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COPPIA E EMOZIONI

COPPIA E EMOZIONI
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Nella coppia spesso viviamo emozioni ambivalenti, proviamo sentimenti contrapposti che dovrebbero annullarsi, soprattutto con le persone che amiamo (che non sono poi tante: genitori, fratelli e sorelle, partner, figli, 2 o 3 amici). Invece i bambini non possono tenere insieme emozioni contrastanti, vivono o tutto bianco o tutto nero, non esistono le sfumature di grigio che invece sono le nostre. Se volessimo essere come i bambini, che provano emozioni assolute, bianco o nero, allora la nostra coppia e le nostre relazioni non durerebbero. Dobbiamo allenarci a sopportare l’ambivalenza, che è una condizione ineludibile dell’essere adulti.

Una coppia con prospettive di durata ha in sé le caratteristiche dell’attaccamento, reciproco: un incastro che permetta di rispondere a bisogni che abbiamo dentro e che sono ancora inevasi, perché la storia da dove veniamo e in cui siamo cresciuti non è l’Eden, ci manca qualcosa. Quando ci mettiamo in coppia cerchiamo una risposta a bisogni non soddisfatti, inoltre nella coppia ci si dedica uno all’altro e c’è attrazione sessuale, sempre nella reciprocità.

Quali sono le caratteristiche minime perché la coppia esista? Primo, il legame, le due persone si cercano, desiderano stare il più tempo possibile insieme. Secondo, un progetto, un pensiero sul futuro. Terzo, la vicinanza fisica: noi siamo esseri corporei, senza corpo non c’è desiderio, emozioni, eccetera. In realtà, molte coppie esistono anche se desiderio e sesso non ci sono, ma allora certamente sarà una coppia in sofferenza, con emozioni negative al suo interno.

Nella coppia è bene usare solo la razionalità o solo le emozioni? La prima è una difesa, non è autentico usare solo la ragione, mentre le emozioni dobbiamo condurle, non solo farci condurre da esse. Corpo-emozioni-mente sono continuamente in sinergia. La parola giusta è equilibrio, saper gestire le emozioni, non avere emozioni è una falsità, averne troppe è pericoloso. Per gestirle dobbiamo prima di tutto riconoscerle: il primo passo è accorgerci di provare una data emozione e poi capire il perché. Quando riusciamo a decodificare una certa emozione, è bene comunicarla. Spesso facciamo basso uso delle emozioni positive, siamo tirchi nel manifestarle, mentre potremmo dirle di più all’altro. Se non definiamo un’emozione e non riconosciamo quella dell’altro passiamo all’agito, ad azioni dettate da emozioni non controllate (anche le parole sono azioni, sono come dei sassi lanciati!).

Nella coppia nessuno ha ragione, ma esistono ragioni dell’uno e dell’altro, non possiamo pensare di avere ragione, ma che ciascuno dei due abbia delle ragioni, le une possono essere più delle altre o viceversa a seconda dei momenti. Spesso i sintomi fisici vengono perché non posso usare la parola. Vorrei dire una certa cosa, ma penso che sia sconveniente, allora il corpo parla al mio posto (Fonte: Dante Ghezzi, Centro Giovani Coppie San Fedele). Questo avviene anche nella coppia. Quando ci si accorge di questo è bene chiedere aiuto al più presto, per trovare con una terapia un canale di comprensione e di comunicazione delle proprie emozioni.

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DIETE E ANORESSIA

DIETE E ANORESSIA
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Iniziano pressapoco tutte così le storie di anoressia nervosa. Intorno all’adolescenza, con una dieta che appare del tutto innocua. Del resto, chi non ha mai provato a buttare giù  qualche chilo di troppo? Ma se per le persone cosiddette normali la dieta finisce quando si raggiungono e se si raggiungono i risultati voluti, e inizia la lotta per il mantenimento del peso forma, per chi si ammala di anoressia non è così. Loro non si arrestano! Presto il cibo comincia a diventare un nemico. Non è una semplice restrizione nutritiva per eliminare qualche cuscinetto di grasso; la dieta diventa qualcosa di più complesso e drammatico in cui esse mettono in gioco tutta l’esistenza. La magrezza diventa un’ossessione, le anoressiche entrano in una spirale dalla quale è difficile uscire. L’intero comportamento subisce delle modifiche impressionanti. Cambiano radicalmente le abitudini alimentari, lo stile di vita inizia a ruotare completamente sul ‘problema cibo’. Ad un’osservazione esterna il comportamento anoressico colpisce, infatti, per un’atteggiamento ambivalente, disordinato, caotico che queste pazienti hanno con il cibo. Si può assistere ad un rifiuto anche totale dei cibi; fortunatamente, però, nella maggior parte dei casi, il, rifiuto è parziale con un severissimo controllo delle calorie assunte e una quasi completa esclusione dei carboidrati, dei cibi solidi, degli zuccheri e una limitazione a pochissimi alimenti.

