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COPPIA E SEPARAZIONE

COPPIA E SEPARAZIONE
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Oggi si assiste ad un enorme aumento del tasso di separazioni e divorzi, quello che i francesi chiamano demariage, la rottura del matrimonio in un modo o nell’altro. Nel 1945 più o meno finiva con una rottura un matrimonio su dieci. Oggi le persone che si sposano sanno che per un su due, uno si tre il matrimonio finirà. E’ un cambiamento vertiginoso, lo scenario all’interno del quale ci collochiamo oggi è molto diverso da prima. Un altro elemento da considerare è l’età in cui le coppie si separano. Questo avviene a tutte le età, anche dopo 20 o 30 anni di matrimonio, anche a settant’anni, ma un terzo di quelli che si separano lo fanno nel primo anno di matrimonio: si tratta di un dato impressionante, su cui vale la pena fare una riflessione. Come mai c’è questa labilità della dimensione dell’impegno, come mai di fronte alle difficoltà c’è un buon numero di persone che rinunciano subito? Ciò che ci dice l’esperienza americana (anche se non è detto che noi ci muoveremo secondo tale linea) è che non è in crisi la tensione a fare una coppia, nel senso che la maggior parte delle persone che si separano tentano di riformare una nuova coppia e pare che la tenuta del secondo matrimonio sia molto maggiore di quella del primo: quindi non è in crisi l’idea di formare una coppia, è in crisi la capacità di mantenerla. Su questo punto vorrei fare un’altra riflessione che contiene forse un aspetto meno catastrofico. Come mai in passato i tassi di separazione erano così più bassi di quelli attuali? Se confrontiamo la durata media di un matrimonio nella regione parigina all’inizio del ‘900 con quella di oggi, vediamo che il matrimonio oggi dura in media nove anni: ma lo stesso dato si registrava all’inizio del secolo scorso! Le donne morivano di parto e gli uomini si risposavano: quando uno prometteva la fedeltà per tutta la vita, la prometteva per 9 anni, in media. Tutto sommato non è molto difficile mantenere questo impegno per 9 anni: promettersi la stessa cosa per 50 anni di vita in comune è sicuramente più difficile, adesso che l’aspettativa di durata della vita è così cresciuta che anche l’aspettativa di durata della vita in coppia è molto più elevata. Le persone che si separano nel primo anni di matrimonio dicono di non amarsi più, la scintilla si è spenta e non c’è più ragione di stare insieme. Se invece vogliamo investire nella coppia dobbiamo prevedere un modello che comprenda anche la dimensione della responsabilità e dell’impegno e non solo quella dell’amore romantico. Per questo è spesso utile chiedere un aiuto con una terapia di coppia quando si avverte che la coppia sta andando in crisi e che la scintilla si sta spegnendo. (Fonte: Stefano Cirillo, Centro Giovani Coppie San Fedele).

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COPPIA E FEDELTA’

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Alexandre Dumas afferma “le catene del matrimonio sono così pesanti che ci vogliono 2 persone per portarle, qualche volta volte 3”. Già l’oratore greco Demostene diceva, chiarendo l’orientamento sessista della società del suo tempo: “le amanti le teniamo per il piacere, le concubine perché vengano da noi ogni giorno, e le mogli perché ci diano figli legittimi e ci facciano da governanti”. Tutti amano gli innamorati. Eppure spesso non si sente parlare di matrimonio passionale. Un buon legame, felice o confortevole tra due caratteri compatibili sì, ma la passione può scemare. ‘Da allora hanno sempre vissuto felici e contenti?’, certo, ma ‘Hanno sempre vissuto appassionatamente?’….un duro compito! Se non altro, sfinirebbe. Vivere perpetuamente in quello stato di passione che è il delirio amoroso dei primi tempi vorrebbe dire forse trascurare molto del resto della vita e, a onor del vero, ci sono altre cose. L’amore può diventare più profondo e ampio, più intimo e stretto, può fornire nuove aree di collegamento e nuova forza, ma non di regola diventa più appassionato. Anche gli animali più semplici, i protozoi, sono soggetti alla più primitiva forma di apprendimento: l’assuefazione. Introdurre cambiamenti nelle nostre vite amorose per tener viva la passione è una faccenda impegnativa, comporta creatività, desiderio e voglia di farlo.

