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ALIMENTAZIONE COMPULSIVA

ALIMENTAZIONE COMPULSIVA
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Che differenza c’è tra una sana e appagante alimentazione e l’alimentazione compulsiva? Che differenza c’è tra fame fisiologica e appetito? La fame serve a dare al tuo corpo il nutrimento di cui hai bisogno, l’appetito è desiderare qualcosa anche se non ne hai bisogno. Alimentarsi significa fornire cibo al nostro organismo, introdurre nel nostro corpo tutti gli alimenti e i macronutrienti di cui abbiamo bisogno per vivere sani e pieni di energia, nutrire il nostro organismo con tutte le sostanze di cui necessita per stare in salute. Il cibo è ciò che contiene questi nutrienti necessari affinché il nostro corpo abbia energie per vivere bene, il cibo non è in sé buono o cattivo, qualsiasi cibo è buono se l’uso che se ne fa è equilibrato, se viene usato come nutrimento e non come modalità per gestire le nostre emozioni e i nostri pensieri. Il cibo può diventare dinamite: la dinamite può essere usata per costruire tunnel o per distruggere, la stessa cosa può fare il cibo se non viene usato con cura e se viene abusato con l’alimentazione compulsiva. Il cibo assolve tante altre funzioni oltre a quella di nutrirci: il cibo calma, distrae, porta l’attenzione altrove, placa, annebbia, seda, ma alla fine non guarisce e non copre nulla! Sarebbe come prendere un Oki quando si ha bisogno di un antibiotico: certo, sul momento può fare passare il dolore, ma se non si va alla radice del problema, la malattia rimane e tornerà a farci star male alla prossima occasione. Che fare allora? Innanzitutto diventare consapevoli delle emozioni e delle sensazioni che cerchiamo di eliminare con l’alimentazione compulsiva, solo se siamo consapevoli delle nostre emozioni e del nostro mondo interiore più profondo possiamo interrompere il circolo vizioso tra cibo e alimentazione compulsiva. E’ necessario ascoltare le voci in azione dentro di sé, provenienti dalle diverse parti di cui siamo fatti (mente, corpo, stomaco e intestino, emozioni) che portano a mangiare in maniera incontrollata e all’alimentazione compulsiva. Utile in questo senso la pratica della Mindful Eating (il prossimo incontro del nostro percorso sarà Sabato 11 Maggio), che aiuta a capire quali parti di sé portano a mangiare e all’alimentazione compulsiva ed emotiva.

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BINGE EATING, AIUTO…

BINGE EATING, AIUTO…
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Forse avete scoperto, googlando o leggendo da qualche parte, che potete soffrire di un problema chiamato binge eating. Magari per molto tempo non vi è parso un problema serio, ma solo fame nervosa, quello scaricare sul cibo che molte persone vivono. Allora perché avete deciso o state pensando di chiedere aiuto? Immagino che vi siate resi conto che questo comportamento vi crea disagio, malessere fisico o psichico, malumore, senso di colpa ricorrente, pensieri negativi e forse anche qualche chilo in più! Quindi avete realizzato che mangiare tanto, placare i vostri stati d’animo col cibo vi fa stare bene al momento, ma non vi farà stare meglio anche dopo…Cosa vi dite quando vi date il permesso per fare casino col cibo? Sia che mangiate poco, salvo poi abbuffarvi perché il corpo vi scarica addosso una dose di fame che faticate a contenere, sia che un’emozione o un vissuto diventi così pesante e intollerabile da spostare la vostra totale attenzione verso il cibo o verso la fissazione sul vostro corpo e sul peso, vi dite sempre qualcosa per darvi il permesso: giustificazioni al vostro mangiare incontrollato, scuse che fanno apparire il binge eating come il male minore, critiche che vi portano a rifugiarvi nel cibo per non soffrire, eccetera. A volte il nostro dialogo interno è molto cattivo, riusciamo a farci prendere a calci dalla nostra mente e questo non fa altro che portarci a mangiare sempre di più, perché siamo infelici e insoddisfatti di noi stessi, perché ci accorgiamo di avere sbagliato e invece di collaborare con noi stessi ci puniamo o gratifichiamo con il cibo.

