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COPPIA…CHE SCOPPIA!

COPPIA…CHE SCOPPIA!
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In questi tempi mi capita sempre più spesso di vedere coppie in crisi ormai da molto tempo, con situazioni irreversibili alle spalle, che decidono di farsi aiutare quando ormai è troppo tardi. Perché una coppia decide di chiedere aiuto e di provare a fare qualcosa per la propria vita di coppia quando le cose non funzionano da lungo tempo? Mi è successo di vedere coppie che non si parlano da anni, che non fanno sesso da secoli, che litigano da decenni, che capiscono che la loro coppia non funziona fin da quando si è formata: eppure hanno continuato ad andare avanti così, come struzzi che infilano la testa sotto la sabbia, condividendo una casa, vivendo sotto lo stesso tetto e persino dormendo nello stesso letto…Come accade che ad un certo punto si rendono conto che così non può più funzionare, che stanno male, sono in seria crisi e devono fare qualcosa per salvarsi?

A volte i motivi che tengono unita una coppia sono i figli: si percepisce che le cose non vanno, che come partner si è lontani, non c’è dialogo, affetto, amore, ma il fatto di condividere la funzione genitoriale basta per tenere unite due persone, la responsabilità di avere una creatura insieme, che porta metà patrimonio genetico dell’uno e dell’altro, è sufficiente per far tollerare una vita di coppia infelice, come se il fatto di separarsi potrebbe portare così tanta sofferenza al figlio da far dimenticare le attuali mancanze della vita di coppia. Anzi, spesso di queste mancanze non ci si rende proprio conto, la coppia è talmente centrata sul figlio e concentrata sulla sua educazione e sui suoi bisogni da dimenticare che si sta male come coppia, che si è in crisi, che l’altra persona con cui ho fatto questo figlio mi è quasi estranea, lontana, se non addirittura non la sopporto più! Allora accade che quando i figli crescono o avviene qualche cambiamento del ciclo di vita, si aprano gli occhi e ci si accorga che la coppia in cui si sta fa star male, che non si prova più niente verso l’altra persona, che non si trova più nessun motivo che fa stare insieme nella coppia. A questo punto si cerca un aiuto, un’estrema ancora di salvezza per la coppia in crisi che talvolta serve solo per una buona separazione, non essendo possibile recuperare una vita di coppia positiva.

Oppure un altro motivo che tiene unita una coppia è l’attaccamento ad un ideale: come se in realtà una persona non avesse sposato quel concreto partner, ma solo l’immagine che di lui si era costruita, un ideale romantico a cui si è attaccata con tutto il cuore e soprattutto con tutta la mente, un quadretto tanto bello che rende ciechi a qualsiasi problema emerga all’interno della coppia, miopi a qualsiasi crisi, perché il quadretto è così bello che non deve essere messo in discussione. E allora soltanto dopo anni ed anni di malessere, incomprensioni e disagio si ha il coraggio di guardare in faccia alla realtà e vedere che la propria immagine costruita della vita di coppia non può reggere, che non rende felici e che bisogna far qualcosa per star meglio: ma il più delle volte è oramai troppo tardi. Si è accumulata troppa rabbia, troppa delusione, troppo dolore che non si è voluto sentire, che rendono il processo di salvataggio della coppia un’impresa impossibile. Allora meglio distruggere la propria idea, il proprio ideale e cercare modi più sani di essere felici.

Se come coppia vi accorgete di avere qualche difficoltà, qualche “sassolino nella scarpa” che a volte percepite, qualche angolo da smussare o qualche sottile area di scontro (un grande classico sono le famiglie di origine), è meglio che vi facciate aiutare da subito, prima che sia troppo tardi!

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COPPIA: CRISI O SALVEZZA?

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La coppia è un piccolo mondo a due, fatto da due persone uniche, dove si crea anche un lessico segreto, particolare, un’intesa specifica, c’è un’intimità a due, la condivisione della genitorialità spesso, un legame fatto da una storia che dura a volte molti anni: questo comporta un impegno emozionale altissimo. Però di fatto esiste sempre un terzo all’interno della coppia, per quanto chiusa posa essere: questo terzo è reale o immaginario, possono essere i figli, la famiglia d’origine, il lavoro, la scuola. I sistemi sono in realtà sempre triadici. La coppia infatti è, e nello stesso tempo non è, un sistema a due. La relazione di coppia è sempre tra due costrutti, due storie, due narrative diverse (come ciascuno si racconta), due modalità descrittive, due modi di vedere il mondo. La realtà di ciascuno è una descrizione che non può essere oggettiva, ma si baserà sulla relazione e sulla propria visione della realtà. A volte una coppia va in crisi perché un partner vuole imporre all’altro il proprio punto di vista, il suo personale modo di intendere e sentire, la propria descrizione di sé, dell’altro e della coppia.

Come leggiamo il problema di coppia in un’ottica relazionale? Accade che spesso il partner vada ad occupare la posizione dell’altro significativo che abbiamo dentro (i propri genitori, le passate relazioni significative, una figura inconscia), l’aspettativa è che ora l’altro risolva però i miei punti ciechi, i miei nodi irrisolti. Questa è un’aspettativa irrealistica che può portare problemi all’interno della coppia, mi aspetto che l’altro debba curare una parte di me. L’obiettivo di una terapia di coppia è che il partner sia visto e vissuto come realmente è, cioè pieno di limiti, difetti e fatiche, imperfetto, e non come l’altro che dovrebbe salvarmi, come la relazione che deve darmi tutto ciò che mi è mancato. A volte paradossalmente si cercano proprio dei compagni simili alle proprie figure significative, nella speranza inconscia però che nella relazione con me si rivelino diversi da come sono stati ad esempio i miei genitori. Nella coppia non esiste una normalità (statistica, misurabile), quello che interessa è la qualità della relazione così come ciascuno la vive, e che è strettamente personale. Questo significa anche svincolarsi e separarsi dalla propria storia, che può fungere invece da indice di normalità a cui ciascuno si appella e vorrebbe ricondurre l’altro. Sarebbe utile chiedersi “Qual è la difficoltà, ‘il macigno’, che ciascuno si porta nella coppia derivante dalla propria famiglia d’origine o dalla propria storia?“. Quando una coppia o una persona sta molto male, in realtà è il momento propizio di crisi per introdurre cambiamenti e modifiche nella relazione o nella vita (Fonte: Marco Bianciardi).

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COPPIA E LIBERTA’

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Quando sento le coppie o i partner parlare di “briglie” nella coppia, larghe o strette, mollate o tirate, non posso non riconoscere la fatica sperimentata durante i primi anni di vita di coppia, alla ricerca della giusta distanza da dare alle briglie, nel tentativo di non potersi pensare senza briglie, quasi che l’amore sia tale proprio in virtù dell’esperienza di rinuncia ad esso connessa, delle regole ferree a cui sottopone, delle sicurezza che promette. Non si è ancora sperimentato all’inizio della vita di coppia la serenità, la meraviglia di una relazione che ha imparato a svincolarsi dalle briglie e muove i suoi passi nella libertà e nella responsabilità. Ma la strada dell’equilibrio tra libertà e legame è certamente in salita e difficile da trovare ed essere consapevoli che la meta ambiziosa da ricercare racchiude in sé entrambi i significati, libertà e legame, è la sfida che la coppia propone a ognuno. Una meta intuita, perseguita, cercata verso la quale orientarsi anche attraverso scelte concrete, imparando a lasciare all’altro i suoi spazi e a coltivare i propri.

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