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BAMBINI ED EMOZIONI

BAMBINI ED EMOZIONI
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Qualche sera fa sono andata ad un incontro dal titolo “Emozioni per crescere insieme” tenuto dal famoso dottor Pellai, in cui si parlava del rapporto tra genitori e figli e del mondo emotivo. Mi sono rimaste alcune idee interessanti in testa che vorrei condividere…Prima di tutto, il figlio primogenito è sempre il più sfortunato perché si becca il “genitore peggiore”, una madre e un padre ancora inesperti, in preda a quella rivoluzione esistenziale che è la nascita di un figlio, poco pratici a fare i conti con le proprie emozioni dirompenti a confronto con la nuova creatura e con quelle così sconosciute e a volte incomprensibili del bambino. Invece l’ultimogenito spesso è il più fortunato perché si merita due genitori già collaudati, che dai propri errori col primo figlio hanno imparato qualcosa.

Cosa succede quando i figli attivano emozioni forti in noi e che cosa imparano? L’unico modo per insegnare ai propri figli la regolazione emotiva è fargli vedere che siamo regolati noi, quindi è sempre bene chiedere aiuto quando ci si sente preda di stati emotivi che non si riescono a gestire. Un figlio è quella relazione che fa provare le emozioni al grado più elevato. Crescere i figli è una grandissima fatica, ma gli adulti siamo noi e dobbiamo mettere in gioco tutte le nostre competenze, al di là della fatica, dello stress, della stanchezza. Come genitori, possiamo trasmettere ai figli tre cose: 1. il sapere, le informazioni, i dati, le conoscenze; 2. il saper fare, l’avere tante competenze; 3. il saper essere, cioè riuscire a mettere a disposizione ciò che sappiamo e ciò che sappiamo fare nella relazione con l’altro. 

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BAMBINI E SONNO

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Il disagio causato da un sonno disturbato del bambino, ai genitori e al bambino stesso, è degno di attenzione e va preso in grande considerazione se ci si vuole fare carico davvero di questo fenomeno. Un bambino che non dorme, quanto e come dovrebbe, stravolge i ritmi e la qualità di vita di tutta la famiglia e questo può riflettersi in maniera importante sulla sua affettività e sul rapporto con i genitori. È un problema che non può essere sottovalutato né trascurato, anche per il carico di risvolti negativi che comporta sullo sviluppo affettivo e cognitivo del bambino. Una parte minima dei disturbi del sonno è determinata da problemi di natura organica e/o psicosociale. La parte più rilevante del problema è inquadrabile nell’ambito di variazioni più o meno importanti del ritmo sonno-veglia fisiologico. Un sonno regolare rappresenta la condizione favorente per un funzionamento appropriato dell’organismo e per una buona qualità della vita. Molta parte della vita di una bambino, in particolare nei primi anni di vita, andrebbe dedicata al sonno. Infatti il raggiungimento di un ritmo circadiano adeguato e il regolare susseguirsi delle fasi e degli stadi del sonno sembrano essere fondamentali per un buon sviluppo neuro-comportamentale. Il sonno ha un ruolo chiave nell’acquisizione e nei processi di elaborazione delle nuove conoscenze e nella persistenza di quelle già acquisite. Dormire prima di affrontare una sessione di apprendimento sembra essere un fattore cruciale perché il cervello sia capace di codificare nuovi ricordi. Occorre ricordare che la necessità di sonno varia da un individuo all’altro e che può essere influenzata anche da fattori socio-familiari e culturali, nonché climatici. Quanto dorme un bambino di solito? Un neonato dorme generalmente 16-18 ore, ma nelle prime settimane può arrivare anche a 20 ore al giorno, con intervalli di 2-3 ore per mangiare. Ovviamente i ritmi sono influenzati da pasti e routine instaurate dai genitori. Man mano che il bambino cresce le ore di sonno si riducono; intorno ai sei anni inizia a svilupparsi una preferenza legata ai ritmi biologici individuali, cioè se un bambino preferisce andare a letto tardi o svegliarsi presto la mattina, quello che viene definito gufo o allodola. Il bisogno di dormire si riduce da 14-16 ore nel neonato a 8 ore in un adolescente di 16-18 anni. Possono verificarsi manifestazioni comportamentali dovute alla mancanza di sonno. Spesso esse non vengono interpretate in maniera corretta dai genitori o da altri soggetti che si prendono cura del bambino. Si possono riscontrare influenze negative sul successo scolastico e sul comportamento (iperattività, ipereccitabilità, crisi di pianto e capricci).

Un disturbo persistente del sonno del bambino può alterare in maniera importante anche i ritmi sonno-veglia dei genitori, che rischiano di andare incontro ad uno stato di cronaca deprivazione di sonno. Riconoscere precocemente i disturbi del sonno permette di dare un aiuto concreto prima che il problema si cronicizzi e si crei un circolo vizioso fatto di mancanza di sonno-tensione-irritazione. Per poter aiutare i genitori bisogna farsi raccontare le abitudini riguardo l’addormentamento, le routine quotidiane, come vengono gestiti i risvegli, eccetera. Non esiste un trattamento adatto a qualunque bambino, l’intervento va personalizzato e mirato al singolo bambino e alla sua famiglia e condotto con interventi di supporto e counseling. Sarà quindi utile trovare strategie educative adeguate per ciascuno da applicare per addestrare il bambino a gestire autonomamente le fasi di addormentamento e i risvegli notturni.

Per commenti o chiarimenti, scrivi a info@spazioaiuto.it

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ESSERE GENITORI

ESSERE GENITORI
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Essere un bravo genitore è gratificante e fa sentire importante, ma è anche un lavoro difficile, ed è ancora più duro con un bambino piccolo. Ogni giorno porta con sé cambiamenti epocali, e gli ostacoli via via sembrano più alti rispetto ai bei tempi in cui per rendere felice il piccolo bastava allattarlo o cambiargli il pannolino. Diventa tutto sempre più complesso: sta camminando correttamente? Parla abbastanza? Avrà degli amici? Piacerà agli altri? Sarà spaventato il primo giorno all’asilo? Sarà un adolescente felice?

Come genitori, potete fare qualcosa per aiutare vostro figlio ad affrontare i passaggi della vita impegnativi, ma non potete fate tutto. Potete incoraggiarlo e seguirlo con amore, ma non potete spingerlo o costringerlo. Potete intervenire per evitare o risolvere problemi, ma non potete salvarlo. Potete, e dovreste, avere la situazione sotto controllo, ma non potete controllare la personalità di vostro figlio. Per quanto non vediate l’ora che raggiunga il prossimo traguardo o che superi una fase difficile, lui camminerà, parlerà, si farà degli amici e si svilupperà in modi che non potete nemmeno immaginare…secondo i suoi ritmi e non i vostri.

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