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DIPENDENZA DA CIBO

DIPENDENZA DA CIBO
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In un rapporto libero col cibo siamo noi a decidere cosa e quanto mangiare, come occupare il nostro tempo, nella dipendenza da cibo è lei che pensa e sceglie per noi. Questo rapporto di dipendenza dal cibo vi fa uscire la sera per andare al supermercato a comprare cibi di cui abbuffarsi, vi distrae da qualsiasi attività stiate facendo in cerca di frigoriferi o dispense da svuotare, vi fa andare avanti mangiando un finocchio o una mela a pasto, vi fa alzare alle 6 del mattino per andare in palestra o correre 20 Km. Nella dipendenza da cibo l’ossessione di cosa mangiare e cosa fare per bruciare calorie diventa il vostro padrone, questo significa che non riuscite ad opporvi, magari anche volendolo e capendo che poi starete male, sarete pieni di sensi di colpa o stanchi morti; a volte desiderate avere un rapporto più sano col cibo e col vostro corpo, ma non potete, la dipendenza da cibo si impadronisce delle vostre giornate e diventa spesso invalidante, portandovi a rinunciare a tante cose, a perdere pericolosamente peso o a prendere chili su chili con vostro sommo dispiacere. Nella dipendenza da cibo, al contrario delle persone che -come può capitare a tutti- scaricano sul cibo quando sono tristi o stressate, siete incapaci di volere, di scegliere, anzi siete voi ad essere scelti, guidati dai vostri sintomi, che siano digiunare o abbuffarvi, non siete più liberi. Non dovete rimproverarvi sentendovi dei perdenti e dei deboli, ciò non fa che aumentare i vostri sensi di colpa e la vostra sensazione di inadeguatezza. Forse non vi siete resi conto pienamente di quando e perché avete iniziato ad avere una dipendenza dal cibo, ma non avevate altra via di uscita, in quel momento indefinito avete creduto che l’unico modo per tollerare un’ansia, una delusione, un rapporto difficile, un’emozione intollerabile fosse rivolgervi al cibo, fino a farvi sviluppare una dipendenza dal cibo. Ora il non mangiare o l’abbuffarvi è diventato una gabbia, una difesa contro qualcosa di voi stessi o contro il mondo, e proprio per questo è anche qualcosa che protegge. I vostri genitori che vi dicono che volere è potere, si sbagliano, a volte la volontà non basta, la dipendenza da cibo è più forte, è necessario capire da cosa protegge, affrontare con una terapia le proprie paure e le proprie difficoltà, mettersi a confronto con le proprie debolezze e i propri limiti,per trovare nuovi modi di affrontare la vita e una rinnovata libertà!

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DISMORFISMO CORPOREO

DISMORFISMO CORPOREO
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Il disturbo da Dismorfismo Corporeo o Body Dysmorphic Disorder (BDD) è una problematica centrale nei pazienti affetti da anoressia e bulimia nervosa. Tale disturbo è coesistente nei disturbi alimentari ma può anche esistere da solo.  Le persone con questo disagio sono preoccupate ed ossessionate da uno o più difetti (reali o fittizi) rispetto al proprio apparire, che vengono comunque amplificati enormemente. Questi difetti possono essere riferiti al corpo e alle sue forme o relativi ad altre caratteristiche quali la peluria, la pelle, l’odore, il sudore, etc etc.
Il DSM 5 (il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali) indica in sintesi questi criteri per porre una diagnosi di BDD:
– Preoccupazione verso uno o piu’ supposti difetti nel proprio apparire che non sono rilevabili dagli altri e/o che non siano ravvedibili come reali;
– Azioni di controllo e confronto e pensieri ripetitivi/ossessivi verso la parte o le parti oggetto dell’insoddisfazione con continue valutazioni e confronti con altri individui o misurazioni per mezzo di bilancia o dello specchio o mediante autopalpazione (body checkings/skin picking);
– Tali pensieri ossessivi provocano stress e disfunzionalità nella sfera sociale ed in altre aree della vita (lavoro, affetti, famiglia, rapporti interpersonali);
– Queste ossessioni non sono spiegabili unicamente/univocamente come sintomi di un disturbo alimentare anche se molte persone possono avere entrambe.
Tutti tendiamo a osservarci allo specchio in modo da guardare per primi i nostri difetti o le parti che ci piacciono meno. Nelle persone affette da dismorfismo corporeo questo avviene con maggior frequenza ed i pensieri sono centrati quasi unicamente su queste cosiddette “aree focus”.  Non solo, spesso anche l’evitare in tutti i modi di vedere o mostrare il proprio corpo diviene una dinamiche centrale nella diagnosi e cura di tali problematiche
Sembrerebbe, inoltre, come puntualizzato anche da diverse ricerche scientifiche, che gli interventi chirurgici atti a ridefinire le parti del corpo oggetto dell’attenzione/ossessione di questi pazienti, non sembrano essere la soluzione. Spesso, infatti, sono numerosi gli interventi cui vengono sottoposte le persone affette da dismorfismo corporeo con la conseguenza di inasprirne le ossessività con il risultato unicamente di uno spostamento dell’attenzione su altre aree del corpo. La soluzione adeguata è intraprendere un percorso terapeutico che possa agire sull’insoddisfazione di base, lavorare sulla bassa autostima e lentamente modificare le convinzioni erronee e pervasive che minacciano la buona qualità della vita della persona.