Nei primissimi giorni il digiuno causa le maggiori sofferenze, non è mica vero che manca l’appetito. Anche se ha fame, l’anoressica si impone regole rigidissime che, naturalmente, le provocano sofferenze. Ma lei non può tornare indietro poiché la paura di ingrassare è ancora più forte dei crampi allo stomaco. Superato il primissimo periodo, segue un’altra fase, in cui nonostante le sofferenze per la fame la persona si avverte incredibilmente attiva, piena di energie. E’ euforica, si sente orgogliosa di quello che sta facendo, la sua volontà l’ha avuta vinta sul suo fisico! Questo è il momento determinante nell’evoluzione della malattia: alcune ragazze si fermano qui; altre, destinate ad entrare definitivamente nell’anoressia, sono convinte invece che non possono tirarsi indietro, anzi debbono fare di più per mantenere i risultati che si stanno delineando e per scongiurare un ritorno al peso di prima. Il quadro che piano piano si delinea è preoccupante: da una dieta iniziata per eliminare qualche chilo in eccesso, nel giro di pochi mesi la situazione si trasforma del tutto. L’anoressica diventa una persona ossessionata dalla paura d’ingrassare, con un rapporto ambivalente con il cibo, che esibisce comportamenti strani e bizzarri. E così, da una semplice e innocua dieta, iniziata quasi per gioco, si ritrovano coinvolte in un sintomo pericoloso dalla cui spirale è impossibile uscire senza un serio aiuto!

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LETTERA ALL’ANORESSIA

LETTERA ALL’ANORESSIA
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Cara anoressia,

in realtà non sei affatto cara e neanche semplicemente anoressia, nel senso letterale del termine di mancanza di appetito…sei l’infernale compagna che ritrovo nel letto ogni mattina, mi hai stretto nella tua morsa. E io non riesco a respirare perché hai spinto la mia testa sotto l’acqua. L’hai fatto perchè, sotto la superficie dell’acqua, tutti i segnali dal mondo esterno arrivano attutiti, così speravi che io potessi continuare a non accorgermi di niente per tutta la vita. Per tanto tempo mi hai fatto sognare di essere diversa da tutte le altre ragazze. Mi hai fatto sognare di sentirmi forte, soddisfatta, sicura di me. Allora pensavo che fosse divertente essere differente, ma a lungo termine ho scoperto che non è affatto così. All’improvviso mi sono accorta che era vero, che, sì, ero davvero diversa, ma non diversa come avrei voluto. Non diversa nell’accezione positiva del termine, non diversa come avevi promesso di farmi diventare. Perché non hai mantenuto le tue promesse? Perché mi hai portato sulla vetta della montagna per poi spingermi di sotto? Perché mi hai raccontato bugie così simili alla verità che io alla fine ho inevitabilmente per crederci? E, come al solito, non hai risposte alle mie domande. Mi avevi detto che eri tu la risposta, ma più vado avanti, più restano solo tanti interrogativi. Hai preteso e hai preso tante cose da me, ma non me ne hai restituita indietro neanche una. Dov’è la mia adolescenza? Tutte le cose che avrei potuto vivere e che non ho vissuto? Mi hai rinchiusa in una bolla di sapone, era bella e io lì dentro credevo di essere felice. Ma mi isolava dal resto del mondo. E adesso che la bolla è scoppiata, non rimane niente. Neanche il riflesso, nemmeno uno spicchio della felicità che mi avevi promesso. Sono arrabbiata con te lo sai? Sì, sono arrabbiata perché alla fine non ho avuto niente di quello che mi aspettavo da te. Mi hai illusa e presa in giro. Mi hai dato qualcosa di effimero facendomi credere che era granitico. Mi hai mentito. Mi hai ferita. Mi hai fatto passare i momenti peggiori della mia vita. Sono arrabbiata perché mi hai rubato anni, possibilità, scelte. E sono molto arrabbiata non semplicemente per quello che hai fatto a me, ma anche per quello che hai fatto passare alle persone che mi stavano intorno. Hai fatto soffrire la mia famiglia: li hai fatti piangere, preoccuparsi, sentirsi in colpa, passare notti insonni ad interrogarsi sui loro inesistenti sbagli…loro che non avevano fatto niente di male, niente di errato! Sono molto arrabbiata perché non mi hai impedito di reagire. E un’altra cosa che odio è che mi hai resa felice, ti odio perchè mentre restringevo mi hai resa felice, soddisfatta, tranquilla, mi hai fatta sentire forte, sicura, capace di controllo. Ti odio perchè tutto questo è effimero, ma mi davi la sensazione che avrebbe potuto durare per sempre. Ti odio perché mi hai fatto apprezzare io mio corpo solo quando ero XX chili. Ti odio perché mi hai fatto passare momenti in cui mi sentivo onnipotente. Ti odio perché tutto questo mi è piaciuto. Adesso lo so che non sei altro che un falso, ma un falso così verosimile da poter sembrare la realtà, ma non lo sei. Perfortuna non lo sei! E se ti azzardi a farmi venire ancora paranoie, ti mando a quel paese. Puoi cercare di farmi venire le ansie peggiori, non m’interessa. Anoressia, lo vuoi capire che adesso sei solo un peso? Sì, proprio tu, un peso! Tu che hai sempre cercato di non far pesare niente…Sei falsa, bugiarda, non voglio darti la soddisfazione di vedermi restringere, non ti meriti le mie lacrime e i miei dolori. Cosa mi stai dando tu ora? Perché io non vedo più niente, solo giorni fatti di ossessione e di vuoto. Da adesso in poi non te la darò mai più vinta. Certo alcuni giorni starò peggio, avrò voglia di ricominciare e restringere, ma non mi arrenderò, te lo assicuro, cadrò e sarò capace di rialzarmi. È bella la tua perfezione, ma è spersonalizzata, dai sicurezza e senso di controllo, ma qui dentro mi lasci solo un gran vuoto e un gran freddo. Vattene anoressia, non ti permetto più di controllare la mia vita!

Firmato Veggie

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