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DISTURBI ALIMENTARI E FAMILIARI

DISTURBI ALIMENTARI E FAMILIARI
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I familiari sono, in genere, molto provati dai disturbi alimentari e quando entrano in terapia hanno compiuto molti sforzi nel tentativo di liberarsene e sembrano avere esaurito tutte le loro risorse. Oscillano tra il sentirsi in qualche modo responsabili (a volte sono stati biasimati da qualcun altro, professionisti compresi) e l’attribuire l’insorgenza dell’anoressia o bulimia ad eventi esterni, quali una dieta o una delusione amorosa. È importante concentrare l’attenzione e raccogliere informazioni sulla struttura della famiglia, sulla fase del ciclo vitale che sta attraversando, sui rapporti trans-generazionali e sul funzionamento della famiglia e dei suoi membri a diversi livelli (comportamentale, esperienziale e cognitivo), con particolare attenzione alle dinamiche familiari che ruotano intorno ad aree cruciali (conflitti, triangoli, confini, dipendenza-autonomia). Al disturbo alimentare viene frequentemente attribuito, sia dalla paziente che dai sui familiari, il significato di un difetto di volontà, un “vizio”, ascrivibile ad una sorta di debolezza psicologica tutta individuale. Attraverso un lavoro di esplorazione è possibile individuare le connessioni tra i disturbi alimentari, l’emergenza soggettiva e le interazioni familiari allo scopo di costruire una lettura plausibile, che restituisca comprensibilità a ciò che appare incomprensibile o relegato nei confini angusti di una debolezza individuale.

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BAMBINI ED EMOZIONI

BAMBINI ED EMOZIONI
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Qualche sera fa sono andata ad un incontro dal titolo “Emozioni per crescere insieme” tenuto dal famoso dottor Pellai, in cui si parlava del rapporto tra genitori e figli e del mondo emotivo. Mi sono rimaste alcune idee interessanti in testa che vorrei condividere…Prima di tutto, il figlio primogenito è sempre il più sfortunato perché si becca il “genitore peggiore”, una madre e un padre ancora inesperti, in preda a quella rivoluzione esistenziale che è la nascita di un figlio, poco pratici a fare i conti con le proprie emozioni dirompenti a confronto con la nuova creatura e con quelle così sconosciute e a volte incomprensibili del bambino. Invece l’ultimogenito spesso è il più fortunato perché si merita due genitori già collaudati, che dai propri errori col primo figlio hanno imparato qualcosa.

Cosa succede quando i figli attivano emozioni forti in noi e che cosa imparano? L’unico modo per insegnare ai propri figli la regolazione emotiva è fargli vedere che siamo regolati noi, quindi è sempre bene chiedere aiuto quando ci si sente preda di stati emotivi che non si riescono a gestire. Un figlio è quella relazione che fa provare le emozioni al grado più elevato. Crescere i figli è una grandissima fatica, ma gli adulti siamo noi e dobbiamo mettere in gioco tutte le nostre competenze, al di là della fatica, dello stress, della stanchezza. Come genitori, possiamo trasmettere ai figli tre cose: 1. il sapere, le informazioni, i dati, le conoscenze; 2. il saper fare, l’avere tante competenze; 3. il saper essere, cioè riuscire a mettere a disposizione ciò che sappiamo e ciò che sappiamo fare nella relazione con l’altro. 

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ALIMENTAZIONE E BAMBINI

ALIMENTAZIONE E BAMBINI
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Oggi si assiste a un diffondersi di disturbi del comportamento alimentare anche tra i bambini di tenera età. Il disturbo da alimentazione iperselettiva è il più comune disturbo alimentare infantile. Comune ma non per questo poco preoccupante, il più feroce precursore di disturbi maggiori. Abbiamo tutti nell’inconscio la rappresentazione della madre nutrice, il seno, la cura, il nutrimento del cibo che veicola il  nutrimento dell’anima, nessuna mamma sarà esentata dal sentirsi coinvolta in un rifiuto alimentare del proprio bambino, lo vivrà come un rifiuto di sé e della sua funzione materna. Non a caso nei primi mesi di vita di un bambino le prime domande che qualsiasi persona rivolge a una neo-mamma sono “Dorme?” e poi “Mangia?”, come se l’attestato di mamma sufficientemente buona passasse dal saper nutrire. E nel corso dello sviluppo il saper alimentare bene e in modo salutare il proprio bambino diventa sinonimo di buona educazione, molto più che un allenamento alle emozioni, ai sentimenti, se nutri in modo corretto tuo figlio (niente schifezze, cibi sani, bio…) la nostra società fa sentire che lo stai “preservando dal male” e crescendo meglio. Nell’infanzia i disturbi del comportamento alimentare sono diversi in alcune caratteristiche (ideali di peso e forme corporee) a quelli dell’età adolescenziale e adulta, ma uguali nella pervasività del disturbo, nella fatica della famiglia ad organizzarsi attorno ad un disturbo che irrompe nel corpo per mostrarsi, ma che vive nella mente e nelle relazioni e da cui non sa uscire se non con un sintomo corporeo così eclatante. 

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