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MINDFUL EATING E RELAZIONI

MINDFUL EATING E RELAZIONI
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CIBO ED EMOZIONI:

PERCORSO DI MINDFUL EATING

Sabato 11 Maggio 2019, ore 10-12   

IL CIBO E LE RELAZIONI CON GLI ALTRI

L’ incontro, guidato dalla psicoterapeuta Marta Castoldi e dalla nutrizionista Gabriella De Miranda, si terrà a Milano, in via Friuli 50 presso il Centro Temenos. La quota di partecipazione è di 25 euro

(si può effettuare il pagamento la mattina stessa o con bonifico al seguente Iban: IT 67 R 0521 60 1616 0000 0000 1861 intestato a Gabriella De Miranda)

ISCRIZIONE OBBLIGATORIA (entro Giovedì 9 Maggio)

mandando una mail a info@spazioaiuto.it  o un whatsapp al 338 93 83 650   

Ti capita di mangiare in maniera disordinata? Spilucchi tutto il giorno e poi arrivi ai pasti che non hai molto appetito? Alterni momenti in cui ti concedi ogni sfizio a momenti in cui restringi tantissimo, fino a digiunare? L’abbuffata consiste nel consumo eccessivo di alimenti, di ingenti quantità di cibo, che può avvenire in modo occasionale o abituale, dove la persona acquisisce un apporto calorico grandemente superiore a quello di cui ha realmente bisogno. Il consumo di cibo si trasforma in un problema nel momento in cui si manifesta in modo compulsivo, sistematico e diventa una forma di dipendenza da cibo, non una cosa che io controllo ma di cui mi sento schiavo. In genere chi si abbuffa è una persona che vive costantemente o quasi a dieta. Una dinamica tipica vede l’alternarsi di periodi di dieta a periodi di eccessi e abbuffate, da soli o in compagnia. Si possono individuare tre modalità con cui le persone si sottopongono a diete. Primo, posticipare i pasti: accanto al digiuno vi è la tendenza a rimandare i pasti nell’arco della giornata, fino a mangiare solo la sera. Secondo, ridurre al minimo l’apporto calorico, cercando di tenere sotto controllo l’introito calorico quotidiano, con calcoli ossessivi per ogni alimento ingerito. Terzo, evitare alcuni cibi: esiste in chi si abbuffa la tendenza a considerare alcuni alimenti assolutamente “pericolosi”, perché fanno ingrassare o perché in passato averli mangiati ha scatenato l’abbuffata stessa. Spesso si crea una netta separazione tra cibi considerati sani e permessi, che vengono consumati nei momenti di dieta o di restrizione, e cibi spazzatura, ricercati e concessi solo durante le abbuffate o i momenti sociali. In genere chi si abbuffa non lo fa perché spinta dall’impulso della fame, anzi spesso non avverte il senso di fame. Può inoltre ritrovarsi a mangiare da sola, a causa del forte senso di imbarazzo per la eccessive quantità di cibo che si ritrova a consumare. Queste problematiche nei propri comportamenti alimentari rendono spesso difficili le relazioni con gli altri.

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RELAZIONI E CRISI DI COPPIA

RELAZIONI E CRISI DI COPPIA
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Perché oggi le relazioni e le coppie vanno spesso in crisi? Perché mantenere una relazione è difficile?

Innanzitutto, oggi non siamo pronti a fare sacrifici, a scendere a compromessi, vogliamo che tutto sia facile. Al primo ostacolo, tutto crolla…Spesso non è l’amore che cerchiamo, ma solo passione e brivido. Siamo immersi in tutto ciò che è insignificante e nella nostra frenetica vita non abbiamo la pazienza di gestire una relazione; quindi, se la coppia dà qualche segno di crisi, meglio lasciarsi. Cerchiamo soddisfazione immediata dalle relazioni, mentre i legami emotivi di una coppia impiegano anni per crearsi, insieme ad un senso di appartenenza simile a quello sperimentato nelle famiglie di origine. Ci piace avere scelta, siamo a volte golosi e ci separiamo non appena troviamo qualcuno di più attraente. La tecnologia ci ha avvicinato, tanto che spesso non abbiamo più bisogno di passare del tempo insieme o di condividere dal vivo le cose. Siamo una generazione errante: la routine ci soffoca, fatichiamo ad immaginare tutta la nostra vita con una sola persona. Siamo una generazione sessualmente libera, i tradimenti non sono più visti come così proibiti. Siamo una generazione pragmatica, non sappiamo più commettere piccole follie, quelle che tengono vivo un amore e accesa la passione. Siamo una generazione terrificante e terrorizzata dall’idea di avere un impegno sentimentale serio e dall’essere ferita. Meglio rompere le relazioni che vivere le sofferenze che la vita di coppia spesso comporta: cerchiamo l’amore, ma fuggiamo appena esso appare perché non vogliamo essere vulnerabili né penare. A volte lasciamo che persone meravigliose escano dalla nostra vita senza provare a trattenerle perché pensiamo che la fatica di vivere le relazioni di coppia sia troppo ardua per noi e così perdiamo il valore della sacralità dell’amore…

