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OBESITA’ E ALIMENTAZIONE COMPULSIVA

OBESITA’ E ALIMENTAZIONE COMPULSIVA
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Se faccio scorrere nella mia mente i volti delle persone obese e con alimentazione compulsiva che ho avuto in trattamento la prima parola chiave che mi viene in mente è “impotenza”. Si assiste al fallimento del perdere peso o del recuperarlo con gli interessi dopo un calo. Il senso di impotenza e rassegnazione sono dunque i due vissuti che più spesso ci siamo trovati a condividere. Esiste un forte condizionamento sociale sia verso l’ipernutrizione che verso le diete: sono un grave fattore di rischio questi messaggi contraddittori che ciascuno di noi riceve: siamo continuamente spinti verso una nutrizione ricchissima e variegata, insieme siamo bombardati dai miti estetici della magrezza/bellezza/forma fisica con conseguenti obbligatorie diete e palestre.

Nelle problematiche di obesità e alimentazione compulsiva si osserva l’ uso del cibo per regolare il proprio stato emotivo. I sentimenti che le persone iperfagiche associano con l’iperalimentazione sono molto diversi: ansia, stress, rabbia, solitudine, noia ed eccitazione (definita magari come felicità). Perché certe persone scelgono l’alimentazione compulsiva piuttosto che un’altra dipendenza? Un’associazione profonda potrebbe essere quella con un pervasivo sentimento di debolezza personale e relazionale. Si veda come in molte culture “la grande mangiata” è considerata una prova di forza virile. Un meccanismo di base potrebbe allora essere: “mi sento debole, impotente, fiacco, devo mangiare”. Un sentimento che ha anche una evidente base fisiologica: tutti noi quando siamo a digiuno ci sentiamo deboli. Tuttavia potremmo ipotizzare che i soggetti iperfagici abbiamo specifici vissuti di debolezza. Altre dipendenze potrebbero invece essere collegate, tra gli altri fattori scatenanti, a differenti sentimenti di base. Ad esempio l’alcool è stato classicamente descritto sia come collegato ad un sentimento di inibizione (in vino veritas) che ad un sentimento di dolore da anestetizzare (bevo per dimenticare). La cannabis potrebbe essere legata a stati d’ansia, l’anoressia restrittiva è stata descritta come legata ad un sentimento di “difetto in se  stessi”, l’eroina sembra essere soprattutto un anestetico, la cocaina un disibinitore emotivo, il gioco d’azzardo potrebbe legarsi al sentimento di meritare un risarcimento. Quale cura è possibile per i problemi di obesità, sovrappeso e alimentazione compulsiva? E’ importante lavorare sul deficit di monitoraggio: imparare a distinguere tra fame vera e fame psicologica. Imparare ad ascoltare i segnali del corpo: attendere qualche minuto prima di mangiare, se non si può resistere, per decifrare il sentimento negativo retrostante. Combattere l’idea che un progetto esistenziale vada rimandato a “dopo che sarò dimagrito” e soprattutto aiutare la persona a dare davvero voce al suo dolore, invece che affogarlo nel cibo! (Fonte: Matteo Selvini)

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DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE
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Com’è possibile smettere di mangiare o mangiare fino a scoppiare, talvolta fino a lasciarsi morire? Mangiare è un gesto così spontaneo, così naturale, così umano. Spesso nello sguardo di chi non conosce i disturbi alimentari si leggono soltanto rabbia e disprezzo nei confronti di chi si infligge una punizione senza avere un vero motivo per farlo. Il vero motivo, invece, c’è. Il sintomo, il disturbo alimentare, è soltanto una spia: nasconde una grande sofferenza che chiede, e sempre merita, di essere portata alla luce, di essere accolta e ascoltata.
In questo senso, i disturbi del comportamento alimentare sono anche disturbi della comunicazione: attraverso il corpo – un «corpo parlante» – si manifestano i segnali di un disagio profondo, che va ben oltre il mero desiderio di bellezza estetica, e che il soggetto spesso fatica a tradurre in parole. La malattia infatti, costringe in un silenzio che rende muti, incapaci di raccontarsi, a se stessi e agli altri, e sordi, sordi a qualunque segnale di vita. È fondamentale, pertanto, sensibilizzare su questi disturbi, sulle situazioni più a rischio e sulle figure professionali a cui rivolgersi, imparando a riconoscere i cosiddetti campanelli d’allarme, quegli indicatori-spia di una sofferenza più profonda, talvolta impercettibile ad occhio nudo.

