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ANORESSIA: CONSIGLI PER GENITORI

ANORESSIA: CONSIGLI PER GENITORI
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Spesso i genitori che si trovano in casa una figlia con problemi di anoressia non sanno più che pesci pigliare, si ritrovano disorientati, confusi, disarmati. Arrivano dai professionisti schiacciati tra i sensi di colpa e il desiderio di far qualcosa per aiutare la figlia che soffre di anoressia. Cercherò qui di dare qualche semplice consiglio.

Come affrontare il problema: esprimete con calma la vostra preoccupazione, ricordate che la persona rifiuta l’idea di avere un problema. Potete domandarvi: che tipo di genitore sono, come rappresento il mio comportamento?

  1. Canguro – è iperprotettivo, troppo accomodante e troppo controllante
  2. Rinoceronte – è arrabbiato, testardo e cocciuto
  3. Delfino – guida e supporta, è incoraggiante e delicato

Come rappresento le mie emozioni?

  1. Struzzo – preferisce evasione ed evitamento
  2. Medusa – è troppo emotiva e sensibile
  3. San Bernardo – dà calma, affetto e nutrimento

I genitori vedono che la persona è fisicamente fragile, mentre la persona è fortemente convinta che il suo peso attuale e il suo stato fisico siano soddisfacenti, secondo lei non c’è niente di sbagliato. E’ inutile e dannoso fare braccio di ferro su questo punto! Potete fare insieme il metro del rischio nutrizionale:

Incapace di garantirsi la sicurezza nutrizionale

1…..……2………..3….……..4…………5….…….6……….7……….8………..9………..10

Mantiene pienamente il benessere nutrizionale

Cosa dovrebbe accadere per arrivare a 10, di cosa avresti bisogno per arrivare a 10? Io invece ti metterei questo punteggio perchè…Cosa possiamo fare per non arrivare a 0, cosa potrebbe aiutarti?

Potete chiedere a vostra figlia:

Quali sono i pro e i contro dello stato attuale? Quali sono i pro e i contro del tentare di cambiare? Quali sono i pro e i contro dell’avere un’identità e uno stile di vita non disturbato dall’alimentazione?

Quali sono i benefici del non mangiare?

Non importa quanto frustrante sia il comportamento durante i pasti, restate calmi; se diventate ansiosi o arrabbiati, lei diventa ancora più ansiosa o arrabbiata, e troverà più difficile mangiare. Non si può scegliere se mangiare o no. Tuttavia si può scegliere dove mangiare un pasto oppure, nei limiti, il quando può anche essere flessibile. E lo stesso vale con chi. Inoltre si può scegliere cosa mangiare!  

E’ come se accanto a lei fosse presente un “gufo anoressico”, voi potete contrastare il ‘gufo anoressico’ mostrando amore e calma e calore, e astenendovi dall’esprimere critiche e frustrazione. Se vi rendete conto di non riuscire a fare questo da soli, chiedete aiuto e supporto al più presto. 

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ADOLESCENZA E DIFFICOLTA’

ADOLESCENZA E DIFFICOLTA’
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In adolescenza, di fronte ai numerosi cambiamenti e sfide che la crescita di un figlio comporta, i genitori spesso si rendono conto di sentirsi in crisi e di quanto tristezza e delusione rischino di diventare pervasive, uniche reazioni emotive di fronte ai problemi e ai fallimenti dell’adolescenza. E’ chiaro che se un figlio in adolescenza sbaglia o fallisce non c’è da stare allegri o da scherzarci. Ma allo stesso tempo può risultare molto pericoloso lasciarsi travolgere dalla tristezza che colora di nero tutto ciò che accade in adolescenza. A volte i genitori arrivano a pensare che il fallimento di un figlio coincida con il fallimento della propria vita. E’ fondamentale, invece, tenere in considerazione due aspetti fondamentali:

  • nessun fallimento è totale o per sempre. A volte sbagliare serve, e l’esperienza dello sbaglio, se ben elaborata, può diventare un elemento fondamentale su cui ricostruire il proprio recupero;
  • nessuno è l’errore che fa. Davanti a un figlio adolescente che ha commesso una stupidaggine, un genitore potrà provare inizialmente la tentazione di assalirlo, dicendogli quanto lo ha deluso, o che è un buono a nulla e così via. In questo caso, invece di ragionare insieme sull’errore commesso (“guarda cosa hai fatto e perché hai fatto in questo modo”) si finisce per concentrare sull’individuo, e non sullo sbaglio commesso, i peggiori aggettivi. Questo fa sentire un figlio adolescente che ha sbagliato una persona totalmente sbagliata, con lo sviluppo di un disastroso modello di autostima personale.

