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PROBLEMI GENITORI E FIGLI

PROBLEMI GENITORI E FIGLI
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La possibilità che i genitori hanno di crescere bene i loro figli è il risultato di una complessità che fa ritenere fuorviante e inutile stabilire nessi rigidi e deterministici di causa-effetto. Si parla quindi più propriamente di fattori di rischio presenti in determinate situazioni, di per sé quindi non rigidamente predittivi di esiti negativi sul bambino. Tale esito è peraltro il risultato dell’intersecarsi di fattori di rischio con fattori protettivi, conosciuti in letteratura con il nome di resilience.

Nel resilience si riconoscono due componenti:

  • la capacità di resistere alle situazioni difficili, per esempio per una persona proteggere la propria integrità
  • la possibilità di operare una costruzione positiva nonostante le circostanze difficili.

La risorsa mentale alla base del resilience è la capacità di focalizzare sulle forze anziché sulle debolezze (e nella mia esperienza di terapeuta questa è la risorsa fondamentale per lavorare e risolvere qualsiasi problema e difficoltà si sperimenti nel proprio percorso di vita). Non può essere intesa come una risorsa solo personale, ma come il frutto dell’interazione tra risorse personali e socio-ambientali (l’opportunità di chiedere un aiuto e una consulenza ne è un esempio). Viene considerato come il più importante fattore che contribuisce al resilience l’accettazione incondizionata del bambino all’interno di una stabile relazione emotiva con almeno un genitore o con una figura significativa; altri fattori alla base del resilience sono considerati la presenza di reti di supporto sociale, l’interesse del genitore per l’educazione del proprio figlio, l’interesse dei genitori per lo sviluppo della sua autonomia e della sua socializzazione extra-familiare, il non arrendersi alla propria difficile situazione ma il considerarla come transitoria e anomala, nei confronti della quale è possibile attivare risorse proprie e aiuti esterni. Quest’ultimo elemento è la caratteristica basilare in qualsiasi manifestazione di disagio, in qualsivoglia sintomo o temporanea difficoltà che si riscontri ad esempio anche nella relazione genitori-figli. Il vedere una difficoltà e un problema come personalmente gestibili, nel momento in cui abbiamo il potere di attivare le nostre risorse o di chiedere aiuto per trovare tali risorse, è già il primo passo nella direzione di una risoluzione e del ritrovamento di un benessere, sia esso personale, di coppia o dei nostri figli. Il sentirsi schiavo e in balia di un problema, dal più piccolo inciampo nella relazione tra genitori e figli alla problematica più invalidante, non permetterà mai di attivare le proprie risorse, di trovare la forza per risolvere la situazione e di uscirne! Invece è sempre possibile trovare una via di uscita, se non da soli, di certo chiedendo un aiuto…

Per commenti, scrivi a info@spazioaiuto.it

 

 

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AIUTO! HO UNA FIGLIA ANORESSICA

AIUTO! HO UNA FIGLIA ANORESSICA
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L’allarme è scattato, il più delle volte con un ritardo deleterio. I genitori, molto spesso, per un tempo troppo lungo, non vogliono vedere. Hanno paura di riconoscere un fantasma già molto temuto: l’anoressia. Per mesi o, addirittura, per anni, hanno tentato di allontanarlo, illudendosi che si trattasse di banali, anche se non innocue, manie della figlia riguardo al cibo, al peso, alla dieta, che si sarebbero spontaneamente risolte con il passare del tempo.
Nei casi di bulimia è ancora peggio. L’assenza di dimagrimento, di emaciazione e di apparente deterioramento organico del soggetto rende la malattia praticamente invisibile, non solo agli estranei, ma anche agli stessi familiari. Del resto, la bulimica spesso tende a occultare i suoi comportamenti anomali. Si abbuffa e vomita in situazioni di isolamento: di notte o in assenza di genitori e familiari.
Che fare allora quando scatta finalmente l’allarme?
A quel punto i genitori sono colti da mille dubbi, risultano travolti dai sensi di colpa e vivono una penosa sensazione di inadeguatezza e impotenza. In che cosa hanno sbagliato? Come rimediare? Ma è proprio tutta colpa loro? Oppure dipende anche dal carattere difficile della figlia? Dallo stress dell’esame di maturità? Dal desiderio di assomigliare a qualche modella? Da una delusione sentimentale? Infinite domande si susseguono nella mente dei genitori, che vogliono scoprire la causa della malattia.

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