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DIETRO AL DISTURBO ALIMENTARE

DIETRO AL DISTURBO ALIMENTARE
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Il disturbo alimentare altro non è che il fenomeno periferico di un disturbo della relazione dietro il quale si nasconde un importante problema psicologico. Infatti, nella mente del ragazzo o della ragazza con disturbi alimentari, l’oggetto-cibo ha preso il posto di un Tu di riferimento umano. L’oggetto-cibo è controllabile, non abbandona, non tradisce, non castra, non delude. Per conquistarlo basta infilare la testa prima nel frigorifero e poi nel cesso oppure fare come se il cibo non esistesse e la persona vive un surreale ed intenso momento di onnipotenza. Nell’esistenza di un malato di Dca il cibo occupa una funzione centrale, irreale, magica. Cibo: amato, odiato, onnipresente, centro di vita; di una vita ammalata. Cibo: oggetto di lussuria, specchio di narcisismo, metro di potenza del proprio sé e dell’attenzione che l’individuo riesce a suscitare nel prossimo. Controllo sul cibo equivale, nel bene e nel male, in politica come nelle relazioni umane, a controllo del proprio campo di dominio. Una persona con disturbo alimentare è un “diverso”. A volte è solo lei a sapere della sua “diversità” e ciò da un lato le conferisce un enorme senso di potenza (“…solo con la mia malattia sono importante, sono qualcuno. Senza di essa sarei nessuno, sarei come tutti!”). Ma, prima o poi, la “diversità” diventa palese. In fondo, il fine ultimo dell’essere “diversi”, è proprio quello di farsi riconoscere come tali (sennò, il sintomo che scopo avrebbe?).

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