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COPPIA IN DIFFICOLTA’

COPPIA IN DIFFICOLTA’
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Una delle cause principali di sofferenza o di fallimento di coppia è da ricercarsi soprattutto nell’isolamento e nella solitudine che facilita la drammatizzazione e l’implosione del disagio relazionale. Non servono a molto in questo senso gli atteggiamenti protettivi e rassicuranti con cui spesso la giovane coppia viene esortata a tener duro: “Basta un po’ di buon senso e di spirito di sacrificio e si sistema tutto”; né servono a qualcosa gli atteggiamenti moralistici e penalizzanti: “La fedeltà non deve essere un peso, bisogna darsi una regolata se non si vuole rovinare tutto”. Anche certi richiami ai figli, come soluzione ai problemi di coppia, hanno mostrato tutta la loro inutilità: sono tante le coppie, che nonostante cerchino di stare bene a motivo dei figli, si trovano poi invece ad accumulare disagio e dolore per nodi irrisolti trascurati, mai seriamente affrontati. Non si tratta quindi di insegnare alle coppie come si vive la relazione di coppia: infatti, quanto più la coppia si affida ciecamente a regole e convinzioni dettate da altri, tanto più rischia prima o poi di naufragare nei vortici del non-senso. Si tratta invece di offrirle spazi di “manutenzione”, in cui i partner siano artefici della ricerca dei significati della loro vita di coppia, di cosa hanno bisogno e di cosa permette a loro come singoli e alla coppia di stare bene. Si tratta quindi di dare la parola a coloro che costruiscono la coppia, a coloro che vivono l’esperienza e i problemi, senza pretendere di avere per loro la soluzione, ma accompagnandoli lungo la loro strada, senza scorciatoie e soprattutto senza cadere nella tentazione di sostituirli nella difficile ma affascinante ricerca del proprio senso. Per la coppia si tratta di diventare consapevoli che uscire dal guscio, accettare che la relazione a due non possa auto-alimentarsi in eterno, nonostante le comprensibili titubanze e fatiche che questo comporta, è un passo indispensabile non solo per la sua crescita, ma per la sua sopravvivenza. Troppo spesso però si confonde il bisogno di nutrimento che la coppia ha, con il bisogno di trovare conferme, e così molte coppia si spingono fuori dalle mura domestiche unicamente alla ricerca di rapporti facili, rassicuranti, magari molto rilassanti, ma che spesso sono solo valvole di sfogo, di divertimento, momenti di autocompiacimento certamente utili, ma quanto mai insufficienti a mettere in movimento il motore della riflessione, della critica e dell’apprendimento. Occorre indirizzare la propria coppia a sperimentarsi non solo verso ciò che è appagante e rassicurante, ma anche verso esperienze che ne promuovano la crescita, scegliendo i contesti che ne stimolino l’espressione e l’arricchimento. La coppia chiusa può anche vivere in un castello dorato, ma prima o poi comincerà a scivolare lentamente verso la noia e l’apatia, se non verso la conflittualità esasperata e il dramma. A volte, oltre ad occuparsi delle proprie aiuole è bene mettere il naso fuori dal cancello: si possono scoprire nuovi metodi di giardinaggio. Oggi è particolarmente difficile coltivare altri spazi a causa del problema tempo, non c’è spazio infatti senza tempo e la giovane coppia oggi non ha mai tempo, schiacciata da ritmi inumani, sembra a volte rintanarsi in un ritornello persistente e a tratti inquietante: “Io e mio marito facciamo appena in tempo a mangiare la sera e poi schiattiamo addormentati sul divano, non riusciamo neanche a guardarci negli occhi, di uscire proprio non se ne parla”, “Il weekend c’è la casa da tenere in ordine e la visita ai genitori, sono mesi che non vediamo amici, sarebbe bello ma non c’è tempo”.

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IL TEMPO CON I FIGLI

IL TEMPO CON I FIGLI
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Il tempo da trascorrere con i figli non è infinito. Tornare a casa la sera tardi, dopo il lavoro, e trovare vostro figlio che già dorme. Guardarlo. E pensare che se si svegliasse anche solo per un istante il vostro enorme senso di colpa scemerebbe un po’, perché lui vedendovi saprebbe DAVVERO che vi è mancato e che vi spiace. Cinque secondi di beatitudine. E subito essere sopraffatti da un nuovo senso di colpa, per aver pensato egoisticamente di svegliarlo. Mamme e padri contemporanei sono dilaniati da un unico grande problema: il tempo. Per tutti o quasi è estenuante la sensazione di non averne mai abbastanza. E in tutti esiste il timore di svegliarsi un giorno e accorgersi che i figli sono cresciuti e stanno per andare via. Provate a elencare le cose che fate per loro adesso, e chiedetevi: sarò un genitore senza rimpianti?. Se sommate tutto il tempo che i vostri figli trascorrono all’asilo nido, a scuola, dormendo, a casa dei nonni, con la baby sitter, in campeggio o altro, ci sono solo 940 sabati dalla nascita di un bambino alla maggiore età. Anche se potrebbero sembrare molti, quanti ne avete già consumati? Se vostro figlio ha 5 anni, avete bruciato già 260 sabati. Sono scomparsi, e come li avete trascorsi?. Obiettivo è rendere il tempo che si trascorre con loro “indimenticabile”.

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L’ATTESA NEL BAMBINO

L’ATTESA NEL BAMBINO
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I bambini piccoli vivono intensamente nel qui e ora. Hanno un senso del tempo molto soggettivo e slegato dalla realtà. Aspettare costa loro fatica e ne sono pressoché incapaci; vogliono gratificazioni istantanee che in parte sono di natura fisica. Un bambino affamato diventa capriccioso, noioso e fastidioso. La trasformazione che avviene dopo il pasto ha qualcosa di miracoloso: il bambino diventa allegro e simpatico. Anche un bambino che cova una malattia può avere all’inizio un comportamento irritabile. Solo quando la malattia si manifesta sappiamo a cosa era dovuto il malumore. (Dopo ripetute esperienze, ho deciso che un comportamento irritabile è un ottimo strumento per diagnosticare una malattia!).

Quando un bambino non ottiene quello che vuole ha la sensazione che l’attesa gli faccia male. È in parte una sensazione realistica, basata sulla sua esperienza che verte su di un totale egocentrismo, ma deve anche imparare che ogni tanto aspettare non guasta, che sopravviverà alla prova e ai sentimenti negativi suscitati in lui dall’attesa. A volte la reazione del bambino è tale che la madre, temendo che non possa tollerare l’attesa o non riuscendo lei stessa a tollerare l’impazienza del figlio, interrompe qualunque cosa stia facendo per precipitarsi da lui. Se l’esperienza dell’attesa si ripete più volte e ha una durata tollerabile, il bambino si abitua e acquisisce fiducia nella propria capacità di cavarsela da solo. È sempre importante che l’adulto dia un nome alla fatica e alle emozioni del bambino (“Accidenti è proprio una faticaccia dover aspettare, ti fa molto arrabbiare che non vengo subito eh?”), così che egli impari a riconoscere tali vissuti e a gestirli.

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