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ADOLESCENZA E GENITORI

ADOLESCENZA E GENITORI
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Essere genitori non è un’impresa facile e tanto meno lo è quando i figli entrano in adolescenza. Essere buoni genitori di un figlio in adolescenza è un lavoro che si apprende con la pratica, impegnandosi costantemente a trovare una soluzione ai problemi che di volta in volta si presentano e soprattutto imparando dagli errori che, nonostante tutta la buona volontà, a volte si fanno. Con i figli dobbiamo dare il meglio di noi, ma dobbiamo anche imparare ad accettare di avere dei limiti e a comprendere che i passi falsi sono inevitabili e spesso sono inscritti nella nostra storia di vita, perché traggono origine dalla relazione che abbiamo avuto con i nostri genitori quando eravamo bambini.

Ciascuno di noi ha la propria storia di figlio a cui è necessario mettere mano. Si deve inevitabilmente partire da qui per costruire un modo originale e unico di essere madri e padri. Questo processo dura tutta la vita: faremo sempre i conti con i bambini che siamo stati, ogni volta che dovremo decidere che genitori essere. Meglio saperlo da subito, perché non vi illudiate di poter chiudere una volta per sempre la porta della vostra infanzia e adolescenza.

Se abbiamo delle ferite aperte nella relazione con i  nostri genitori, è bene curarle, per dare risposta al bambino interiore che è rimasto dentro di noi e che, se trascurato, troverà il modo per farsi sentire. Non è bene farlo innervosire e zittirlo, perché i bambini interiori arrabbiati sono capaci di giocarci brutti scherzi, di prendere il comando del cervello quando meno ce lo aspettiamo e di farci fare cose su cui non abbiamo il controllo. Chi vi fa recitare, quasi inconsapevolmente, i copioni dai quali avreste voluto prendere le distanze (“Quando sarò grande, non dirò/farò mai una cosa simile”)? Perché vi succede? E soprattutto perché un minuto dopo aver fatto o detto con vostro figlio ciò che non volevate, vi ritrovate soli e delusi di voi stessi, a domandarvi “perché mi comporto così?”. Quasi sempre, in situazioni simili, dentro di voi si innesca un conflitto tra il vostro bambino interiore e l’adulto che siete oggi. Quando seguite copioni che sapete essere disfunzionali e che avreste voluto evitare, è il bambino interiore che ha preso il sopravvento e ha annullato la capacità del sé adulto di agire con consapevolezza.

Riflettere sulla propria storia personale, sulla propria infanzia e adolescenza, non potrà mai evitare la fatica e le ansie connesse al ruolo di padri e madri, ma potrà rendervi più consapevoli, più forti e più pronti ad affrontare le sfide e i bisogni dell’adolescenza, sempre più impegnativi, non tanto sul piano fisico, come succedeva quando i figli erano piccoli, quanto sul piano emotivo.

Le fatiche, le sfide, le ansie della genitorialità sono solo un lato della medaglia; sull’altro lato ci sono divertimento, piacere e orgoglio nel constatare quanto i nostri figli si aprono alla vita e al mondo e quanto, in questa apertura, ci sono sempre tracce di ciò che abbiamo seminato, passo dopo passo, camminando al loro fianco. E’ questo misto di dovere e piacere, di fatica e orgoglio ciò che da significato alla nostra vita (Fonte: Alberto Pellai). E se a volte si vede solo un lato della medaglia e ci si scoraggia, forse è solo il momento di confrontarsi o chiedere aiuto.

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CORPO E ADOLESCENZA

CORPO E ADOLESCENZA
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Il corpo appare come un protagonista indiscusso della nostra epoca, che gli dedica un tempo e un’attenzione del tutto particolari e sembra manifestare per esso un grande amore, dall’infanzia all’adolescenza fino all’età adulta: mai come oggi l’uomo e la donna si sono occupati e preoccupati della fisicità, prendendosi cura della propria salute e della propria bellezza. Eppure, al di là delle apparenze, è impossibile non percepire come tutto questo grande affannarsi intorno al corpo nasconda un inedito disagio, come se in realtà il mondo di oggi provasse per il corpo reale un senso di fastidio e di estraneità del tutto nuovi nella storia umana. Il corpo amato, curato, vezzeggiato, desiderato è infatti in realtà un corpo idealizzato, meramente virtuale e ben diverso dal corpo reale con cui ciascuno di noi deve fare i conti: corpo con i cuoi difetti, le sue imperfezioni, la sua estrema vulnerabilità che così apertamente ci ricorda il passare del tempo. Il corpo che desideriamo dovrebbe essere inodore, incolore, insapore, il corpo vero risulta imbarazzante. Lo si indossa come un vestito, da cambiare a piacimento, invece che abitarlo e viverlo. Nessuno sembra più capace di amare il corpo che ha, il corpo che è, prendendosene cura in modo buono.