Da qualche parte abbiamo imparato che qualcosa ci fa stare bene, nel breve periodo, nell’immediato, e non abbiamo badato alla conseguenze, spesso negative, che questo stare bene comporta. Nel caso del binge eating, comporta aumento di peso, disagio con se stessi e col proprio fisico, vergogna e senso di colpa, scarsa autostima e una miriade di frasi negative su cui spesso si continua a rimuginare. Dove avete imparato che il cibo può essere usato come risarcimento emotivo? Ovvero usare il cibo come calmante per non sbottare o litigare, tappo per evitare di parlare, medicina per lenire la mancanza d’amore, antidoto per l’ansia, compagnia in caso di noia. Provate a pensare a quali sono i vostri schemi familiari riferiti al cibo. Come veniva vissuto il cibo nella vostra famiglia? Se pensate di avere un problema di binge eating, potete affrontare queste ed altre domande con un terapeuta!

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CIBO ED EMOZIONI: incontro di Mindful Eating

CIBO ED EMOZIONI: incontro di Mindful Eating
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CIBO ED EMOZIONI
PERCORSO DI MINDFUL EATING
Sabato 9 Febbraio 2019, ore 10-12
Fare pace col cibo: anno nuovo, quali buoni propositi?

L’ incontro, guidato dalla psicoterapeuta Marta Castoldi e dalla nutrizionista Gabriella De Miranda, si terrà a Milano, in via Friuli 50 presso il Centro Temenos.
La quota di partecipazione è di 25 euro (si può effettuare il pagamento la mattina stessa o con bonifico al seguente Iban: IT 67 R 05216 01616 0000 0000 1861 intestato a Gabriella De Miranda)
ISCRIZIONE OBBLIGATORIA (entro Giovedì 7 Febbraio) mandando una mail a info@spazioaiuto.it  o un whatsapp al 338 93 83 650

Nel prossimo incontro di Mindful Eating il tema sarà i buoni propositi per il nuovo anno e i comfort food.

Il mangiare consapevole ci aiuta a coltivare la consapevolezza e a connetterci con la nostra saggezza interiore e la nostra conoscenza esteriore per fare scelte sagge: come possiamo cambiare i nostri schemi di alimentazione usando la presenza consapevole?

Essere in grado di identificare ciò che scatena la fame emotiva e comprendere quello che otteniamo da quel comportamento è la chiave per riprogrammare il cervello per fare scelte alimentari più sane.

Il termine ‘comfort food’ risale almeno al 1966, quando il Palm Beach Post lo usò in una storia: “Gli adulti, quando sono sotto stress emotivo, si rivolgono a ciò che si potrebbe chiamare ‘cibo di conforto’, un cibo associato alla sicurezza dell’infanzia, come l’uovo in camicia della mamma o quella famosa minestra di pollo”. Si suppone che essi siano un ottimo meccanismo di difesa per confortare rapidamente le emozioni negative.

Ci sono due problemi qui. Uno è che abbiamo imparato a mangiare per stare meglio, e due, quando hanno usato il termine “ottimo meccanismo di difesa” non sapevano che mangiare in quel modo poteva effettivamente essere disfunzionale. Sì, i cibi di conforto possono rapidamente lenire i sentimenti negativi. Ma cosa succede dopo? Che cosa ottieni quando mangi quello che vuoi per sentirti meglio, dopo che il picco iniziale si è esaurito? Prestare attenzione a quali gratificazioni otteniamo dal nostro comportamento può aiutarci a cambiare quel comportamento.

Come esseri umani, i nostri cervelli sono programmati per aiutarci a gestire le minacce e preservare la vita. Quando siamo stressati o presi dalle emozioni, il nostro cervello può percepire una minaccia al nostro benessere e può essere che impariamo molto presto a mangiare qualcosa per sentirci meglio. Questo sistema funziona anche quando ci sentiamo bene e vogliamo mantenere viva quella bella sensazione.

Più ripetiamo questi schemi, quando siamo stressati o emotivi, più questi diventano automatici. Hai creato un’abitudine, ed è un loop che non ha fine finché non impari a romperlo. Ma le abitudini possono essere cambiate. Sono un comportamento appreso e possono essere disimparate. Potete uscire fuori dal loop dell’abitudine!

Come prima cosa, puoi imparare a identificare ciò che innesca il tuo mangiare emotivo. Questo richiede una presenza consapevole nei momenti in cui sei preso/a nel comportamento sospetto. In alcuni casi, questa consapevolezza potrebbe arrivare solo dopo aver spolverato un intero sacchetto di patatine. Va bene anche così, qualsiasi consapevolezza è un inizio. Mangiare comfort food e il mangiare emotivo è un’abitudine che può essere cambiata con attenzione consapevole e un percorso terapeutico.  

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