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USCIRE DALL’ANORESSIA

USCIRE DALL’ANORESSIA
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La questione di cosa sia implicito nella guarigione dell’anoressia mentale – da quali segni si possono valutare il progresso e fino a che punto la condizione anoressica sia accessibile al trattamento – è una questione complessa. La ripresa di peso e del ciclo mestruale sono necessari per la guarigione, ma se non vengono chiariti i fattori psicologici sottostanti, il miglioramento fisico ha di solito vita breve. Parte essenziale della guarigione è il cambiamento dell’orientamento psicologico interiore, con un migliore esame di realtà, più fiducia nella capacità di autodirigersi, e l’abilità di prendere parte alla vita con una concezione unificata e positiva di sé e del proprio corpo.

La guarigione non è un evento isolato che fa la sua comparsa; piuttosto è un processo che si esprime attraverso un’ampia gamma di sottili cambiamenti che avvengono durante il trattamento. Tali cambiamenti si riflettono ovviamente nell’aumento ponderale e nelle modificazioni del comportamento manifesto, ma segni del cambiamento degli atteggiamenti possono verificarsi anche fin dall’inizio del trattamento. Il compito del terapeuta è di focalizzarsi sui problemi sottostanti che invariabilmente rivelano l’esistenza di una grave interferenza nello sviluppo di un positivo concetto di sé e di aiutare a convincersi di non essere così cattivo, vuoto e privo di qualunque attributo positivo, come di solito l’anoressica presenta se stessa. La paziente inizia col difendere la sua soluzione, cioè la magrezza scheletrica e l’inedia continuata, mentre esprime contemporaneamente senso di colpa e autoaccusa per aver causato così tanta infelicità e caos. Compito del terapeuta è mettere questi atteggiamenti negativi in relazione ad avvenimenti concreti che si verificano nella vita della paziente e di metterli a confronto con l’ambiente del suo sviluppo. A meno che non si verifichi un cambiamento nelle assunzioni di base dell’anoressica circa i suoi doveri smisurati nei confronti della vita, la compulsione a essere perfetta continua a interferire con la possibilità di sperimentare soddisfazione. Tuttavia, se la paziente fa questi cambiamenti e i dubbi su di sé gradualmente diminuiscono, può permettersi di aumentare di peso. L’anoressia si presenta come un tentativo, una pseudosoluzione, da parte della paziente di compensare l’inadeguatezza di se stessa.

Ogni sintomo comunica qualcosa. Cosa vuole comunicare il sintomo alimentare? Se potesse parlare cosa direbbe? “Io sono magra/grassa → non sto bene → ho bisogno di qualcuno che mi stia vicino. Aiutatemi.” Come aiutarti? A far cosa? La malattia comunica qualcosa: cosa richiede? Cosa vuole dire? Se la persona malata ha gente vicina ma ha il sintomo, è perché la gente non ce l’ha come vuole lei. Una persona comunica il disagio attraverso il sintomo perché non sa chiedere di cosa ha bisogno veramente. Come l’altro può aiutarla affinché essa si esprima? Come fare perché si voglia bene? Come fare per prendersi cura di lei? Spesso vi è la pretesa che l’altro capisca di cosa si ha bisogno senza manifestarlo (ipotesi della sfera di cristallo). Se sopprimessimo il sintomo e l’anoressica parlasse, cosa le impedisce di chiedere quello che richiede attraverso il sintomo? Visto che non esiste la sfera di cristallo, come l’altro può agire? Perché lei non chiede? Se ha bisogno e non chiede, sviluppa tensione che va a finire nel sintomo.