Quindi la coppia stabile o il matrimonio diventa la tomba dell’amore romantico e passionale? Niente affatto o, almeno, non necessariamente. Bisogna solo trovare lo stimolo giusto e avere motivazione nel tenere accesa la fiamma. Freud ipotizzava che tutti noi facciamo esperienza del conflitto tra il ‘principio di piacere’, che include l’attività sessuale e che cerca costantemente gratificazioni, e il ‘principio di realtà’, espresso dal Super-io o, in parole povere, dalla coscienza. Per gli esseri umani il sesso ha tre grandi funzioni: procreativa, relazionale e ricreativa. La prima è ovvia; la seconda riguarda il profondo legame e la profonda connessione che spesso si sviluppa tra innamorati e che dovrebbe precedere le relazioni sessuali; il terzo aspetto è il più controverso, ma resta il fatto che il sesso è, o può essere, molto divertente! E questo aspetto non va perso nelle relazioni a lungo termine, è bene che il sesso rimanga un potente stimolo di ‘ricreazione’. Altrimenti alcuni, nel tentativo di riaccendere l’amore appassionato, escono dal matrimonio per trovare nuovi stimoli per la passione. Qualunque siano le nostre inclinazioni naturali, non c’è dubbio che gli esseri umani siano biologicamente e psicologicamente in grado di fare sesso con più di una persona. Nel film Bruciacuore l’eroina racconta in lacrime al padre le infedeltà del marito, solo per ricevere questo consiglio: “Vuoi la monogamia? Sposati un cigno!”. Però la monogamia è rinfrancante, perché offre un porto tranquillo e sicuro, libero da competizioni ed esclusivo, in cui mettere tutti se stessi. All’apparenza la monogamia può apparire difficile e innaturale, ma risulta il miglior sistema possibile, quando si prendono in esame le alternative. Forse gli esseri viventi sono destinati a conquistare una perfetta relazione uno a uno, ciascuno cioè ha forse la propria anima gemella che l’attende da qualche parte. L’unico problema è se queste due metà di un intero potenzialmente perfetto riusciranno a ritrovarsi, come nel mito dell’androgino. Immaginiamo che Platone avesse ragione sul fatto che per ognuno di noi esiste il partner perfetto, la controparte ideale, una sorta di gemello siamese che si adatta a noi come il guanto alla mano: il partner di cui saremmo perfettamente innamorati e con cui saremmo eternamente felici. Ci sono sette miliardi di persone sul nostro pianeta; ne incontriamo probabilmente non più di qualche migliaio durante l’intera nostra esistenza. Ne consegue che, per ogni persona che vediamo, ce ne sono circa 999.999 che non incontreremo mai! E solo una modesta porzione degli incontri capita nell’età e nelle circostanze in cui l’amore o il matrimonio – per non dire del sesso – sono possibili. In breve, le possibilità che riusciamo a trovare mai la nostra perfetta metà sono estremamente esigue, ammesso che esista… Ma non disperiamo! Il futuro non è così cupo, né per la felicità personale, né per la monogamia. Anche se può non esserci per ogni persona la sua perfetta ‘metà’ che l’attende come nelle fiabe, nel corso di una relazione i partner hanno entrambi l’occasione di modellare le loro esperienze condivise in modo che l’uno diventi davvero la giusta chiave, adatta solo alla serratura dell’altra. Il perfetto adattamento di una buona coppia si crea, non esiste già in natura, va coltivato e curato. E malgrado la nostra biologia a volte sembra muoversi nella direzione opposta, tale vincolo può davvero stabilirsi. Un miracolo, ma della vita quotidiana! E la più bella avventura che potrete mai vivere…(Fonte: David Barash, Judith Lipton)

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