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L’ATTESA NEL BAMBINO

L’ATTESA NEL BAMBINO
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I bambini piccoli vivono intensamente nel qui e ora. Hanno un senso del tempo molto soggettivo e slegato dalla realtà. Aspettare costa loro fatica e ne sono pressoché incapaci; vogliono gratificazioni istantanee che in parte sono di natura fisica. Un bambino affamato diventa capriccioso, noioso e fastidioso. La trasformazione che avviene dopo il pasto ha qualcosa di miracoloso: il bambino diventa allegro e simpatico. Anche un bambino che cova una malattia può avere all’inizio un comportamento irritabile. Solo quando la malattia si manifesta sappiamo a cosa era dovuto il malumore. (Dopo ripetute esperienze, ho deciso che un comportamento irritabile è un ottimo strumento per diagnosticare una malattia!).

Quando un bambino non ottiene quello che vuole ha la sensazione che l’attesa gli faccia male. È in parte una sensazione realistica, basata sulla sua esperienza che verte su di un totale egocentrismo, ma deve anche imparare che ogni tanto aspettare non guasta, che sopravviverà alla prova e ai sentimenti negativi suscitati in lui dall’attesa. A volte la reazione del bambino è tale che la madre, temendo che non possa tollerare l’attesa o non riuscendo lei stessa a tollerare l’impazienza del figlio, interrompe qualunque cosa stia facendo per precipitarsi da lui. Se l’esperienza dell’attesa si ripete più volte e ha una durata tollerabile, il bambino si abitua e acquisisce fiducia nella propria capacità di cavarsela da solo. È sempre importante che l’adulto dia un nome alla fatica e alle emozioni del bambino (“Accidenti è proprio una faticaccia dover aspettare, ti fa molto arrabbiare che non vengo subito eh?”), così che egli impari a riconoscere tali vissuti e a gestirli.

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L’ATTEGGIAMENTO ANORESSICO

L’ATTEGGIAMENTO ANORESSICO
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Le anoressiche insistono nel dirsi incapaci di “vedere” la loro magrezza; tutte le preoccupazioni degli altri sono prive di fondamento, perché loro stanno benissimo, sono giuste così e il loro aspetto è quello che vogliono avere; anzi, dicono di essere ancora “troppo grasse”. A questo sintomo tipico, l‘immagine corporea distorta, contribuisce anche un allenamento a ingannarsi da sé. Le pazienti si esercitano nel guardarsi allo specchio, da tutti gli angoli, fiere di ogni etto che perdono e di ogni osso che sporge. E quanto maggiore è l’orgoglio di questo aspetto, tanto più insistono nel dire che è perfetto. Questa assillante preoccupazione circa il proprio peso sembra parte del desiderio anoressico di far l’impossibile, dell’orgoglio di essere ultra-speciali perché ultra-magri. Una persona che si odia per essere aumentata di qualche chilogrammo deve essere molto insicura e avere una scarsissima opinione si sé.
“Quando si è tanto infelici e non si sa come venire a capo di nulla, avere il dominio sul proprio corpo diventa un successo sfolgorante. Si trasforma il corpo nel proprio regno, dove si fa la parte del tiranno, del dittatore assoluto”. Con questo atteggiamento, il non cedere a qualsiasi esigenza del corpo diventa la massima virtù. Ciò che viene negato con maggiore forza è il bisogno di cibo. Per penosa che sia la fame, sopportarla un’ora di più, rinviare anche l’ingestione di una quantità infinitesima di cibo fino al punto della fame estrema e al giramento di testa, diventa segno di vittoria e questo, a sua volta, genera quel segreto orgoglio, quel senso di superiorità sul quale le anoressiche impostano i loro rapporti col mondo circostante.

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COPPIA E DISAGIO

COPPIA E DISAGIO
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Cosa fare di fronte a un disagio nella coppia? Perché alcune coppie escono rinforzate dalle difficoltà e altre traballano e si schiantano? Partiamo dal presupposto che non esiste vita senza difficoltà. Detto questo, lo stesso problema è visto in modo molto differenziato dai due della coppia; il punto di vista diverso determina un modo di sentire, capire e vivere le cose molto diverso. Una difficoltà può essere banale per uno e insormontabile per l’altro.

Le difficoltà che si possono incontrare in una coppia sono di vari gradi: dallo stress (lavoro, figli, mancanza di tempo) al disagio vero e proprio (non intendersi su aspetti importanti della vita come l’educazione dei figli, l’uso del tempo, ecc. e l’essere delusi) fino al trauma. Il trauma è un evento psichicamente insopportabile (una grave malattia, una morte…), un qualcosa per cui non siamo fatti e questo può certamente minare la coppia. Ci sono difficoltà così grosse da non essere state preventivate quando la coppia si è formata e per questo provocano inevitabilmente dei problemi, che spesso necessitano di un aiuto esterno per essere superati.

Cosa fare invece di fronte ad un disagio? La prima posizione è l’ascolto: solo attraverso l’ascolto è possibile che i due partners si incontrino, è importante recepire i segnali oltre ad ascoltare quello che l’altro dice, inutile invece rimuginare e parlare in modo ripetitivo di cosa non va. Secondo, non lasciare ingrandire un certo problema e non accumulare i problemi. Ciò che non viene esaminato diventa a volte un inciampo molto grosso. Non conviene mai accumulare infelicità, ma leggere i primi segnali di disagio, altrimenti alla fine esso esploderà in modo dirompente e più difficilmente rimediabile. Infine, una condizione perché le difficoltà non travolgano è la disillusione.

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