Quando in adolescenza i figli commettono errori o mettono in atto comportamenti totalmente sbagliati, i genitori non vanno colpevolizzati, ma aiutati a comprendere i figli, a vederli con un paio di occhiali diversi, ad accompagnarli verso la loro affermazione come individui autonomi e indipendenti. I genitori devono imparare a non caricarsi di eccessive responsabilità, l’adolescenza è un processo difficile in cui ciascuno, genitore e figlio, deve mettere in conto ostacoli, errori, difficoltà, emozioni negative. Un genitore deve imparare a “stare alla finestra” della vita di un figlio, guardandolo crescere, sperimentare, sbagliare, capace di intervenire al bisogno e di accettare errori e difficoltà, con la consapevolezza che, superata questa stagione della vita, il figlio avrà trovato se stesso e saprà chi è anche grazie ai genitori che ha avuto (Fonte: Alberto Pellai).

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ADOLESCENZA E GENITORI

ADOLESCENZA E GENITORI
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Essere genitori non è un’impresa facile e tanto meno lo è quando i figli entrano in adolescenza. Essere buoni genitori di un figlio in adolescenza è un lavoro che si apprende con la pratica, impegnandosi costantemente a trovare una soluzione ai problemi che di volta in volta si presentano e soprattutto imparando dagli errori che, nonostante tutta la buona volontà, a volte si fanno. Con i figli dobbiamo dare il meglio di noi, ma dobbiamo anche imparare ad accettare di avere dei limiti e a comprendere che i passi falsi sono inevitabili e spesso sono inscritti nella nostra storia di vita, perché traggono origine dalla relazione che abbiamo avuto con i nostri genitori quando eravamo bambini.

Ciascuno di noi ha la propria storia di figlio a cui è necessario mettere mano. Si deve inevitabilmente partire da qui per costruire un modo originale e unico di essere madri e padri. Questo processo dura tutta la vita: faremo sempre i conti con i bambini che siamo stati, ogni volta che dovremo decidere che genitori essere. Meglio saperlo da subito, perché non vi illudiate di poter chiudere una volta per sempre la porta della vostra infanzia e adolescenza.

Se abbiamo delle ferite aperte nella relazione con i  nostri genitori, è bene curarle, per dare risposta al bambino interiore che è rimasto dentro di noi e che, se trascurato, troverà il modo per farsi sentire. Non è bene farlo innervosire e zittirlo, perché i bambini interiori arrabbiati sono capaci di giocarci brutti scherzi, di prendere il comando del cervello quando meno ce lo aspettiamo e di farci fare cose su cui non abbiamo il controllo. Chi vi fa recitare, quasi inconsapevolmente, i copioni dai quali avreste voluto prendere le distanze (“Quando sarò grande, non dirò/farò mai una cosa simile”)? Perché vi succede? E soprattutto perché un minuto dopo aver fatto o detto con vostro figlio ciò che non volevate, vi ritrovate soli e delusi di voi stessi, a domandarvi “perché mi comporto così?”. Quasi sempre, in situazioni simili, dentro di voi si innesca un conflitto tra il vostro bambino interiore e l’adulto che siete oggi. Quando seguite copioni che sapete essere disfunzionali e che avreste voluto evitare, è il bambino interiore che ha preso il sopravvento e ha annullato la capacità del sé adulto di agire con consapevolezza.

Riflettere sulla propria storia personale, sulla propria infanzia e adolescenza, non potrà mai evitare la fatica e le ansie connesse al ruolo di padri e madri, ma potrà rendervi più consapevoli, più forti e più pronti ad affrontare le sfide e i bisogni dell’adolescenza, sempre più impegnativi, non tanto sul piano fisico, come succedeva quando i figli erano piccoli, quanto sul piano emotivo.

Le fatiche, le sfide, le ansie della genitorialità sono solo un lato della medaglia; sull’altro lato ci sono divertimento, piacere e orgoglio nel constatare quanto i nostri figli si aprono alla vita e al mondo e quanto, in questa apertura, ci sono sempre tracce di ciò che abbiamo seminato, passo dopo passo, camminando al loro fianco. E’ questo misto di dovere e piacere, di fatica e orgoglio ciò che da significato alla nostra vita (Fonte: Alberto Pellai). E se a volte si vede solo un lato della medaglia e ci si scoraggia, forse è solo il momento di confrontarsi o chiedere aiuto.

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