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ABBUFFATE. CHE FARE?

ABBUFFATE. CHE FARE?
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Se siete arrivati su questa pagina, forse vi sarà capitato di abbuffarvi e vi starete domandando se esistono dei modi per evitare il problema delle abbuffate. Cosa capita? Raccogliete tutte le provviste della dispensa, aprite quell’armadio contenente biscotti, cioccolato, merendine, che solitamente non guardate mai, oppure correte al supermercato e acquistate ogni genere di leccornia che nella vostra alimentazione non trova spazio e non compare mai sulla lista della spesa? Poi ingurgitate ogni cosa nel minor tempo possibile, senza assaporare? Così avete forse la sensazione di calmarvi, di placare ogni sentire. Un grosso vuoto viene riempito a poco a poco fino ad essere colmato. Ciò che avevate dentro, che sia noia, solitudine, rabbia, tristezza e ogni pensiero negativo della giornata, viene soffocato, schiacciato giù in fondo allo stomaco coperto dal cibo. E dopo le abbuffate rimane solo senso di colpa, una furiosa rabbia verso se stessi, per esserci caduti ancora, ‘perché domani sarò gonfia, perché ingrasserò’! Le emozioni che prima sentivate forti e fastidiose dentro al cuore ora sono ammutolite, cancellate, rimane solo vergogna e biasimo auto-riferiti. Spesso è difficile che gli altri se ne accorgano, anche perché le abbuffate accadono quasi sempre in solitudine, lontano da occhi di chiunque, ancora più difficile che ci sia qualcuno che sia in grado di capire e di aiutare. Tutti dopotutto mangiano di più quando sono nervosi, dice la gente, e basta un po’ di buona volontà per smettere. Invece voi vi sentite schiavi del cibo e delle abbuffate, non avete più il controllo, vi crea un forte disagio personale. Perché non riuscite a smettere, pur sapendo che le abbuffate lasceranno solo senso di colpa devastante e magari qualche chilo in più? Forse perché è l’unica maniera che conoscete per far fronte al vostro mondo emotivo e ai vostri problemi, perché in qualche modo incomprensibile vi fa sentire al sicuro, perché è il vostro giubbotto di salvataggio in un mare in tempesta. Esiste però un modo per trovare un altro giubbotto: attraverso un percorso psicologico potrete trovare modalità alternative di salvarvi nel mare in tempesta e capire anche i motivi del perché il mare sia così agitato e tempestoso.

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AUTOSTIMA E GIUDIZI

AUTOSTIMA E GIUDIZI
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Ti trovi spesso ad affrontare giudizi che minano la tua autostima e fanno vacillare la tua sicurezza? Ecco 10 consigli per affrontare i giudizi:

  • I giudizi sono indicativi, dei racconti. I giudizi sono spesso una proiezione delle insicurezze, delle paure e delle preoccupazioni di qualcuno. Come qualcuno ti giudica dice più di LORO di quanto non faccia a proposito di te.
  • Inizia con te stesso: quando noti un’autocritica che si insinua, concediti una leggera spinta mentale e dì: “Oh, c’è di nuovo quel fastidioso critico interiore”. Quindi, segui con una dichiarazione compassionevole “sto bene, proprio così come sono io!”. “Un giorno trascorso a giudicare un altro è un giorno doloroso. Un giorno trascorso a giudicare te stesso è un giorno doloroso.” Buddha
  • Non credere al critico interiore. Ricorda: un pensiero NON è un dato di fatto. Solo perché lo pensi, non significa che devi crederci. Solo perché qualcuno lo dice, non significa che sia un dato di fatto.
  • Comprendi il dolore. Se un commento o un giudizio colpisce un nervo, c’è spesso qualcosa che ha bisogno di essere guarito. Spendi le tue energie per capire perché fa male invece di preoccuparti dei commenti degli altri.
  • Chiamali fuori. Non va bene essere un bullo. “Le tue dichiarazioni sono dolorose. Possiamo parlarne?”
  • Non importa cosa pensano, è cosa pensi di te stesso. Chiediti se stai seguendo i tuoi valori e le tue credenze. Se è così, lascia che sia la fine della storia! Non dare alle persone che non contano davvero la tua energia emotiva o il tuo tempo.
  • Sii curioso, non critico. Invece di esprimere un giudizio (questo è male …) poni domande sulla situazione (mi chiedo perché avrebbe dovuto…).
  • Ricorda il tuo numero di scarpe: nessuno può giudicarti se non cammina con le tue scarpe. Le persone non conoscono l’intera storia: tutti facciamo ipotesi quando non abbiamo tutte le informazioni e riempiamo le lacune con la nostra esperienza/convinzioni.
  • Non meglio o peggio, solo diverso. Spesso ci confrontiamo con gli altri facendo giudizi di valore (buono contro cattivo o migliore contro peggiore). Smetti di usare le categorie tutto o niente. Riconosci e descrivi le differenze, piuttosto che classificarle.
  • Semplicemente ignora. Può essere più facile a dirsi che a farsi, ma spesso è il modo migliore per rispondere a chi odia. “Ignora i fischi, spesso vengono dai posti a sedere economici.” Anonimo

(Fonte: Susan Albers)

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ABBUFFATE E DIETE

ABBUFFATE E DIETE
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Le persone che soffrono di abbuffate possono capire di avere difficoltà a lasciar andare molte cose, non solo soprattutto il loro senso di colpa per gli episodi di fame incontrollata, ma anche l’umore negativo e i pensieri dolorosi che hanno causato la ricerca spasmodica di cibo. Rimanere attaccati a qualcosa che vi infastidisce e vi turba è spesso più dannoso che l’evento stesso che ha in primo luogo originato la vostra rabbia e il vostro malumore. Inoltre, rimuginare cose che comunque non potete cambiare può essere un potente detonatore della fame nervosa e delle abbuffate. Spesso il pensiero automatico che si innesca dopo un episodio di perdita di controllo davanti al cibo è “Tanto ormai…sono una vera idiota…non dimagrirò mai…come ho potuto mangiarlo?”. Niente accende la miccia delle abbuffate più dei giudizi negativi su voi stessi. Consolarvi con il cibo sembra essere la vostra unica ancora di salvezza, soprattutto se siete costantemente a dieta, se avete una lunga storia di restrizione e se non vi concedete mai niente. Quando vi sentite in colpa per le abbuffate, la vostra autocritica vi porta a sensi di vergogna e fallimento, così cercate il cibo per pacificare il vostro stato d’animo, ma poi vi giudicate ancora per aver voluto mangiare ed esserci ricascati un’altra volta, e lo schema si ripete in una spirale senza fine. Il segreto sta nel notare il critico che è in voi, ma senza dargli ascolto. Riconoscetevi un merito ogni volta che vi rendete conto che a parlare è il critico che è in voi e che se affogate i vostri duri giudizi nel cibo non uscirete mai dal problema delle abbuffate. A volte, quando si soffre di alimentazione incontrollata, sembra di non avere niente e nessuno a cui rivolgersi a parte il gelato al supermercato o la pizza dal panettiere. Controllare i propri stati emotivi con il cibo e con le abbuffate è diventato un meccanismo così automatico e radicato che non si riesce ad immaginare una strategia alternativa per stare meglio. Provate allora ad iniziare un percorso psicologico: se siete in terapia, potrete provare a immaginare le parole comprensive, empatiche e incoraggianti che il vostro terapeuta userebbe se foste seduti qui con lui, a parlare del disagio che provate.

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