dieta, semplicemente mangiando meno perché stressata o perché non ha tempo di mangiare, ma vedendo che il peso scende e iniziando a ricevere compimenti per la sua forma fisica, comincia a valutare la positività della situazione e restringe consapevolmente sempre di più. Il fatto di riuscire a controllarsi laddove molti falliscono (mamme e amiche a dieta che non riescono a perdere peso, media che suggeriscono diete miracolose che nessuno riesce a seguire) provoca soddisfazione personale e fa guadagnare quel senso di adeguatezza e grandiosità che non si trova in altri campi della vita. Si può essere ignari delle basi emotive dell’anoressia e del disturbo alimentare – si basa ‘solo’ sul peso, ‘solo’ sulle calorie, l’esercizio e ciò che vedete quando vi guardate allo specchio -, ma ben presto si diviene consapevoli di come il disturbo alimentare offuschi, prenda il sopravvento e controlli emozioni forti e sentimenti intesi. L’anoressia diventa una barriera, una protezione. Con il disturbo alimentare ci si sente intoccabile, superiore, immune a tutto. I comportamenti presenti nell’anoressia come il troppo esercizio fisico, il vomito, le abbuffate, possono anche essere un modo per cercare di calmarsi o distrarsi dai sentimenti intensi.

Una delle principali caratteristiche di un disturbo alimentare è che la persona percepisce dei benefici secondari per la sua condizione, un senso di benessere, potere, controllo, unicità, euforia, ecc. Quindi, mentre vi può essere incertezza su come ci si ammala di anoressia, sulle cause, le conseguenze sono chiare. Un disturbo alimentare non è solo un problema con il mangiare e con il cibo, ci sono più profonde questioni relative a identità, emozioni, convinzioni e valori. Capire e rompere l’associazione del cibo e dei problemi di peso con le emozioni, gli stili di pensiero e le relazioni è essenziale per un trattamento efficace. Un intervento tempestivo, entro i primi tre anni, porta ad un esito positivo nel 90% dei casi. Se pensate di avere un problema di anoressia o conoscete qualcuno che ne soffre, chiedete aiuto qui al più presto.

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