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COPPIA E DIFFERENZE

COPPIA E DIFFERENZE
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Spesso si desidera far piacere al partner, offrirgli qualcosa di unico e di speciale. Ci si dimostra solidale con lui, si approvano le sue iniziative. Usiamo espressioni come “la mia metà”, parliamo di essere “un corpo e un’anima sola”, ammiriamo e invidiamo quelli che non si separano mai. Questa immagine della coppia ideale, però, sottovaluta l’importanza del “no”, della differenza. Nella coppia, come con i figli che crescono, un accordo profondo, un’intima unione danno piacere e promuovono la crescita, perché rappresentano una base sicura. Tuttavia, anche qui c’è bisogno di uno spazio, di una distanza tra i due individui perché possano svilupparsi e crescere davvero. Dicendo sempre sì al compagno o alla compagna, anche se l’accordo vi sembra reale, finirete per avere entrambi la sensazione che fra voi non ci sia differenza. Può sembrare un’idea confortante ma genera staticità; se in uno dei due avviene un cambiamento può essere vissuto come un terribile tradimento, come la rottura di un tacito patto. Un altro errore in cui si incorre facilmente è quello di dire sì per compiacere l’altro, anche se non si è del tutto d’accordo. Se dire sì diventa un’abitudine, può sembrare che venga dato per scontato, con l’inevitabile strascico di malumore e di accuse: “Faccio tanto per lui/lei e non mi dimostra mai un po’ di riconoscenza!”. In realtà siete stati voi a scegliere questa strada, siete responsabili delle vostre azioni. Oppure vi preoccupa l’idea di poter causare un dispiacere, non volete vedere la persona che amate delusa o arrabbiata. Invece dire no può essere estremamente liberatorio per entrambi i partner, perché incoraggia le differenze di idee e offre un’occasione di cambiamento. Se ciascuno sostiene il proprio punto di vista, si può trovare un accordo che sostenga l’individualità di entrambi.

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ADOLESCENTI IN CRISI

ADOLESCENTI IN CRISI
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L’entità della sofferenza negli adolescenti spesso è profonda e straziante. Non si perdono solo le illusioni e l’onnipotenza del bambino, ma anche la fiducia magica che il padre e la madre sappiano risolvere qualsiasi problema della vita, ci si sente soli ad affrontare i problemi della crescita senza più la tutela dei genitori magici dell’infanzia. Gli adolescenti però non sono capaci di parlare apertamente della loro disperazione; né sono abili a trasformarla in sintomi psichici, come gli adulti, che se sono depressi, lo sanno e lo dicono o con le parole o con sintomi psichici della serie depressiva. Invece gli adolescenti hanno una strana specialità; trasformano la loro tristezza, a volte lancinante, in azioni, comportamenti spesso violenti, quasi sempre rischiosi, rumorosi, effettuati in gruppo, nel rombo di musiche suonate a volume insopportabile; oppure gettano la loro malinconia al vento e alla velocità del motorino, o ancora la riversano sul cibo evitato o vomitato. Il loro modo enigmatico di essere depressi e sofferenti confonde gli adulti ed impedisce di comprendere fino in fondo l’entità del disastro depressivo che allaga la loro mente. La mente dell’adolescente non riesce a tollerare la depressione; bisogna diventare adulti per sostenere il peso insopportabile di sentimenti depressivi; l’adolescente appena viene in contatto con sentimenti di colpa, di scacco, di fallimento, di delusione è costretto a cercare una soluzione che li scacci dalla mente; ciò impedisce la trasformazione di emozioni confuse e dolorose in pensieri ed idee consapevoli e facilita la produzione di comportamenti che hanno la funzione di liberare la mente dai sentimenti depressivi, facendoli ricomparire sotto le mentite spoglie di anomalie del comportamento. Perciò i genitori non vedono la depressione, ma l’insuccesso scolastico, o la tendenza ad accostarsi a sostanze stupefacenti, o un preoccupante dimagrimento, o la comparsa di comportamenti molto rischiosi per l’incolumità fisica, psichica e sociale.

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LA VOCE DELL’ANORESSIA

LA VOCE DELL’ANORESSIA
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La voce dell’anoressia è un po’ come la voce del critico interiore che ogni qualsiasi persona possiede – quella vocina che ci rimprovera ogni volta che facciamo qualcosa di sbagliato. La differenza è che la voce dell’anoressia non si limita soltanto a criticare, ma prova ad offrire una soluzione. L’anoressia offre infatti la possibilità di espletare una trasformazione. Ben presto la voce dell’anoressia diventa, allo stesso tempo, la “brava ragazza” e la “cattiva ragazza”. Entrambe le tattiche sono ben note a chiunque abbia intenzione di mandare in pezzi volontà e corpo.
La “brava ragazza” offre potere, forza, controllo, superiorità, e soddisfazione. Queste sono le promesse che l’anoressia fa, anche se alla fine tutto quello che porterà sarà la sconfitta su tutti i fronti. La “cattiva ragazza” non punisce, ma fa in modo che sia tu ad infliggere le tue stesse punizioni su te stessa. Tutto questo per raggiungere i propri obiettivi. La realtà però è che la trasformazione in una più bella, superiore, e migliore versione di sé stesse non avverrà mai. E si finisce per rimanere intrappolate nell’anoressia. Perché dopo tanti anni passati in balia di un disturbo alimentare, sembra che questo faccia semplicemente parte di sé da sempre. La voce dell’anoressia a poco a poco convince che l’anoressia è tutto quello che si è, tutto quello in cui si possa identificarsi, tutto quello che ti definisce, tutto quello di cui vantarti e andare fiera, tutto quello che fa stare meglio. Tutta la propria vita. E che al di fuori c’è solo solitudine e sofferenza.

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