Che fare allora? La vita di coppia e le relazioni amorose si basano su quattro pilastri, è bene tenerli presenti se si vuole evitare una crisi:

  • Attrazione fisica, passione. Come posso fare per tenerli vivi? Cosa significa se mancano, perché non ci sono più?
  • Disponibilità a un per sempre. Cominciamo le nostre relazioni di coppia con l’idea che appena le cose non funzioneranno ci lasceremo o siamo disposti a vederle nell’ottica del per sempre?
  • Stima di fondo. Quanto ho stima del mio partner? E se non ne ho più, perché è scemata?
  • Pazienza di ricominciare. Sono disposto a ricominciare quando le cose non funzionano o abbandono subito il campo? Proviamo a farci aiutare prima di mollare tutto e decretare la fine delle relazioni?

Se queste quattro gambe del tavolo sono presenti nelle vostre relazioni, ma se una di esse vacilla, oppure se sentite che qualcuna sta venendo a mancare, è bene cercare un aiuto, una terapia di coppia, prima che il tavolo si ribalti…

Per domande o commenti, scrivi a info@spazioaiuto.it

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RELAZIONI E ONLINE

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L’illusione che tanti di noi vivono nell’online è che il contatto che sperimentiamo in un social network abbia la medesima valenza di una relazione interpersonale nella vita reale. Le relazioni non sono “contatti” ma “legami” e spesso ciò che viviamo nell’online e nel virtualità non è altro che la proiezione dei nostri bisogni portata in un “non spazio” al di fuori del principio di realtà. Manfred Spitzer ha scritto: ‘I network sociali online soddisfano il bisogno fondamentale dell’uomo di avere contatti con il prossimo. Trascorriamo molto tempo a chiacchierare e spettegolare sulle persone che conosciamo, sugli amici e sui vicini di casa, così come sui personaggi ricchi, belli e potenti che ormai conosciamo quasi esclusivamente in modo virtuale. Chi tuttavia crede che questa nuova opportunità di contatto abbia solo risvolti positivi si sbaglia. L’anonimato della rete provoca una riduzione dell’autocontrollo e una corrispondente diminuzione dello sforzo per mantenere un comportamento sociale adeguato. Chi ha già sviluppato le proprie competenze sociali attraverso i canali tradizionali, ossia incontrando gli altri di persona, non subirà danni dai social network e li utilizzerà come il telefono o le e-mail, e con una certa disinvoltura. Chi al contrario non ha ancora avuto l’occasione di sviluppare un comportamento sociale e fin da bambino o da ragazzo instaura gran parte dei propri contatti in rete, vale a dire costruisce la propria sfera sociale nel mondo virtuale, corre il rischio di non acquisire una competenza sociale adeguata. Gli studi più recenti dimostrano che le aree del cervello responsabili del comportamento sociale non si sviluppano in maniera normale nella socializzazione online. Le conseguenze sono difficilmente prevedibili, ma devono comunque farci pensare. I giovani sanno sempre meno come comportarsi, che cosa possono permettersi e che cosa vogliono. Non hanno sufficienti opportunità di confrontarsi su questi temi con progetti reali nel mondo reale. Internet è costellata di fallimenti sociali: fingere di essere un altro, truffare, incitare a comportamenti patologici (come i siti pro-ana e pro-mia), fino ai comportamenti criminali veri e propri. In rete si può mentire, perseguitare, diventare follower di comportamenti pericolosi, spillare soldi, essere aggressivi, diffamare e calunniare senza limiti. Non deve quindi sorprendere se i social network provocano nei giovani utenti solitudine e depressione. I fattori di stress principali della nostra società sono la mancanza di autoregolazione, la solitudine e la depressione, i quali provocano la morte neuronale e sul lungo periodo favoriscono lo sviluppo della demenza’ (Fonte: A. Pellai).

Per commenti o domande, scrivi a info@spazioaiuto.it

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