Che cosa accade con l’adolescenza? Il corpo perfetto e carino del bambino si trasforma nel corpo sempre imperfetto dell’adolescenza, passando attraverso una modificazione che sfugge al controllo e sgomenta: la precedente armonia lascia il posto a disarmonie, la pelle può ricoprirsi di acne, il seno, i fianchi, i muscoli prendono uno sviluppo imprevedibile e non sempre auspicato. Oggi la novità preoccupante sta nel fatto che gli adulti non sono più in grado di curare in modo rassicurante questo passaggio della crescita, testimoniando ai ragazzi in adolescenza la bellezza della normalità del corpo nella infinita varietà delle sue forme. Mancano adulti capaci di dire con il loro atteggiamento: la tua bellezza non si pesa o non si misura, perché nasce da ciò che sei, da ciò che hai dentro quando pensi, quando vivi, quando hai delle passioni, quando credi in qualcosa. Gli adulti di oggi, invece, combattono e si affaticano per ottenere o mantenere corpi perfetti, secondo canoni rigidi e perfetti. L’adolescenza trova davanti a sé una generazione di adulti che si sfinisce in palestra, combatte con la bilancia, si affama con le diete, trasforma artificialmente il corpo con interventi chirurgici. Ecco allora che anche in situazioni in cui il corpo del bambino è stato amato, si assiste al proliferare di disturbi che si riferiscono all’identità corporea: primo tra tutti il disturbo alimentare nelle sue diverse forme, che colpisce oggi maschi e femmine di ogni età. Ecco anche il moltiplicarsi delle tante forme di intervento sul corpo (piercing, tatuaggi), che appaiono come tentativi di controllo là dove, a causa della crescita, il controllo sembra sfuggire di mano. Questa difficoltà ad accettare il proprio corpo può portare a volte a seri problemi personali, dove il corpo diviene un oggetto da manipolare, da usare, da personalizzare e di cui servirsi per ottenerne dei vantaggi, problemi che causano sofferenza e disagio e necessitano di un percorso terapeutico adeguato (Fonte: M. Ceriotti Migliarese).

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DISTURBI ALIMENTARI E FAMILIARI

DISTURBI ALIMENTARI E FAMILIARI
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I familiari sono, in genere, molto provati dai disturbi alimentari e quando entrano in terapia hanno compiuto molti sforzi nel tentativo di liberarsene e sembrano avere esaurito tutte le loro risorse. Oscillano tra il sentirsi in qualche modo responsabili (a volte sono stati biasimati da qualcun altro, professionisti compresi) e l’attribuire l’insorgenza dell’anoressia o bulimia ad eventi esterni, quali una dieta o una delusione amorosa. È importante concentrare l’attenzione e raccogliere informazioni sulla struttura della famiglia, sulla fase del ciclo vitale che sta attraversando, sui rapporti trans-generazionali e sul funzionamento della famiglia e dei suoi membri a diversi livelli (comportamentale, esperienziale e cognitivo), con particolare attenzione alle dinamiche familiari che ruotano intorno ad aree cruciali (conflitti, triangoli, confini, dipendenza-autonomia). Al disturbo alimentare viene frequentemente attribuito, sia dalla paziente che dai sui familiari, il significato di un difetto di volontà, un “vizio”, ascrivibile ad una sorta di debolezza psicologica tutta individuale. Attraverso un lavoro di esplorazione è possibile individuare le connessioni tra i disturbi alimentari, l’emergenza soggettiva e le interazioni familiari allo scopo di costruire una lettura plausibile, che restituisca comprensibilità a ciò che appare incomprensibile o relegato nei confini angusti di una debolezza individuale.

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