I disturbi alimentari sono intimamente legati alla percezione del proprio aspetto fisico, che è un nodo cruciale soprattutto in adolescenza: banalizzare, ridicolizzare, ma anche rimproverare non è mai producente. Se una ragazza si vergogna di una parte del suo corpo ha poco senso dirle che sono tutte fisse, che i veri problemi sono altri, così come non serve a nulla con un figlio sovrappeso paragonarlo al cugino calciatore o al vicino di casa campione di nuoto. Non colpevolizzate i vostri figli, i disturbi alimentari non sono un capriccio, non si guarisce con la forza di volontà!  

Nel caso di un problema di anoressia frasi del tipo “per colpa tua la mamma sta male” non servono a nulla, ma al contempo non bisogna neppure assecondare in tutto e per tutto le richieste del ragazzo/ragazza che non può tenere in scacco l’intera famiglia, ad esempio impedendole di uscire a cena o di avere ospiti. Qualora invece ci si trovasse di fronte ad un figlio/a in forte sovrappeso sarebbe sbagliato negargli l’aspetto conviviale e gioioso che il cibo, nella nostra cultura, porta con sé, controllando come severi censori tutto ciò che ha nel piatto e pretendendo che segua una dieta ferrea. Ma allora cosa bisogna fare con un disturbo alimentare? Il primo passo è riconoscere l’esistenza di una problematica e iniziare un percorso psicologico con persone competenti in materia.

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BINGE EATING, AIUTO…

BINGE EATING, AIUTO…
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Forse avete scoperto, googlando o leggendo da qualche parte, che potete soffrire di un problema chiamato binge eating. Magari per molto tempo non vi è parso un problema serio, ma solo fame nervosa, quello scaricare sul cibo che molte persone vivono. Allora perché avete deciso o state pensando di chiedere aiuto? Immagino che vi siate resi conto che questo comportamento vi crea disagio, malessere fisico o psichico, malumore, senso di colpa ricorrente, pensieri negativi e forse anche qualche chilo in più! Quindi avete realizzato che mangiare tanto, placare i vostri stati d’animo col cibo vi fa stare bene al momento, ma non vi farà stare meglio anche dopo…Cosa vi dite quando vi date il permesso per fare casino col cibo? Sia che mangiate poco, salvo poi abbuffarvi perché il corpo vi scarica addosso una dose di fame che faticate a contenere, sia che un’emozione o un vissuto diventi così pesante e intollerabile da spostare la vostra totale attenzione verso il cibo o verso la fissazione sul vostro corpo e sul peso, vi dite sempre qualcosa per darvi il permesso: giustificazioni al vostro mangiare incontrollato, scuse che fanno apparire il binge eating come il male minore, critiche che vi portano a rifugiarvi nel cibo per non soffrire, eccetera. A volte il nostro dialogo interno è molto cattivo, riusciamo a farci prendere a calci dalla nostra mente e questo non fa altro che portarci a mangiare sempre di più, perché siamo infelici e insoddisfatti di noi stessi, perché ci accorgiamo di avere sbagliato e invece di collaborare con noi stessi ci puniamo o gratifichiamo con il cibo.

Da qualche parte abbiamo imparato che qualcosa ci fa stare bene, nel breve periodo, nell’immediato, e non abbiamo badato alla conseguenze, spesso negative, che questo stare bene comporta. Nel caso del binge eating, comporta aumento di peso, disagio con se stessi e col proprio fisico, vergogna e senso di colpa, scarsa autostima e una miriade di frasi negative su cui spesso si continua a rimuginare. Dove avete imparato che il cibo può essere usato come risarcimento emotivo? Ovvero usare il cibo come calmante per non sbottare o litigare, tappo per evitare di parlare, medicina per lenire la mancanza d’amore, antidoto per l’ansia, compagnia in caso di noia. Provate a pensare a quali sono i vostri schemi familiari riferiti al cibo. Come veniva vissuto il cibo nella vostra famiglia? Se pensate di avere un problema di binge eating, potete affrontare queste ed altre domande con un terapeuta!

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