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FAME NERVOSA

FAME NERVOSA
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Spesso il cibo, in quella che viene comunemente chiamata fame nervosa, viene usato per elaborare i propri sentimenti. Si può usare il cibo per alleviare lo stress, mangiare per fame nervosa fa cadere in una specie di trance o fa smettere di provare sentimenti. Mangiare e sgranocchiare qualcosa è piacevole, non si può negare, e mangiare per fame nervosa (a volte senza riuscire a smettere) fa smettere di provare sentimenti. La voglia smodata di cibo che nasce con la fame nervosa inizia da un’emozione, che sia positiva o negativa, e a volte è difficile identificarla da soli, ma serve un aiuto per capire perché si cerca qualcosa da mangiare anche se non si ha fame e perché si continua a mangiare, quando sembra che non sarà mai abbastanza. Nella fame nervosa si prova un grande senso di sollievo mentre si mangia, si mangia per rilassarsi o per non annoiarsi, ci si sente quasi sempre emotivamente vuoti pur essendo fisicamente ben nutriti. Tuttavia mangiare per fame nervosa fa venire forti sensi di colpa, in quanto lo si fa per cercare sollievo, non per saziare la fame fisica. Tutti, in un determinato momento, abbiamo provato la fame nervosa: uomini, donne, adolescenti, bambini, praticamente chiunque, in proporzioni diverse, può usare il cibo per regolare le proprie emozioni. Per alcuni la fame nervosa è un problema raro e di scarsa entità, che si verifica in occasioni limitate, mentre per altre persone la fame nervosa è una battaglia cronica quotidiana, mangiano per trovare conforto così spesso da rimanere intrappolati in un circuito vizioso da cui non riescono a uscire da soli, ma solo con un aiuto adeguato. Soprattutto vivono sommersi nei propri sensi di colpa per aver mangiato per fame nervosa, che a volte causa anche un aumento di peso. Mangiare è piacevole solo fino ad un certo punto, quando si continua a sgranocchiare pur sentendosi sazi, il benessere si trasforma rapidamente in disagio. A volte intercorre un lasso di tempo tra il piacere che si prova mangiando e le reazioni fisiologiche del corpo dopo aver assunto e digerito il cibo, per non parlare del fatto che il valore di conforto e di piacere dato dal mangiare svanisce in fretta, mentre rimangono i sensi di colpa e i vissuti di inadeguatezza per la propria forma fisica e per i propri comportamenti. Sgranocchiare qualcosa può distrarre temporaneamente dalle preoccupazioni, ma i sentimenti sottostanti tornano subito dopo. Provate a cercare un aiuto esperto se la fame nervosa sta diventando un problema frequente e fastidioso…

Per domande o commenti, scrivi a info@spazioaiuto.it

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CIBO E FAME

CIBO E FAME
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Quando abbiamo cibo e bevande in abbondanza, come nel nostro contesto attuale di vita, dove ci sono supermercati aperti h 24 e con il delivery ricevi a casa in poco tempo tutto il cibo che vuoi, è facile darli per scontati. Quando li diamo per scontati, è facile non prestare attenzione a ciò che abbiamo nel piatto o in bocca. Quando smettiamo di dare attenzione al cibo, smettiamo di sentire i profumi e i sapori. E’ come se mangiassimo del cartone. Il cartone non dà soddisfazione, quindi cerchiamo di soddisfarci mangiando ancora di più. Anche mangiare di più, però, non ci fa sentire soddisfatti. Spesso mangiamo anche senza avere alcuna fame, come se avessimo paura di restare vuoti o per ricercare una qualche sensazione positiva attraverso il cibo. Siete disposto a sentire il vuoto? La maggior parte di noi probabilmente risponde ‘No’, la gente ama il senso di pienezza, nell’addome così come nella vita, è confortante, Quando cominciano a scoprire la Mindful Eating, molti si accorgono che la sensazione di vuoto tende a far salire la paura. Scoprono che mangiano e bevono tutto il giorno proprio per evitare di sentire il vuoto. Sono prigionieri del desiderio della bocca e dello stomaco di sentirsi pieni. Altri invece rispondono ‘Sì, mi piace sentirmi vuoto’. Altri ancora possono rispondere ‘Non lo so’. Non percepiscono i segnali di fame inviati dallo stomaco o dal corpo. Mangiano in base all’ora oppure in base a quando e quanto mangia il resto del gregge. Sono prigionieri dell’ignoranza.