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ANORESSIA: ASPETTI CENTRALI

ANORESSIA: ASPETTI CENTRALI
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Le storie di anoressia iniziano tutte pressappoco così: intorno all’adolescenza si inizia una dieta che appare del tutto innocua. Del resto, chi non ha mai provato a buttar giù qualche chilo di troppo? Ma se per le persone cosiddette normali la dieta finisce quando si raggiungono i risultati voluti, e si prosegue con il mantenimento del peso forma, per le anoressiche non è così. Loro non si arrestano! Presto il cibo comincia a diventare un nemico. Non è una semplice restrizione nutritiva per eliminare qualche cuscinetto di grasso; la dieta diventa qualcosa di più complesso e drammatico in cui esse mettono in gioco tutta l’esistenza. La magrezza diventa un’ossessione. Le anoressiche entrano in una spirale dalla quale è difficile uscire. L’intero comportamento subisce delle modificazioni impressionanti. Cambiano radicalmente le abitudini alimentari, lo stile di vita inizia a ruotare completamente sul problema cibo. Il comportamento anoressico colpisce per un atteggiamento ambivalente, disordinato e caotico che queste persone hanno con il cibo. Si può assistere anche ad un rifiuto totale dei cibi; fortunatamente però, nella maggior parte dei casi, il rifiuto è parziale con un severissimo controllo delle calorie assunte e una quasi completa esclusione dei carboidrati, dei cibi solidi, degli zuccheri e una limitazione a pochissimi alimenti. Anche se ha fame, l’anoressica si impone regole rigidissime e non mangia poiché la paura di ingrassare è più forte dei crampi allo stomaco. Superato il primo periodo, l’anoressica si sente incredibilmente attiva, piena di energia, è euforica, si sente orgogliosa di quello che sta facendo, non prova più i morsi per fame, la sua volontà l’ha vinta sul suo fisico! Questo è il momento determinante nell’evoluzione della malattia: alcune ragazze si fermano qui; altre, destinate ad entrare nel tunnel della malattia, sono convinte invece che non possono tirarsi indietro, anzi devono fare di più per mantenere i risultati e per scongiurare un ritorno al peso di prima. Naturalmente il quadro che pian piano si delinea è preoccupante. Da una dieta iniziata per eliminare qualche chilo in eccesso, nel giro di pochi mesi la situazione si trasforma del tutto. L’anoressica diventa una persona ossessionata dalla paura d’ingrassare, con un rapporto ambivalente con il cibo, che esibisce comportamenti strani e bizzarri.

Nell’anoressia si possono riscontrare alcune convinzioni ricorrenti: la prima è legata al proprio aspetto fisico che percepiscono come negativo, altra convinzione importante è legata al non esporsi mai, a non mostrare mai i propri sentimenti, e all’evitare le delusioni. A queste convinzioni centrali se ne affiancano altre che guideranno il comportamento dell’anoressica:

‘Solo se sono perfetta, anche da un punto di vista fisico, posso essere accettata da chi mi sta intorno, posso essere una persona degna di attenzione’. Comprensibilmente, non è possibile per nessuno essere perfetto in tutto, ecco allora che una pretesa così rigida e impossibile ha nell’anoressia un effetto boomerang: la mancanza di perfezione alimenta ancora di più un giudizio estremamente negativo su di sé.

‘Per me è obbligatorio raggiungere determinate mete nello studio e nell’aspetto fisico’. Inevitabilmente una tale obbligatorietà ha un effetto opposto: la sensazione di essere chiusa in una “gabbia di doveri” genera solo angoscia.

I risultati devono essere raggiunti nella loro totalità. Questa è una delle regole più radicali che si ispira alla legge del ‘tutto o nulla’. La dieta che l’anoressica si autoimpone dev’essere anch’essa rispettata fino in fondo, la restrizione alimentare deve essere rigida e totale, altrimenti sarebbe un fallimento.

Questi rigidi schemi mentali possono essere smussati e superati solo attraverso un serio percorso terapeutico, non è sufficiente e non è indice di guarigione una ripresa del peso, se non si lavora sulle convinzioni patologiche legate al sintomo sarà sempre in agguato una ricaduta nella malattia.

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