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ASPETTO E IDENTITA’

ASPETTO E IDENTITA’
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Le persone tendono a far dipendere la stima di sé dal corpo e dall’insoddisfazione per il peso o per le sue forme. In realtà il senso di inadeguatezza promana dal corpo (inteso in senso fisico) ma spesso non lo riguarda: il problema non sta “nel” corpo, quanto nella sua controparte psicologica, le rappresentazioni o immagini attraverso le quali la persona valuta se stessa e attribuisce un significato (negativo) alla propria apparenza fisica, di qui l’incertezza per il proprio senso dell’identità e valore.

 

Pur così diverse tra loro, la condizione anoressica e bulimica condividono la stessa posta in gioco: la bilancia come prova del valore di sé. Immagine da contemplare o più spesso da temere, l’aspetto rappresenta in questi casi (e non solo in questi) la carta di credito con cui ci si propone al giudizio dell’altro, il più severo dei quali è quell’altro se stesso che con voce critica e disapprovante sabota ogni tentativo di serena accettazione di sé. Ma come può nascere in certe persone l’idea angosciosa che il proprio corpo sia “sbagliato”?E come è possibile continuare a crederlo anche se, a detta di altri, è perfetto? Aspetto e immagine di sé in molti casi divaricano drammaticamente, e la percezione soggettiva prevale e cancella ogni evidenza contraria. Il problema non sta nel corpo, quanto piuttosto nella conflittualità che la persona intrattiene con le varie rappresentazioni e vissuti del proprio sé fisico. Non conosciamo il corpo solo per via dei sensi, ma per mezzo della facoltà d’intendere che è in noi, non per il fatto che lo vediamo e lo tocchiamo, ma per la costruzione complessa che ne fa la mente. Concorrono a dar forma al sentimento per il corpo (visto che di sentimento si tratta più che di un’idea, proprio o improprio che sia) importanti processi di mediazione emotiva, cognitiva, simbolico-culturale.

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TEST SULLA PATOLOGIA ALIMENTARE

TEST SULLA PATOLOGIA ALIMENTARE
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Secondo il seguente test ideato da Steve Bratman, una risposta affermativa a più di quattro domande classifica il soggetto all’inizio della patologia alimentare, sino a un livello maniacale nel caso di tutte le risposte positive:

  1. Spendi più di 3 ore al giorno riflettendo sulla tua alimentazione?

  2. Pianifichi i tuoi pasti diversi giorni prima?

  3. La possibilità che i cibi che assumi ti facciano ingrassare è sempre più importante del piacere di mangiarli?

  4. Lo stato di ansia nella tua vita è aumentata da quando hai riflettuto sulla tua alimentazione?

  5. Sei diventato più severo con te stesso nei confronti del tuo comportamento quotidiano e alimentare?

  6. La tua autostima aumenta quando ti alimenti in modo corretto?

  7. Hai eliminato radicalmente diversi cibi che ti piacevano in favore di cibi più salutari e meno ingrassanti?

  8. Ti riesce più difficile mangiare fuori casa, in ristoranti diversi?

  9. Ti senti in colpa quando non mangi in modo corretto?

  10. Ti senti in pace con te stesso e in pieno controllo quando mangi in modo corretto e secondo i tuoi piani?

Anche una risposta affermativa a solo una o due domande può essere però il campanello d’allarme di un problema che sta per nascere e che potrebbe diventare più grave, suggerendo quindi un intervento per bloccarlo sul nascere!

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GENETICA E MAGREZZA

GENETICA E MAGREZZA
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INFLUENZA GENETICA E AMBIENTALE SULL’IDEALE DELLA MAGREZZA

Studio pubblicato su ‘International Journal of Eating Disorder’ (Dicembre 2012)

Uno studio sui gemelli rivela come i fattori genetici rendono alcune ragazze più inclini ad acquistare fascino nella società con la magrezza – e quindi più a rischio di sviluppare disturbi alimentari.

PROBLEMA: Spesso (giustamente) incolpiamo i media e i comportamenti sociali generali per la prevalenza dei disturbi alimentari nella cultura occidentale. Ma perché alcune donne sottoscrivono fortemente l’ideale di magrezza approvato da fotografi e celebrità sottili come bastoni – il primo passo lungo il sentiero di insoddisfazione del corpo e la possibilità finale di sviluppare l’anoressia, la bulimia, o solo una preoccupazione morbosa verso il peso – mentre altre sembrano immuni?

METODOLOGIA: Al fine di analizzare i ruoli di fattori genetici e ambientali nella interiorizzazione di questi atteggiamenti, i ricercatori hanno intervistato più di 300 gemelli di sesso femminile, di età compresa da 12 a 22 anni, e utilizzato una scala standardizzata per determinare il grado in cui ogni ragazza desiderava assomigliare a persone provenienti da riviste, film e televisione. Poi, con il controllo per età e indice di massa corporea, hanno confrontato i geneticamente identici, i gemelli monozigoti, ai gemelli dizigoti, che condividono solo la metà dei loro geni.

RISULTATI: I gemelli identici erano più simili l’uno all’altro nella loro interiorizzazione dell’ideale di magrezza di quanto lo fossero i gemelli fraterni, ma tutte le coppie di fratelli, pur crescendo in ambienti simili, differivano tra loro per la misura in cui essi desideravano la magrezza.

CONCLUSIONE: Oltre il 40 per cento del desiderio di essere magro può essere attribuito alla genetica. Fattori ambientali generali non hanno alcun effetto misurabile sulla interiorizzazione dell’ideale della magrezza, ma i fattori ambientali non condivisi – quelli che ogni fratello vive individualmente – lo influenzano in maniera significativa.

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