Quando mangiamo e beviamo in continuazione, il nostro stomaco e tutti gli organi dell’apparato digerente non riposano mai. Quando non ci permettiamo di sentire davvero la fame fisica, il nostro godimento del cibo diminuisce. Pensiamo che mangiando di più godiamo di più, ma non è vero. Quando invece ci permettiamo di provare davvero fame fisiologica e ci prendiamo il tempo di mangiare lentamente e con attenzione e gusto, proviamo la massima gioia e soddisfazione. Rivolgete per un attimo l’attenzione al corpo, ci sono zone che sentite vuote? La sensazione di vuoto che sentite è piacevole, neutra o spiacevole? Sentite sorgere qualche impulso per cambiare la sensazione di vuoto nel corpo? Grazie ad un percorso psicologico possiamo riscoprire e re-imparare a valutare la fame dello stomaco e del corpo, diventando consapevoli delle sensazioni del vuoto e del pieno e di ciò che provocano a livello emotivo. Ricordate che un vuoto nel cuore o nella vita non può essere riempito col cibo…

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MINDFUL EATING E RELAZIONI

MINDFUL EATING E RELAZIONI
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CIBO ED EMOZIONI:

PERCORSO DI MINDFUL EATING

Sabato 11 Maggio 2019, ore 10-12   

IL CIBO E LE RELAZIONI CON GLI ALTRI

L’ incontro, guidato dalla psicoterapeuta Marta Castoldi e dalla nutrizionista Gabriella De Miranda, si terrà a Milano, in via Friuli 50 presso il Centro Temenos. La quota di partecipazione è di 25 euro

(si può effettuare il pagamento la mattina stessa o con bonifico al seguente Iban: IT 67 R 0521 60 1616 0000 0000 1861 intestato a Gabriella De Miranda)

ISCRIZIONE OBBLIGATORIA (entro Giovedì 9 Maggio)

mandando una mail a info@spazioaiuto.it  o un whatsapp al 338 93 83 650   

Ti capita di mangiare in maniera disordinata? Spilucchi tutto il giorno e poi arrivi ai pasti che non hai molto appetito? Alterni momenti in cui ti concedi ogni sfizio a momenti in cui restringi tantissimo, fino a digiunare? L’abbuffata consiste nel consumo eccessivo di alimenti, di ingenti quantità di cibo, che può avvenire in modo occasionale o abituale, dove la persona acquisisce un apporto calorico grandemente superiore a quello di cui ha realmente bisogno. Il consumo di cibo si trasforma in un problema nel momento in cui si manifesta in modo compulsivo, sistematico e diventa una forma di dipendenza da cibo, non una cosa che io controllo ma di cui mi sento schiavo. In genere chi si abbuffa è una persona che vive costantemente o quasi a dieta. Una dinamica tipica vede l’alternarsi di periodi di dieta a periodi di eccessi e abbuffate, da soli o in compagnia. Si possono individuare tre modalità con cui le persone si sottopongono a diete. Primo, posticipare i pasti: accanto al digiuno vi è la tendenza a rimandare i pasti nell’arco della giornata, fino a mangiare solo la sera. Secondo, ridurre al minimo l’apporto calorico, cercando di tenere sotto controllo l’introito calorico quotidiano, con calcoli ossessivi per ogni alimento ingerito. Terzo, evitare alcuni cibi: esiste in chi si abbuffa la tendenza a considerare alcuni alimenti assolutamente “pericolosi”, perché fanno ingrassare o perché in passato averli mangiati ha scatenato l’abbuffata stessa. Spesso si crea una netta separazione tra cibi considerati sani e permessi, che vengono consumati nei momenti di dieta o di restrizione, e cibi spazzatura, ricercati e concessi solo durante le abbuffate o i momenti sociali. In genere chi si abbuffa non lo fa perché spinta dall’impulso della fame, anzi spesso non avverte il senso di fame. Può inoltre ritrovarsi a mangiare da sola, a causa del forte senso di imbarazzo per la eccessive quantità di cibo che si ritrova a consumare. Queste problematiche nei propri comportamenti alimentari rendono spesso difficili le relazioni con gli altri.

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